
La confessione di Bella Hadid riaccende i riflettori sulla malattia di Lyme
La top model racconta su Instagram l’ultimo grave episodio della patologia trasmessa da zecche, riportando al centro del dibattito una condizione cronica spesso sotto-diagnosticata.
Un nuovo, severo riacutizzarsi della malattia di Lyme ha spinto Bella Hadid a condividere con i suoi 59 milioni di follower su Instagram la realtà quotidiana di chi convive con un’infezione batterica cronica. La modella ventinovenne, diagnosticata nel 2013, ha descritto sintomi che vanno dalla stanchezza estrema – «undici ore di sonno e ancora niente aiuta» – alla confusione mentale, fino a dettagli minimi ma rivelatori: «Fare la doccia senza svenire è un vero traguardo». La testimonianza, raccolta e rilanciata da testate internazionali, ha generato un’ondata di attenzione pubblica su una patologia che, secondo i Centers for Disease Control and Prevention statunitensi, viene trasmessa dal morso di zecche infette dal batterio Borrelia e può provocare danni neurologici e articolari se non trattata precocemente.
La malattia di Lyme, endemica in aree boschive del Nord America e dell’Europa centrale, resta di difficile inquadramento clinico perché i sintomi iniziali – febbre, dolori muscolari, eritema migrante – si sovrappongono a quelli di altre condizioni comuni. Specialisti europei sottolineano come il ritardo diagnostico sia frequente anche in Italia, dove la patologia è presente in particolare nelle regioni alpine e prealpine, ma spesso confusa con artriti o sindromi post-virali. Hadid stessa ha raccontato di aver seguito «ogni protocollo di ogni medico» senza ottenere sollievo, un’esperienza che, a suo dire, alimenta un senso di isolamento e depressione profonda.
La vicenda della modella si inserisce in un più ampio fenomeno di celebrità che utilizzano i social media per rompere il silenzio su malattie croniche. Nelle stesse ore, l’attrice egiziana Hiba Magdy ha pubblicato una foto dal volto stanco e gonfio annunciando di affrontare «la malattia e la cura più difficili», senza fornire dettagli ma scatenando una mobilitazione di colleghi e fan. In Nigeria, l’attrice Ini Dima-Okojie ha condiviso la sua gravidanza portata a termine nonostante la presenza di fibromi multipli, definendo il percorso «una storia per un altro giorno». In tutti i casi, la reazione del pubblico mostra come la narrazione in prima persona possa trasformare la percezione di condizioni spesso invisibili.
La visibilità offerta da Hadid ripropone la necessità di una maggiore formazione dei medici di base e di campagne di prevenzione, soprattutto in un’epoca in cui i cambiamenti climatici stanno ampliando l’habitat delle zecche anche a latitudini prima considerate a basso rischio. Le associazioni di pazienti in Europa e Nord America auspicano che l’attenzione mediatica si traduca in un incremento delle diagnosi precoci e in un accesso più equo alle terapie. Nel frattempo, la modella ha promesso di continuare a documentare il suo percorso, ricordando che «ogni giorno è un nuovo giorno» e che la sua lotta dura ormai da quindici anni.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La stampa tedesca descrive la lotta quotidiana di Bella Hadid contro la borreliosi di Lyme come un calvario estremo, in cui persino fare la doccia senza svenire è considerato un traguardo. La narrazione insiste sulla gravità dei sintomi e sull'impatto emotivo, dipingendo la modella come vittima di una malattia invisibile che le ruba la normalità. L'apertura della celebrità viene accolta con allarme e compassione.
La stampa nigeriana anglofona trasforma la gravidanza dell'attrice Ini Dima-Okojie, portata avanti nonostante numerosi fibromi, in un racconto di trionfo e gratitudine. La narrazione celebra il percorso come un'esperienza magica, sottolineando la fede e la resilienza della neo-mamma. La malattia cronica diventa lo sfondo di una vittoria personale, non un motivo di allarme.
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