
Rodri e la Spagna riscrivono la corsa al Pallone d’Oro 2026
Il trionfo mondiale della Roja e il premio di miglior giocatore a Rodri rimescolano le gerarchie, mentre Messi e Mbappé restano in scia.
La notte del MetLife Stadium ha consegnato alla Spagna la seconda Coppa del Mondo della sua storia e ha riaperto, con violenza, il dibattito sul Pallone d’Oro. Il colpo di testa di Ferran Torres su cross di Nico Williams, al minuto 107 di una finale tesa e spezzata dall’espulsione di Enzo Fernández, ha spento l’ultimo sogno argentino e ha incoronato Rodri come miglior giocatore del torneo. Il centrocampista del Manchester City, già vincitore del premio nel 2024, non ha segnato né servito assist in tutto il Mondiale, eppure la sua regia silenziosa è stata giudicata imprescindibile dalla giuria tecnica della FIFA, che gli ha preferito persino un Lionel Messi capace di otto gol e quattro passaggi vincenti.
La partita ha raccontato molto di più di un semplice 1-0. La Spagna di Luis de la Fuente ha chiuso la competizione con un solo gol subito, blindata dal giovane Pau Cubarski e da un Unai Simón premiato come miglior portiere. L’Argentina, in inferiorità numerica per oltre metà dei tempi supplementari, ha retto l’urto fino al guizzo di Torres, ma è uscita dal campo con la sensazione di aver sprecato l’ennesima notte magica del suo capitano trentanovenne. Secondo la stampa iberica, il successo collettivo della Roja proietta ora almeno tre nomi nella lista dei favoriti per il Pallone d’Oro: Rodri, Lamine Yamal e Fabián Ruiz, quest’ultimo unico calciatore ad aver vinto nella stessa stagione Champions League e Coppa del Mondo.
Eppure, il panorama resta frammentato. I media francesi sottolineano come né Rodri né Yamal abbiano dominato la scena in modo univoco: il primo ha vissuto un’annata di club segnata dagli infortuni e dall’eliminazione precoce del City in Champions, il secondo, pur avendo trascinato il Barcellona al titolo spagnolo, ha chiuso il Mondiale con un solo gol e una finale in ombra. Da Parigi si fa notare che Kylian Mbappé, capocannoniere del torneo con dieci reti e nuovo primatista storico di gol mondiali, potrebbe pagare una stagione senza trofei con il Real Madrid, mentre Ousmane Dembélé, campione d’Europa in carica, ha visto la Francia fermarsi in semifinale. Gli osservatori sudamericani, dal canto loro, non escludono Messi: le sue cifre e la leadership fino all’ultimo atto potrebbero ancora pesare, anche se il ricordo della finale opaca e l’assenza di visibilità del campionato MLS giocano contro di lui.
La sensazione, condivisa da analisti di mezza Europa, è che la corsa al Pallone d’Oro 2026 sia la più aperta degli ultimi anni. Nessun candidato ha saputo unire in modo schiacciante i tre criteri indicati da France Football: prestazioni individuali decisive, palmarès collettivo e fair play. Harry Kane ha vinto Bundesliga e Coppa di Germania con un bottino di trentasei gol, ma l’Inghilterra è uscita troppo presto. Erling Haaland ha segnato valanghe di reti con il City, ma la Norvegia si è fermata agli ottavi. E Michael Olise, miglior rifinitore del Mondiale con sette assist, è scomparso nel momento clou con la Francia.
La cerimonia di Londra del 26 ottobre scioglierà il nodo. Fino ad allora, il dibattito si nutrirà di confronti e di un precedente storico che aleggia su Madrid e Barcellona: nel 2010, dopo il trionfo spagnolo in Sudafrica, i voti si dispersero tra Xavi e Iniesta, e il Pallone d’Oro andò proprio a Messi. La possibilità che la storia si ripeta, con Rodri e Yamal a dividersi i consensi, è lo scenario che tiene viva la speranza di tutti gli altri pretendenti.
| Stampa latinoamericana | +0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | +0.10 | neutral |
| Stampa africana subsahariana | +0.50 | aligned |
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