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Scienza e Salutegiovedì 2 luglio 2026

La corsa allo spazio tra minacce al cielo notturno e nuovi orizzonti planetari

Uno studio dell'ESO fissa a 100.000 il limite di satelliti per salvare l'astronomia da terra, mentre il James Webb svela un pianeta sopravvissuto alla sua stella e la NASA getta le basi per un avamposto lunare.

La moltiplicazione dei satelliti in orbita terrestre rischia di compromettere in modo irreversibile la qualità del cielo notturno. Una ricerca condotta dall'Osservatorio Europeo Australe (ESO) e pubblicata su Astronomy & Astrophysics calcola per la prima volta l'impatto delle mega-costellazioni sulla luminosità di fondo: con oltre 1,7 milioni di veicoli previsti dai soli progetti già depositati – dai centri dati orbitali di SpaceX ai satelliti a specchio di Reflect Orbital – le osservazioni da terra subirebbero perdite di campo fino al 28% e le scie luminose saturerebbero i rivelatori dei grandi telescopi. Lo studio, basato su simulazioni e dati raccolti presso il Very Large Telescope in Cile, indica in 100.000 unità la soglia massima tollerabile, a patto che i satelliti restino al di sotto della magnitudine 7, invisibili a occhio nudo anche da cieli bui.

Il meccanismo dell’inquinamento luminoso orbitale è duplice: i satelliti illuminati dal Sole, specialmente nelle ore crepuscolari, lasciano strisce che cancellano galassie deboli ed esopianeti, mentre i modelli riflettenti come quelli della start-up californiana Reflect Orbital – pensati per inviare fasci di luce solare sulla Terra di notte – apparirebbero brillanti come Venere anche fuori dal fascio diretto, trasformando il cielo del deserto di Atacama in un paesaggio da periferia urbana. L’ESO, insieme alla Royal Astronomical Society britannica e all’Unione Astronomica Internazionale, ha trasmesso le proprie conclusioni alla Commissione federale per le comunicazioni statunitense (FCC), a cui spetta ora valutare le richieste di licenza di SpaceX e Reflect Orbital.

Mentre l’astronomia da terra cerca di difendere il proprio campo visivo, lo spazio profondo continua a offrire sorprese. Un team dell’Università scozzese di St Andrews, in uno studio su Nature, ha analizzato con il telescopio spaziale James Webb l’atmosfera del pianeta WD 1856 b, un gigante gassoso delle dimensioni di Giove che orbita attorno a una nana bianca a 80 anni luce dalla Terra. Le osservazioni spettroscopiche hanno rivelato metano e aerosol, ma soprattutto una temperatura atmosferica di 390-412 kelvin, più del doppio di quanto atteso dalla sola radiazione stellare. Questo calore residuo suggerisce che il pianeta non sia stato inghiottito durante la fase di gigante rossa, ma abbia migrato verso l’interno miliardi di anni dopo la morte della stella, sospinto dalle perturbazioni gravitazionali di due compagne stellari. È la prima prova diretta che pianeti gassosi possono sopravvivere alla fine della loro stella e riposizionarsi in orbite strette, ridisegnando le teorie sul destino dei sistemi planetari.

Sul fronte dell’esplorazione umana, gli Stati Uniti accelerano verso un insediamento lunare permanente. La NASA ha assegnato contratti per 590 milioni di dollari a tre aziende – Astrobotic, Firefly e Intuitive Machines – per quattro missioni di trasporto strumenti e cargo sulla superficie selenica entro il 2028, prima fase di un programma da 30 miliardi di dollari complessivi. L’obiettivo è costruire un avamposto semi-permanente al polo sud lunare, dove si ritiene esistano riserve di ghiaccio d’acqua convertibile in carburante. L’iniziativa, parte del programma Artemis, si inserisce nella competizione con la Cina per la presenza stabile oltre l’orbita bassa, mentre restano aperti nodi tecnologici come la definizione di un fuso orario lunare e l’affidabilità dei lanciatori, dopo l’esplosione a terra del razzo New Glenn di Blue Origin lo scorso maggio.

Il prossimo passaggio concreto per la regolamentazione dei cieli notturni è atteso dalla FCC, che dovrà pronunciarsi sulle domande di SpaceX e Reflect Orbital; per la ricerca planetaria, ulteriori transiti di WD 1856 b permetteranno di affinare la composizione chimica della sua atmosfera; per la base lunare, la scadenza del 2028 per la Fase 1 rappresenta il primo banco di prova della capacità industriale americana di sostenere una presenza umana stabile fuori dalla Terra.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Un nuovo studio avverte che la corsa commerciale a riempire l'orbita terrestre bassa con un massimo di 1,7 milioni di satelliti potrebbe avere conseguenze devastanti per l'astronomia. Il cielo notturno diventerebbe più luminoso e i telescopi perderebbero ampie porzioni delle loro immagini a causa delle scie dei satelliti. I ricercatori sollecitano un limite globale di 100.000 satelliti per preservare la nostra capacità di studiare l'universo.

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La NASA si sta muovendo per costruire una base permanente sulla Luna, sostenuta da un budget di 30 miliardi di dollari, mentre gli Stati Uniti cercano di mantenere la propria leadership nello spazio in un'aspra competizione con la Cina. Sono già stati assegnati contratti iniziali a imprese private per la consegna di strumenti scientifici e tecnologia. L'avamposto lunare è presentato come una risorsa strategica nella nuova corsa allo spazio.

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La corsa allo spazio tra minacce al cielo notturno e nuovi orizzonti planetari

Uno studio dell'ESO fissa a 100.000 il limite di satelliti per salvare l'astronomia da terra, mentre il James Webb svela un pianeta sopravvissuto alla sua stella e la NASA getta le basi per un avamposto lunare.

La moltiplicazione dei satelliti in orbita terrestre rischia di compromettere in modo irreversibile la qualità del cielo notturno. Una ricerca condotta dall'Osservatorio Europeo Australe (ESO) e pubblicata su Astronomy & Astrophysics calcola per la prima volta l'impatto delle mega-costellazioni sulla luminosità di fondo: con oltre 1,7 milioni di veicoli previsti dai soli progetti già depositati – dai centri dati orbitali di SpaceX ai satelliti a specchio di Reflect Orbital – le osservazioni da terra subirebbero perdite di campo fino al 28% e le scie luminose saturerebbero i rivelatori dei grandi telescopi. Lo studio, basato su simulazioni e dati raccolti presso il Very Large Telescope in Cile, indica in 100.000 unità la soglia massima tollerabile, a patto che i satelliti restino al di sotto della magnitudine 7, invisibili a occhio nudo anche da cieli bui.

Il meccanismo dell’inquinamento luminoso orbitale è duplice: i satelliti illuminati dal Sole, specialmente nelle ore crepuscolari, lasciano strisce che cancellano galassie deboli ed esopianeti, mentre i modelli riflettenti come quelli della start-up californiana Reflect Orbital – pensati per inviare fasci di luce solare sulla Terra di notte – apparirebbero brillanti come Venere anche fuori dal fascio diretto, trasformando il cielo del deserto di Atacama in un paesaggio da periferia urbana. L’ESO, insieme alla Royal Astronomical Society britannica e all’Unione Astronomica Internazionale, ha trasmesso le proprie conclusioni alla Commissione federale per le comunicazioni statunitense (FCC), a cui spetta ora valutare le richieste di licenza di SpaceX e Reflect Orbital.

Mentre l’astronomia da terra cerca di difendere il proprio campo visivo, lo spazio profondo continua a offrire sorprese. Un team dell’Università scozzese di St Andrews, in uno studio su Nature, ha analizzato con il telescopio spaziale James Webb l’atmosfera del pianeta WD 1856 b, un gigante gassoso delle dimensioni di Giove che orbita attorno a una nana bianca a 80 anni luce dalla Terra. Le osservazioni spettroscopiche hanno rivelato metano e aerosol, ma soprattutto una temperatura atmosferica di 390-412 kelvin, più del doppio di quanto atteso dalla sola radiazione stellare. Questo calore residuo suggerisce che il pianeta non sia stato inghiottito durante la fase di gigante rossa, ma abbia migrato verso l’interno miliardi di anni dopo la morte della stella, sospinto dalle perturbazioni gravitazionali di due compagne stellari. È la prima prova diretta che pianeti gassosi possono sopravvivere alla fine della loro stella e riposizionarsi in orbite strette, ridisegnando le teorie sul destino dei sistemi planetari.

Sul fronte dell’esplorazione umana, gli Stati Uniti accelerano verso un insediamento lunare permanente. La NASA ha assegnato contratti per 590 milioni di dollari a tre aziende – Astrobotic, Firefly e Intuitive Machines – per quattro missioni di trasporto strumenti e cargo sulla superficie selenica entro il 2028, prima fase di un programma da 30 miliardi di dollari complessivi. L’obiettivo è costruire un avamposto semi-permanente al polo sud lunare, dove si ritiene esistano riserve di ghiaccio d’acqua convertibile in carburante. L’iniziativa, parte del programma Artemis, si inserisce nella competizione con la Cina per la presenza stabile oltre l’orbita bassa, mentre restano aperti nodi tecnologici come la definizione di un fuso orario lunare e l’affidabilità dei lanciatori, dopo l’esplosione a terra del razzo New Glenn di Blue Origin lo scorso maggio.

Il prossimo passaggio concreto per la regolamentazione dei cieli notturni è atteso dalla FCC, che dovrà pronunciarsi sulle domande di SpaceX e Reflect Orbital; per la ricerca planetaria, ulteriori transiti di WD 1856 b permetteranno di affinare la composizione chimica della sua atmosfera; per la base lunare, la scadenza del 2028 per la Fase 1 rappresenta il primo banco di prova della capacità industriale americana di sostenere una presenza umana stabile fuori dalla Terra.

Divergenza delle fonti

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67%Alta

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

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Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Un nuovo studio avverte che la corsa commerciale a riempire l'orbita terrestre bassa con un massimo di 1,7 milioni di satelliti potrebbe avere conseguenze devastanti per l'astronomia. Il cielo notturno diventerebbe più luminoso e i telescopi perderebbero ampie porzioni delle loro immagini a causa delle scie dei satelliti. I ricercatori sollecitano un limite globale di 100.000 satelliti per preservare la nostra capacità di studiare l'universo.

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La NASA si sta muovendo per costruire una base permanente sulla Luna, sostenuta da un budget di 30 miliardi di dollari, mentre gli Stati Uniti cercano di mantenere la propria leadership nello spazio in un'aspra competizione con la Cina. Sono già stati assegnati contratti iniziali a imprese private per la consegna di strumenti scientifici e tecnologia. L'avamposto lunare è presentato come una risorsa strategica nella nuova corsa allo spazio.

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