
Costa d’Avorio nella storia, Fae accusa Schweinsteiger: «Parole razziste»
Dopo la prima qualificazione agli ottavi, il ct ivoriano contesta le frasi dell’ex campione tedesco, che aveva definito il gioco africano «selvaggio» e «poco tattico».
Con una doppietta di Nicolas Pépé e un 2-0 sul Curaçao, la Costa d’Avorio ha staccato per la prima volta il biglietto per la fase a eliminazione diretta di un Mondiale. Seconda nel Gruppo E alle spalle della Germania, la squadra di Emerse Fae ha ribaltato il pronostico che la vedeva ai margini, centrando un traguardo atteso da tre partecipazioni. Eppure, nella notte di Filadelfia, la festa si è subito intrecciata con una polemica che ha scavalcato i confini del rettangolo verde.
Pochi giorni prima, in veste di commentatore per l’emittente tedesca ARD, Bastian Schweinsteiger aveva descritto lo stile degli ivoriani come «un po’ di calcio africano, un po’ poco ortodosso, un po’ selvaggio, forse anche non così condizionato dalla tattica». Parole che, secondo Fae, riportano a galla stereotipi logori. «Quando sento parlare così uno che conosce il calcio come lui, è strano», ha dichiarato il tecnico. «Se vogliamo chiamare le cose con il loro nome, potremmo definirlo razzismo». Fae, che da giocatore ammirava Schweinsteiger al punto da essere soprannominato “Bastian” da un amico, ha poi aggiunto: «Spero sia stata solo un’uscita infelice, non il riflesso di ciò che pensa davvero».
La reazione del ct ivoriano non è isolata. Negli ambienti giornalistici tedeschi, le frasi dell’ex centrocampista del Bayern sono state lette come la riproposizione di un immaginario coloniale che associa l’Africa all’istinto e nega la dimensione tecnico-tattica. Commentatori come Patrick Schnitzler hanno parlato di «pregiudizi razzisti inconsapevolmente tramandati», mentre su Der Spiegel si è sottolineato il retaggio storico di simili caratterizzazioni. Jürgen Klopp, interpellato a New York, ha preferito non entrare nel merito: «È un argomento serio, non so cosa sia appropriato dire. Per gli africani è una cosa, per altri un’altra, e io non sono qui per questo».
Fae ha scelto la via del campo per ribaltare la narrazione. «Tutto ciò che posso mostrare è che le squadre africane non sono solo fisiche: siamo tecniche e tattiche», ha ribadito, lasciando intendere che Schweinsteiger, «stella mondiale un po’ dimenticata», potrebbe aver cercato visibilità. L’ex campione del mondo 2014 non ha finora replicato pubblicamente.
La Costa d’Avorio affronterà ora Francia o Norvegia il 30 giugno ad Arlington, Texas, in un ottavo di finale che rappresenta già un capitolo inedito. Qualunque sia l’avversario, gli “Elefanti” porteranno in dote non solo la forza atletica, ma la consapevolezza di aver smontato, almeno in parte, un luogo comune duro a morire.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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L'allenatore della Costa d'Avorio ha espresso profonda delusione per le osservazioni del commentatore tedesco, suggerendo che potrebbero essere considerate razziste. Le dichiarazioni, che descrivevano il calcio africano come selvaggio e tatticamente ingenuo, sono viste come il riflesso di stereotipi persistenti. La storica qualificazione della squadra agli ottavi contrasta nettamente con queste rappresentazioni riduttive.
Uno scandalo è scoppiato ai Mondiali dopo che l'allenatore della Costa d'Avorio ha accusato direttamente di razzismo il commentatore tedesco. La descrizione del calcio africano come 'selvaggio' e 'poco ortodosso' da parte dell'ex giocatore ha suscitato immediata indignazione. La polemica ha messo in ombra lo storico traguardo della squadra, qualificatasi per la prima volta agli ottavi.
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