
Washington rivede i prestiti agli studenti, Canberra lega i fondi alla lotta all’antisemitismo
Un giudice federale blocca i limiti ai prestiti per infermieri e fisioterapisti, mentre l’Australia introduce standard vincolanti per le università e un hub contro l’odio antisemita.
Un giudice federale di Washington ha sospeso parte della riforma dei prestiti studenteschi voluta dall’amministrazione Trump, ripristinando temporaneamente tetti più alti per i laureati in infermieristica, fisioterapia e altre discipline sanitarie. Il Dipartimento dell’Istruzione, pur dichiarandosi in disaccordo con l’ordinanza, ha pubblicato una norma correttiva che allarga l’elenco dei corsi considerati «professionali» a ventinove programmi specifici, tra cui il dottorato in pratica infermieristica e la specializzazione in anestesia. Secondo fonti dell’amministrazione, la definizione originaria – che escludeva quelle discipline ma includeva teologia e psicologia clinica – risaliva a criteri tecnici degli anni Sessanta e non intendeva esprimere un giudizio di valore. La sospensione resta in vigore durante il contenzioso, mentre resta pendente un’altra causa promossa da Stati a guida democratica contro i massimali di 100.000 e 200.000 dollari introdotti dalla riforma fiscale del 2025.
In parallelo, il Dipartimento dell’Istruzione ha finalizzato il sistema STATS, che dal 2027 subordinerà l’accesso ai prestiti federali diretti alla capacità dei laureati di superare la retribuzione media di un diplomato (per i corsi triennali) o di un laureato di primo livello (per i percorsi magistrali). Dopo due anni consecutivi di mancato rispetto della soglia, il programma perde l’idoneità; dopo tre anni, l’intera istituzione rischia di vedersi revocare i fondi del Titolo IV, comprese le borse Pell. L’iniziativa, secondo l’esecutivo statunitense, mira a contenere il debito studentesco e a responsabilizzare gli atenei sul rendimento occupazionale dei propri iscritti.
Sul fronte australiano, il governo federale ha annunciato che dal 15 luglio le università dovranno dimostrare di adottare misure concrete contro l’antisemitismo e altre forme di razzismo per mantenere l’accreditamento e i finanziamenti. La decisione recepisce le indicazioni della task force istituita dopo l’attentato di Bondi e si accompagna al varo di un hub per la coesione sociale, finanziato con sei milioni di dollari in cinque anni, che mette a disposizione degli insegnanti materiali didattici sulla Shoah, sui discorsi d’odio e sui pregiudizi inconsci. Il ministro dell’Istruzione Jason Clare ha inoltre annunciato una revisione mirata del curriculum nazionale, affidata all’Autorità per la valutazione e la rendicontazione, con l’obiettivo di rafforzare la comprensione dei «valori australiani». I Verdi hanno criticato la distribuzione delle risorse, denunciando una «gerarchia del razzismo» che dedicherebbe ventiquattro moduli all’antisemitismo e solo due all’islamofobia.
Le due vicende si inseriscono in un più ampio riorientamento del rapporto tra Stato e istruzione superiore nelle democrazie anglosassoni. Negli Stati Uniti, il presidente Trump ha ripetutamente congelato fondi federali alle università in relazione alle proteste pro-Palestina, accusate di antisemitismo, e ha ridimensionato il Dipartimento dell’Istruzione trasferendone funzioni ad altre agenzie. In Australia, il governo laburista ha presentato un disegno di legge che introduce tetti rigidi alle immatricolazioni domestiche e affida a una nuova commissione terziaria la negoziazione dei contingenti, con l’obiettivo dichiarato di frenare la competizione tra atenei e di indirizzare gli studenti verso sedi regionali e periferiche. L’opposizione conservatrice ha parlato di un modello da «repubbliche socialiste», mentre l’ex ministro Bill Shorten, oggi rettore dell’Università di Canberra, ha difeso la riforma come necessaria per formare infermieri e insegnanti vicino alle comunità che ne hanno bisogno. Il voto parlamentare sul pacchetto australiano è atteso nelle prossime settimane, mentre negli Stati Uniti il Dipartimento dell’Istruzione ha fatto sapere che la norma correttiva potrebbe essere modificata con l’evolversi del contenzioso.
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Negli Stati Uniti un giudice federale ha bloccato parte di una norma dell'era Trump che limitava i prestiti studenteschi per infermieristica e altre professioni sanitarie, ripristinando massimali più alti. In Australia il governo propone di fissare tetti alle iscrizioni negli atenei più richiesti e di dirottare gli studenti verso campus regionali, con l'obiettivo di raddoppiare i laureati e ridurre la pressione sulle grandi università. Le riforme legano i finanziamenti al reddito futuro dei laureati e cercano di allineare la formazione alle esigenze locali.
L'amministrazione Trump sta finalizzando una norma che vincola l'accesso ai prestiti studenteschi federali per le università al potenziale di reddito dei loro laureati. I corsi dovranno dimostrare che i diplomati guadagnano più di chi ha un livello di istruzione inferiore, pena la perdita dell'idoneità ai finanziamenti. L'iniziativa rientra in una più ampia pressione per responsabilizzare l'istruzione superiore sui risultati economici.
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