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Crimea in stato d’emergenza dopo i raid ucraini: la nuova fase della guerra dei droni

La penisola occupata affronta carenze di carburante e blackout mentre Kiev lancia 660 droni in una notte, il più grande attacco dall’inizio del conflitto, e annuncia un’operazione di 40 giorni per forzare Mosca al negoziato.

Le autorità insediate da Mosca in Crimea hanno dichiarato lo stato d’emergenza regionale venerdì, dopo giorni di attacchi ucraini che hanno messo in ginocchio la logistica energetica della penisola occupata. Nella stessa notte, il ministero della Difesa russo ha riferito di aver abbattuto 660 droni ucraini su dodici regioni, inclusa la capitale e il Mar Nero: si tratta del più massiccio attacco aereo dall’inizio dell’invasione su larga scala, superando il precedente picco di 556 velivoli senza pilota registrato a maggio. La carenza di carburante ha costretto alla sospensione delle vendite ai privati, mentre i blackout elettrici si susseguono in diverse aree, compresa Sebastopoli, base della Flotta del Mar Nero.

L’offensiva ucraina si inquadra in una «operazione di influenza strategica» di quaranta giorni annunciata dal presidente Volodymyr Zelensky e affidata ai servizi di sicurezza (SBU), con l’obiettivo dichiarato di «costringere la Russia a porre fine alla guerra». Secondo fonti dell’intelligence di Kiev, i droni hanno colpito due navi militari e sistemi radar a Kerč, oltre a infrastrutture critiche come l’impianto chimico Azot nella regione di Tula, già bersagliato due settimane fa. L’Ucraina, spiegano analisti militari occidentali, sta sfruttando la crescente produzione interna di droni a lungo raggio per colpire in profondità le reti di rifornimento russe, isolare la Crimea e aumentare il costo politico ed economico del conflitto per il Cremlino.

Dal canto suo, l’amministrazione russa della Crimea ha ammesso difficoltà senza precedenti: il governatore Sergej Aksionov ha parlato di una «situazione critica» per i carburanti, mentre il turismo, tradizionale fonte di reddito estivo, registra un crollo delle prenotazioni dell’88% rispetto all’anno scorso. Le autorità hanno ridotto della metà i collegamenti ferroviari con la Russia e sospeso i trasporti marittimi nella baia di Sebastopoli. Secondo osservatori del Cremlino, la pressione sulla penisola – annessa nel 2014 e carica di valore simbolico per Vladimir Putin – rischia di incrinare il consenso interno, già messo alla prova da una guerra che ha superato in durata la Prima guerra mondiale.

Sul piano strategico, la campagna ucraina sta riconfigurando gli equilibri del conflitto. Analisti di Bruxelles sottolineano che la sistematica distruzione di raffinerie, depositi e ponti ferroviari sta compromettendo la capacità russa di sostenere le operazioni sul fronte meridionale, mentre l’Europa osserva con apprensione i possibili contraccolpi sui mercati energetici globali e sulla sicurezza del fianco orientale della NATO. Il prossimo vertice dell’Alleanza atlantica, previsto a luglio, sarà un banco di prova per la tenuta del sostegno occidentale a Kiev, in un momento in cui gli sforzi di pace promossi da Washington non hanno prodotto risultati tangibili e Mosca non dà segni di voler recedere dai suoi obiettivi massimi.

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L'Ucraina ha scatenato una delle più massicce offensive con droni della guerra, inviando oltre 600 velivoli senza pilota contro una dozzina di regioni russe e la Crimea illegalmente annessa. L'attacco rientra in una campagna a lungo raggio volta a portare il conflitto in territorio russo, con i droni di Kiev che colpiscono sempre più in profondità. Le difese aeree russe hanno dichiarato di aver intercettato 660 droni, ma l'operazione sottolinea la crescente capacità ucraina di proiettare forza.

Stampa europea continentale/ Mediterranea
AllarmePragmatismo

La Russia sostiene di aver intercettato 660 droni ucraini in uno dei più grandi attacchi notturni dall'inizio della guerra, con droni diretti verso Mosca, la Crimea e altre regioni. L'assalto rispecchia la strategia dichiarata da Kiev di portare la guerra in territorio russo, come aveva avvertito il presidente Zelensky. Nel frattempo, un impianto chimico a Tula sarebbe stato colpito, a dimostrazione della portata della campagna ucraina con i droni.

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venerdì 26 giugno 2026

Crimea in stato d’emergenza dopo i raid ucraini: la nuova fase della guerra dei droni

La penisola occupata affronta carenze di carburante e blackout mentre Kiev lancia 660 droni in una notte, il più grande attacco dall’inizio del conflitto, e annuncia un’operazione di 40 giorni per forzare Mosca al negoziato.

Le autorità insediate da Mosca in Crimea hanno dichiarato lo stato d’emergenza regionale venerdì, dopo giorni di attacchi ucraini che hanno messo in ginocchio la logistica energetica della penisola occupata. Nella stessa notte, il ministero della Difesa russo ha riferito di aver abbattuto 660 droni ucraini su dodici regioni, inclusa la capitale e il Mar Nero: si tratta del più massiccio attacco aereo dall’inizio dell’invasione su larga scala, superando il precedente picco di 556 velivoli senza pilota registrato a maggio. La carenza di carburante ha costretto alla sospensione delle vendite ai privati, mentre i blackout elettrici si susseguono in diverse aree, compresa Sebastopoli, base della Flotta del Mar Nero.

L’offensiva ucraina si inquadra in una «operazione di influenza strategica» di quaranta giorni annunciata dal presidente Volodymyr Zelensky e affidata ai servizi di sicurezza (SBU), con l’obiettivo dichiarato di «costringere la Russia a porre fine alla guerra». Secondo fonti dell’intelligence di Kiev, i droni hanno colpito due navi militari e sistemi radar a Kerč, oltre a infrastrutture critiche come l’impianto chimico Azot nella regione di Tula, già bersagliato due settimane fa. L’Ucraina, spiegano analisti militari occidentali, sta sfruttando la crescente produzione interna di droni a lungo raggio per colpire in profondità le reti di rifornimento russe, isolare la Crimea e aumentare il costo politico ed economico del conflitto per il Cremlino.

Dal canto suo, l’amministrazione russa della Crimea ha ammesso difficoltà senza precedenti: il governatore Sergej Aksionov ha parlato di una «situazione critica» per i carburanti, mentre il turismo, tradizionale fonte di reddito estivo, registra un crollo delle prenotazioni dell’88% rispetto all’anno scorso. Le autorità hanno ridotto della metà i collegamenti ferroviari con la Russia e sospeso i trasporti marittimi nella baia di Sebastopoli. Secondo osservatori del Cremlino, la pressione sulla penisola – annessa nel 2014 e carica di valore simbolico per Vladimir Putin – rischia di incrinare il consenso interno, già messo alla prova da una guerra che ha superato in durata la Prima guerra mondiale.

Sul piano strategico, la campagna ucraina sta riconfigurando gli equilibri del conflitto. Analisti di Bruxelles sottolineano che la sistematica distruzione di raffinerie, depositi e ponti ferroviari sta compromettendo la capacità russa di sostenere le operazioni sul fronte meridionale, mentre l’Europa osserva con apprensione i possibili contraccolpi sui mercati energetici globali e sulla sicurezza del fianco orientale della NATO. Il prossimo vertice dell’Alleanza atlantica, previsto a luglio, sarà un banco di prova per la tenuta del sostegno occidentale a Kiev, in un momento in cui gli sforzi di pace promossi da Washington non hanno prodotto risultati tangibili e Mosca non dà segni di voler recedere dai suoi obiettivi massimi.

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L'Ucraina ha scatenato una delle più massicce offensive con droni della guerra, inviando oltre 600 velivoli senza pilota contro una dozzina di regioni russe e la Crimea illegalmente annessa. L'attacco rientra in una campagna a lungo raggio volta a portare il conflitto in territorio russo, con i droni di Kiev che colpiscono sempre più in profondità. Le difese aeree russe hanno dichiarato di aver intercettato 660 droni, ma l'operazione sottolinea la crescente capacità ucraina di proiettare forza.

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La Russia sostiene di aver intercettato 660 droni ucraini in uno dei più grandi attacchi notturni dall'inizio della guerra, con droni diretti verso Mosca, la Crimea e altre regioni. L'assalto rispecchia la strategia dichiarata da Kiev di portare la guerra in territorio russo, come aveva avvertito il presidente Zelensky. Nel frattempo, un impianto chimico a Tula sarebbe stato colpito, a dimostrazione della portata della campagna ucraina con i droni.

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