
L’usato che non c’è: il paradosso globale dell’auto di seconda mano
In Indonesia l’offerta di veicoli usati crolla del 24%, ma la domanda tiene: i prezzi si stabilizzano e i compratori migrano verso modelli sotto i 200 milioni di rupiah, mentre in Europa le elettriche perdono oltre il 60% in cinque anni.
Il mercato globale dell’usato sta vivendo una fase di contrazione dell’offerta che ne sta ridisegnando le gerarchie. In Indonesia, piattaforme come OLXmobbi registrano un crollo del 24% delle inserzioni di auto di seconda mano nei primi cinque mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre la domanda è scesa soltanto del 6%. Il disallineamento ha prodotto un effetto immediato: i prezzi delle vetture usate sono diventati più stabili, invertendo la tendenza al deprezzamento accelerato che aveva caratterizzato il 2025. La forbice tra stock e richieste è particolarmente visibile nella fascia sotto i 200 milioni di rupiah (circa 11.500 euro), dove un singolo annuncio può attrarre fino a undici potenziali acquirenti.
Dietro la stretta sull’offerta agiscono fattori strutturali. Secondo gli analisti del Sud-est asiatico, il miglioramento della qualità del credito nel settore del finanziamento auto ha ridotto i pignoramenti, prosciugando il canale delle vetture recuperate da debitori insolventi. Al tempo stesso, l’allungamento delle durate dei prestiti – da tre-quattro anni a quattro-cinque anni – trattiene i proprietari più a lungo prima della sostituzione. A ciò si somma l’onda lunga della pandemia: le basse vendite di auto nuove nel 2020-2021 si traducono oggi in un minor numero di vetture che entrano nel circuito dell’usato dopo il tipico ciclo di tre-cinque anni. In Iran, il paradosso è diverso: le vetture di produzione nazionale superano gli standard Euro 6 ma restano assetate di carburante, perché le limitazioni tecnologiche e la ridotta cooperazione internazionale impediscono di aggiornare i propulsori con la stessa rapidità dei costruttori globali.
Il fattore tecnologico incide in modo asimmetrico sulla tenuta del valore. In Francia, uno studio di carVertical su modelli del 2020 mostra che le elettriche pure perdono in media oltre il 60% in cinque anni: la Renault Zoé cede il 62,8%, la Nissan Leaf il 62,2%, mentre ibride come la Hyundai Ioniq si fermano al 53,9%. In America Latina, i dati di iSeeCars confermano un divario ancora più netto: le elettriche si svalutano del 57,2% in un lustro, contro il 35,4% delle ibride. In questo scenario, i marchi cinesi con motorizzazioni termiche scontano un’ulteriore penalizzazione. In Indonesia, modelli come la Wuling Cortez subiscono un deprezzamento del 20-30% superiore rispetto a equivalenti giapponesi come la Toyota Innova, a causa di una storia di affidabilità ancora troppo breve per rassicurare il mercato. In Argentina, dove le immatricolazioni di ibride sono cresciute del 314% nei primi cinque mesi del 2026, il timore per il valore residuo delle cinesi è alimentato proprio dalla rapidità dell’innovazione tecnologica, che rischia di invecchiare precocemente le batterie e i sistemi di bordo.
Le piattaforme digitali stanno reagendo a questa geografia frastagliata. OLX ha appena lanciato in Indonesia una sottocategoria per le auto nuove, integrando in un’unica esperienza la ricerca di nuovo e usato, e si presenta come partner ufficiale per le permute al salone GIIAS 2026 in programma dal 30 luglio al 9 agosto. La mossa riflette un consumatore sempre più fluido, che nel 66% dei casi valuta simultaneamente entrambe le opzioni. Il prossimo indicatore da osservare sarà l’andamento delle vendite durante il salone di Giacarta, primo banco di prova per capire se l’integrazione tra canali riuscirà a compensare la cronica scarsità di prodotto usato.
| Stampa iraniana e affini | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
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