
La crisi dei chip di memoria spinge il PlayStation 6 verso i 1.000 dollari
L’impennata della domanda di intelligenza artificiale prosciuga la produzione di DRAM, costringendo i produttori di console e PC a rivedere i listini mentre le cause legali si moltiplicano.
Il prezzo dei componenti di memoria ha subito un’impennata che sta ridisegnando l’intera filiera dell’elettronica di consumo. Sony ha avvertito i propri azionisti che la futura PlayStation 6, attesa non prima della fine del 2027, potrebbe superare la soglia dei 1.000 dollari al dettaglio, quasi il doppio del prezzo di lancio della generazione attuale. Microsoft ha già ritoccato per la terza volta in tredici mesi il listino di Xbox, mentre Apple ha aumentato di centinaia di dollari i suoi Mac e iPad. Dietro questi scatti, vi è una dinamica che gli analisti asiatici hanno ribattezzato «chipflation»: il costo delle memorie DRAM è raddoppiato nel 2025 e ha continuato a salire a ritmi superiori al 40% trimestre su trimestre, con le memorie NAND che hanno registrato l’incremento più forte in un decennio.
Il meccanismo è innescato dalla costruzione accelerata dei data center per l’intelligenza artificiale. I tre grandi produttori mondiali di DRAM – Samsung, SK Hynix e Micron, che insieme controllano circa il 95% del mercato – hanno progressivamente dirottato oltre l’80% della capacità produttiva avanzata verso le memorie ad alta larghezza di banda (HBM) destinate ai server IA, dove i margini sono più elevati. La produzione di chip standard per PC, smartphone e console è stata così compressa, mentre la domanda dei cosiddetti hyperscaler statunitensi – Meta, Google, Amazon – assorbe ormai quasi la metà della DRAM globale, rispetto a un terzo di soli cinque anni fa. A questo si aggiungono colli di bottiglia a monte: condensatori, semiconduttori di potenza e materiali come i laminati ramati stanno entrando in un ciclo di rincari, con il produttore giapponese Murata che ha annunciato aumenti fino al 40% per i componenti destinati ai server IA.
La concentrazione geografica della produzione accentua la vulnerabilità del sistema. Oltre il 60% della capacità manifatturiera di chip è localizzata in Asia, con TSMC di Taiwan che da sola realizza più del 90% dei semiconduttori più avanzati. La Corea del Sud ha appena varato un piano nazionale da 520 miliardi di dollari per nuove fabbriche, mentre Micron ha impegnato 200 miliardi negli Stati Uniti. Tuttavia, secondo le stime degli analisti di Taipei, la nuova capacità produttiva non sarà significativa prima della metà del 2027, e in alcuni casi slitterà al 2028. Nel frattempo, i produttori di PC e smartphone si contendono le scorte residue: gli inventari sono scesi a due-quattro settimane, contro le otto-dodici normali, e i chip per il settore automobilistico hanno subito rincari fino al 180%.
Sul fronte legale, negli Stati Uniti è stata depositata una class action contro Samsung, SK Hynix e Micron con l’accusa di aver manipolato la scarsità di DRAM violando le norme antitrust, un’eco dei procedimenti che negli anni Duemila si chiusero con multe miliardarie. I querelanti parlano di «RAMpocalypse» e sostengono che le aziende abbiano deliberatamente limitato la produzione di memorie standard per favorire i chip per IA. Le società respingono le accuse, attribuendo le decisioni alle sole dinamiche di mercato. Per i consumatori europei, il segnale è chiaro: l’epoca delle console vendute in perdita per recuperare con software e abbonamenti sembra tramontata. Il prossimo indicatore da osservare sarà l’esito dell’istruttoria antitrust e l’effettivo avvio della produzione nei nuovi impianti, con la finestra temporale che si estende ben oltre il 2027.
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Il rincaro storico di PlayStation 6 viene letto come un segnale di debolezza di Sony, che fatica a gestire la supply chain. La Cina, con la sua industria elettronica in espansione, potrebbe trarre vantaggio da questa situazione, offrendo alternative più accessibili.
L'aumento del prezzo di PlayStation 6 viene presentato come un fatto di mercato, con attenzione alle ripercussioni sui consumatori. Il tono è neutrale, descrivendo la dinamica tra domanda, offerta e costi di produzione senza schierarsi.
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