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Energia e Climavenerdì 26 giugno 2026

L’ondata di caldo che ha riscritto i record di giugno in Europa è «inequivocabilmente» legata al cambiamento climatico

Secondo uno studio di attribuzione rapida, temperature simili sarebbero state praticamente impossibili cinquant’anni fa; le notti tropicali sono oggi cento volte più probabili rispetto al 2003.

Il dato che modifica lo stato delle cose arriva dall’analisi pubblicata venerdì dal World Weather Attribution, la rete internazionale che quantifica il peso del riscaldamento globale sugli eventi estremi. Incrociando osservazioni e modelli su 854 città di trenta Paesi, i ricercatori hanno concluso che l’ondata di calore in corso in Europa occidentale – la più severa mai registrata nella regione per giugno – sarebbe stata «praticamente impossibile» nel clima del 1976. Rispetto a quell’anno, le massime diurne sono oggi più alte di 3,5 °C e le minime notturne di 2,4 °C; la probabilità di notti così calde è cresciuta di circa cento volte rispetto alla già eccezionale estate del 2003. Il 45% delle città analizzate ha già infranto o sta per infrangere il proprio record storico di stress termico, un indice che combina temperatura e umidità e misura la capacità del corpo di raffreddarsi.

Il meccanismo meteorologico immediato è un blocco a omega, una configurazione di alta pressione che intrappola aria rovente di origine sahariana e la comprime sul continente, impedendo l’ingresso di correnti più fresche. Ma lo studio esclude qualsiasi ruolo del fenomeno naturale El Niño e attribuisce l’intensità dell’evento alle emissioni di gas serra. L’Europa, ricordano i climatologi, si sta scaldando a una velocità doppia rispetto alla media globale, e le temperature massime diurne nell’ovest del continente aumentano a un ritmo triplo. In Francia, Germania, Paesi Bassi e Inghilterra meridionale le anomalie hanno raggiunto i 12 °C sopra la media stagionale, con punte di 40,9 °C a Saarbrücken e 40,3 °C a Parigi.

L’impatto sui sistemi sanitari ed economici è stato immediato. A Parigi gli arresti cardiaci registrati in un solo giorno sono quadruplicati rispetto alla norma, spingendo la prefettura a vietare la vendita e il consumo di alcolici negli spazi pubblici per alleggerire la pressione sui pronto soccorso. In Francia si contano almeno 55 annegamenti, in gran parte in specchi d’acqua non sorvegliati; in Spagna il sistema MoMo ha collegato 212 decessi alle temperature estreme tra domenica e mercoledì. Le autorità hanno disposto la chiusura di scuole, l’annullamento di eventi di massa come il Pride di Parigi e il festival Solidays, e la sospensione di competizioni sportive. Sul fronte economico, gli analisti di Allianz Trade stimano che il ripetersi degli anni più caldi fino al 2030 potrebbe costare alla Francia 240 miliardi di dollari di Pil cumulato, all’Italia 147, alla Germania 131 e alla Spagna 120, con una contrazione della produttività che si aggrava oltre la soglia critica dei 30 °C.

L’Italia ha visto salire a diciotto le città con bollino rosso, mentre il weekend sposterà il nucleo più rovente verso l’Europa centro-orientale: in Germania e Polonia sono attesi valori fino a 40-43 °C, con il possibile superamento del record nazionale tedesco di 41,2 °C. La prossima pietra miliare da osservare è proprio il picco termico di domenica, che metterà alla prova le infrastrutture e i piani di emergenza di Paesi storicamente poco attrezzati per il caldo estremo, mentre il dibattito europeo si concentra sulla necessità di adattare edifici, orari di lavoro e sistemi di allerta a una nuova normalità climatica.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa atlantica / anglosferaStampa europea continentale
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L'ondata di caldo record che sta colpendo l'Europa sarebbe stata praticamente impossibile solo 50 anni fa. Gli scienziati avvertono che il cambiamento climatico causato dall'uomo sta rendendo questi eventi estremi molto più probabili, sconvolgendo la vita quotidiana e mettendo sotto pressione le infrastrutture. L'analisi sottolinea l'urgenza di affrontare la crisi climatica in accelerazione.

Stampa europea continentale/ Mediterranea
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Il cambiamento climatico è inequivocabilmente responsabile dell'intensità dell'ondata di calore che sta bruciando l'Europa occidentale. Lo studio mostra che senza il riscaldamento causato dall'uomo, le temperature diurne sarebbero state inferiori di 3,5°C e l'evento sarebbe stato praticamente impossibile 50 anni fa. I risultati sono un severo monito: l'impossibile è diventato possibile.

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venerdì 26 giugno 2026

L’ondata di caldo che ha riscritto i record di giugno in Europa è «inequivocabilmente» legata al cambiamento climatico

Secondo uno studio di attribuzione rapida, temperature simili sarebbero state praticamente impossibili cinquant’anni fa; le notti tropicali sono oggi cento volte più probabili rispetto al 2003.

Il dato che modifica lo stato delle cose arriva dall’analisi pubblicata venerdì dal World Weather Attribution, la rete internazionale che quantifica il peso del riscaldamento globale sugli eventi estremi. Incrociando osservazioni e modelli su 854 città di trenta Paesi, i ricercatori hanno concluso che l’ondata di calore in corso in Europa occidentale – la più severa mai registrata nella regione per giugno – sarebbe stata «praticamente impossibile» nel clima del 1976. Rispetto a quell’anno, le massime diurne sono oggi più alte di 3,5 °C e le minime notturne di 2,4 °C; la probabilità di notti così calde è cresciuta di circa cento volte rispetto alla già eccezionale estate del 2003. Il 45% delle città analizzate ha già infranto o sta per infrangere il proprio record storico di stress termico, un indice che combina temperatura e umidità e misura la capacità del corpo di raffreddarsi.

Il meccanismo meteorologico immediato è un blocco a omega, una configurazione di alta pressione che intrappola aria rovente di origine sahariana e la comprime sul continente, impedendo l’ingresso di correnti più fresche. Ma lo studio esclude qualsiasi ruolo del fenomeno naturale El Niño e attribuisce l’intensità dell’evento alle emissioni di gas serra. L’Europa, ricordano i climatologi, si sta scaldando a una velocità doppia rispetto alla media globale, e le temperature massime diurne nell’ovest del continente aumentano a un ritmo triplo. In Francia, Germania, Paesi Bassi e Inghilterra meridionale le anomalie hanno raggiunto i 12 °C sopra la media stagionale, con punte di 40,9 °C a Saarbrücken e 40,3 °C a Parigi.

L’impatto sui sistemi sanitari ed economici è stato immediato. A Parigi gli arresti cardiaci registrati in un solo giorno sono quadruplicati rispetto alla norma, spingendo la prefettura a vietare la vendita e il consumo di alcolici negli spazi pubblici per alleggerire la pressione sui pronto soccorso. In Francia si contano almeno 55 annegamenti, in gran parte in specchi d’acqua non sorvegliati; in Spagna il sistema MoMo ha collegato 212 decessi alle temperature estreme tra domenica e mercoledì. Le autorità hanno disposto la chiusura di scuole, l’annullamento di eventi di massa come il Pride di Parigi e il festival Solidays, e la sospensione di competizioni sportive. Sul fronte economico, gli analisti di Allianz Trade stimano che il ripetersi degli anni più caldi fino al 2030 potrebbe costare alla Francia 240 miliardi di dollari di Pil cumulato, all’Italia 147, alla Germania 131 e alla Spagna 120, con una contrazione della produttività che si aggrava oltre la soglia critica dei 30 °C.

L’Italia ha visto salire a diciotto le città con bollino rosso, mentre il weekend sposterà il nucleo più rovente verso l’Europa centro-orientale: in Germania e Polonia sono attesi valori fino a 40-43 °C, con il possibile superamento del record nazionale tedesco di 41,2 °C. La prossima pietra miliare da osservare è proprio il picco termico di domenica, che metterà alla prova le infrastrutture e i piani di emergenza di Paesi storicamente poco attrezzati per il caldo estremo, mentre il dibattito europeo si concentra sulla necessità di adattare edifici, orari di lavoro e sistemi di allerta a una nuova normalità climatica.

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L'ondata di caldo record che sta colpendo l'Europa sarebbe stata praticamente impossibile solo 50 anni fa. Gli scienziati avvertono che il cambiamento climatico causato dall'uomo sta rendendo questi eventi estremi molto più probabili, sconvolgendo la vita quotidiana e mettendo sotto pressione le infrastrutture. L'analisi sottolinea l'urgenza di affrontare la crisi climatica in accelerazione.

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Il cambiamento climatico è inequivocabilmente responsabile dell'intensità dell'ondata di calore che sta bruciando l'Europa occidentale. Lo studio mostra che senza il riscaldamento causato dall'uomo, le temperature diurne sarebbero state inferiori di 3,5°C e l'evento sarebbe stato praticamente impossibile 50 anni fa. I risultati sono un severo monito: l'impossibile è diventato possibile.

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