
L’Unesco dichiara Tiro patrimonio in pericolo: i raid israeliani minacciano l’antica città fenicia
La decisione, presa su richiesta di Beirut durante la 48esima sessione a Busan, accende i riflettori sui danni subiti dal sito romano e sulle violazioni del diritto internazionale.
L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (UNESCO) ha iscritto martedì 22 luglio 2026 l’antica città fenicia di Tiro, nel Libano meridionale, nella lista del Patrimonio mondiale in pericolo. La decisione, adottata durante la 48esima sessione del Comitato del patrimonio mondiale in corso a Busan, in Corea del Sud, fa seguito ai danni diretti e indiretti provocati dai bombardamenti israeliani che da mesi colpiscono l’area, nel quadro del conflitto tra Israele e Hezbollah. L’iscrizione comporta un monitoraggio rafforzato da parte dell’agenzia ONU e l’attivazione di meccanismi di assistenza internazionale per la conservazione del sito, che dal 1984 figurava tra i beni tutelati per il suo eccezionale valore universale.
La richiesta di inserimento nella lista di pericolo è stata presentata dal governo libanese, come ha tenuto a precisare la stessa UNESCO. Il ministro della Cultura Ghassan Salamé ha espresso gratitudine al Comitato, sottolineando che la misura «concentrerà l’attenzione dell’UNESCO e degli Stati membri su un sito di grandissima importanza storica, in una regione che sta vivendo conflitti tali da poterlo danneggiare». Salamé ha inoltre accusato Israele di non rispettare la Convenzione dell’Aia del 1954 sulla protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato e di ignorare deliberatamente l’emblema dello «scudo blu», il simbolo internazionalmente riconosciuto che segnala i siti culturali protetti. Da parte israeliana, al momento non sono stati diffusi commenti ufficiali sulla decisione dell’UNESCO.
Tiro, fondata circa 4.700 anni fa e situata a una ventina di chilometri dal confine israeliano, ospita due aree archeologiche protette, tra cui l’ippodromo romano del II secolo e un arco trionfale. Secondo quanto confermato dall’UNESCO e dal ministero della Cultura libanese, uno dei due siti è stato colpito direttamente, dapprima ai primi di marzo e poi con un raid a giugno che ha aggravato i danni. Il conflitto, innescato secondo la narrazione diffusa da Teheran dall’uccisione della Guida suprema iraniana in un’operazione congiunta di Stati Uniti e Israele, ha visto Hezbollah lanciare razzi verso il nord di Israele, provocando una massiccia risposta militare israeliana con bombardamenti aerei e un’invasione di terra che, secondo stime delle Nazioni Unite, ha causato oltre 3.600 vittime. La maggior parte degli abitanti di Tiro ha abbandonato la città in seguito agli ordini di evacuazione emessi dall’esercito israeliano, che hanno interessato anche quartieri adiacenti alle zone archeologiche.
Sul piano del diritto internazionale, la vicenda ripropone il nodo della tutela del patrimonio culturale nei teatri di guerra. A Bruxelles e in altre capitali europee, l’iscrizione di Tiro nella lista di pericolo viene letta come un segnale politico oltre che tecnico: da un lato si richiama l’attenzione sulla vulnerabilità di un sito che fu fenicio, persiano, ellenistico, romano, bizantino e ottomano; dall’altro si solleva la questione del rispetto delle convenzioni internazionali da parte di Israele, già oggetto di critiche da parte di organizzazioni non governative e di alcuni Stati membri dell’UNESCO. Per l’Italia, che condivide con il Libano un patrimonio archeologico di matrice mediterranea e che siede nel Comitato del patrimonio mondiale, la protezione di Tiro rappresenta un dossier di particolare sensibilità diplomatica e culturale.
La 48esima sessione del Comitato proseguirà nei prossimi giorni a Busan con l’esame di altri siti a rischio. L’inserimento di Tiro nella lista di pericolo non comporta sanzioni, ma attiva un meccanismo di sorveglianza rafforzata e può facilitare l’accesso a fondi internazionali per interventi di messa in sicurezza. Resta da vedere se la decisione influenzerà i negoziati in corso per un cessate il fuoco: il presidente del Parlamento libanese Nabih Berri, in dichiarazioni riportate dalla stampa araba, ha subordinato ogni valutazione positiva del vertice tra il presidente Aoun e l’ex presidente Trump alla concreta attuazione del cessate il fuoco e al ritiro delle truppe israeliane, obiettivi che al momento non sono stati raggiunti.
| Stampa russa e CSI | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.90 | critical |
L'UNESCO registra la preoccupazione per i danni israeliani a Tiro, inquadrando gli attacchi come una minaccia al patrimonio senza accusare direttamente Israele.
Il rapporto si basa sulla dichiarazione ufficiale dell'UNESCO ed evita di nominare esplicitamente il responsabile, utilizzando costruzioni passive come 'il sito è stato danneggiato' e 'attacchi dell'esercito israeliano' per depoliticizzare l'evento.
Viene omessa la dura condanna del ministro libanese contro 'l'aggressione sionista' e qualsiasi contesto del ruolo di Hezbollah nelle ostilità.
L'UNESCO aggiunge Tiro alla lista dei pericoli, notando i bombardamenti ma evitando qualsiasi giudizio sulle parti coinvolte, trattando il conflitto come una minaccia generica al patrimonio.
L'inquadramento utilizza un linguaggio neutro come 'bombardata da Israele' ma senza valutazione morale, e si sposta rapidamente sulla descrizione storica di Tiro, normalizzando l'evento come un inserimento di routine.
Viene omessa qualsiasi menzione della richiesta del governo libanese per l'inserimento e le implicazioni politiche della campagna militare israeliana nel sud del Libano.
Il ministro della Cultura libanese ringrazia l'UNESCO per aver inserito Tiro come sito in pericolo a causa dell''aggressione sionista', chiedendo protezione globale e inquadrando il danno come parte di un attacco deliberato israeliano al patrimonio libanese.
La narrazione amplifica la prospettiva della vittima citando l'uso dell''aggressione sionista' da parte del ministro e sottolineando la minaccia immediata al sito, omettendo qualsiasi riferimento alle azioni militari di Hezbollah che hanno provocato le rappresaglie israeliane.
Viene omessa qualsiasi menzione che l'inserimento è stato richiesto dallo stesso Libano, così come il contesto degli attacchi missilistici di Hezbollah che hanno portato alla rappresaglia israeliana; il conflitto è presentato come un'aggressione israeliana unilaterale.
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