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Geopolitica e Politicamercoledì 17 giugno 2026

L’onda socialista arriva nella capitale: Lewis George in testa, Trump minaccia ritorsioni

Mentre Washington sperimenta il suo primo voto a eliminazione, la sinistra radicale avanza da New York a Los Angeles, e in Israele i Democratici fissano le primarie.

La capitale degli Stati Uniti si è svegliata senza un vincitore certo nelle primarie democratiche per la carica di sindaco, ma con un segnale politico già nitido: Janeese Lewis George, consigliera comunale che si definisce apertamente “socialista democratica”, ha raccolto oltre il 50 per cento delle preferenze con il 64 per cento dei voti scrutinati, staccando nettamente il centrista Kenyan McDuffie, fermo al 34. È la prima volta che il District of Columbia utilizza il sistema del voto a eliminazione (ranked-choice), in cui gli elettori ordinano i candidati per preferenza e si procede a scarti successivi fino al raggiungimento della soglia del 50 per cento. Il meccanismo, unito al voto per corrispondenza automatico per tutti gli elettori registrati, rende lo spoglio più lento e incerto, ma la tendenza appare consolidata. Donald Trump, che nei giorni scorsi aveva minacciato un intervento federale per “riprendersi” la capitale qualora vincesse una socialista, si trova ora di fronte a uno scenario che rischia di trasformare la retorica in scontro istituzionale.

La possibile ascesa di Lewis George non è un caso isolato. Dopo la vittoria a New York di Zohran Mamdani, primo sindaco dichiaratamente socialista della metropoli finanziaria, e il recente avanzamento a Los Angeles di Nithya Raman, membro dei Democratic Socialists of America, il partito-movimento sta consolidando una presenza che fino a pochi anni fa appariva marginale. La stessa Lewis George, davanti ai sostenitori, ha parlato di un “sogno lontano” che si fa storia. Il dato strutturale, secondo analisti di Washington, è la capacità di queste figure di intercettare un elettorato urbano provato dalla crisi abitativa e dalle disuguaglianze, offrendo una piattaforma che mescola municipalismo radicale e critica al capitalismo finanziario, in aperta rottura con l’establishment democratico incarnato dalla sindaca uscente Muriel Bowser.

Il fenomeno non è confinato al perimetro americano. In Israele, il partito di sinistra “I Democratici” – nato dalla fusione tra Laburisti e Meretz – ha annunciato di aver superato i 75.000 iscritti, un record per la formazione, e ha fissato le primarie per il 20 luglio 2026. La leadership prevede oltre cinquanta candidature per la lista che affronterà le prossime elezioni per la Knesset, in un processo definito “uno dei più aperti e trasparenti nella politica israeliana”. Sebbene il contesto sia profondamente diverso – qui la sinistra cerca di risollevarsi da una prolungata marginalità parlamentare – il parallelo con la mobilitazione della base e il ricorso a primarie inclusive suggerisce una tendenza transnazionale: i movimenti progressisti, siano essi socialisti americani o socialdemocratici israeliani, puntano su un rinnovato radicamento territoriale e su meccanismi di democrazia interna per legittimare una sfida ai conservatorismi al potere.

La posta in gioco a Washington va oltre il perimetro locale. Un sindaco socialista nella capitale federale, in coincidenza con un’amministrazione Trump dichiaratamente ostile, aprirebbe un conflitto senza precedenti sull’autonomia della città, già limitata dal controllo congressuale. Gli osservatori europei, in particolare da Bruxelles, leggono la vicenda come un banco di prova per la tenuta delle istituzioni democratiche americane e per la capacità delle città – laboratori politici sempre più influenti – di resistere a spinte autoritarie centralizzanti. Se il voto a eliminazione confermerà il vantaggio di Lewis George, la capitale potrebbe diventare il prossimo epicentro di una sinistra che, da New York a Los Angeles, sta ridefinendo i confini del possibile, con ripercussioni che attraverseranno l’Atlantico.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Nelle primarie democratiche di Washington D.C., Janeese Lewis George, una socialista democratica, è in netto vantaggio sul centrista Kenyan McDuffie. L'esito del primo voto a scelta classificata della città è ancora incerto, mentre Trump minaccia ritorsioni federali in caso di vittoria socialista.

Stampa europea continentale/ mediterranea
allarmeironiaschadenfreude

Un'onda socialista arriva nella capitale americana: Janeese Lewis George è in testa alle primarie democratiche, prefigurando una coabitazione tesa con Trump. Il presidente minaccia di 'riprendersi' Washington, mentre la sinistra esulta dopo la vittoria del sindaco socialista a New York.

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L’onda socialista arriva nella capitale: Lewis George in testa, Trump minaccia ritorsioni

Mentre Washington sperimenta il suo primo voto a eliminazione, la sinistra radicale avanza da New York a Los Angeles, e in Israele i Democratici fissano le primarie.

La capitale degli Stati Uniti si è svegliata senza un vincitore certo nelle primarie democratiche per la carica di sindaco, ma con un segnale politico già nitido: Janeese Lewis George, consigliera comunale che si definisce apertamente “socialista democratica”, ha raccolto oltre il 50 per cento delle preferenze con il 64 per cento dei voti scrutinati, staccando nettamente il centrista Kenyan McDuffie, fermo al 34. È la prima volta che il District of Columbia utilizza il sistema del voto a eliminazione (ranked-choice), in cui gli elettori ordinano i candidati per preferenza e si procede a scarti successivi fino al raggiungimento della soglia del 50 per cento. Il meccanismo, unito al voto per corrispondenza automatico per tutti gli elettori registrati, rende lo spoglio più lento e incerto, ma la tendenza appare consolidata. Donald Trump, che nei giorni scorsi aveva minacciato un intervento federale per “riprendersi” la capitale qualora vincesse una socialista, si trova ora di fronte a uno scenario che rischia di trasformare la retorica in scontro istituzionale.

La possibile ascesa di Lewis George non è un caso isolato. Dopo la vittoria a New York di Zohran Mamdani, primo sindaco dichiaratamente socialista della metropoli finanziaria, e il recente avanzamento a Los Angeles di Nithya Raman, membro dei Democratic Socialists of America, il partito-movimento sta consolidando una presenza che fino a pochi anni fa appariva marginale. La stessa Lewis George, davanti ai sostenitori, ha parlato di un “sogno lontano” che si fa storia. Il dato strutturale, secondo analisti di Washington, è la capacità di queste figure di intercettare un elettorato urbano provato dalla crisi abitativa e dalle disuguaglianze, offrendo una piattaforma che mescola municipalismo radicale e critica al capitalismo finanziario, in aperta rottura con l’establishment democratico incarnato dalla sindaca uscente Muriel Bowser.

Il fenomeno non è confinato al perimetro americano. In Israele, il partito di sinistra “I Democratici” – nato dalla fusione tra Laburisti e Meretz – ha annunciato di aver superato i 75.000 iscritti, un record per la formazione, e ha fissato le primarie per il 20 luglio 2026. La leadership prevede oltre cinquanta candidature per la lista che affronterà le prossime elezioni per la Knesset, in un processo definito “uno dei più aperti e trasparenti nella politica israeliana”. Sebbene il contesto sia profondamente diverso – qui la sinistra cerca di risollevarsi da una prolungata marginalità parlamentare – il parallelo con la mobilitazione della base e il ricorso a primarie inclusive suggerisce una tendenza transnazionale: i movimenti progressisti, siano essi socialisti americani o socialdemocratici israeliani, puntano su un rinnovato radicamento territoriale e su meccanismi di democrazia interna per legittimare una sfida ai conservatorismi al potere.

La posta in gioco a Washington va oltre il perimetro locale. Un sindaco socialista nella capitale federale, in coincidenza con un’amministrazione Trump dichiaratamente ostile, aprirebbe un conflitto senza precedenti sull’autonomia della città, già limitata dal controllo congressuale. Gli osservatori europei, in particolare da Bruxelles, leggono la vicenda come un banco di prova per la tenuta delle istituzioni democratiche americane e per la capacità delle città – laboratori politici sempre più influenti – di resistere a spinte autoritarie centralizzanti. Se il voto a eliminazione confermerà il vantaggio di Lewis George, la capitale potrebbe diventare il prossimo epicentro di una sinistra che, da New York a Los Angeles, sta ridefinendo i confini del possibile, con ripercussioni che attraverseranno l’Atlantico.

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Nelle primarie democratiche di Washington D.C., Janeese Lewis George, una socialista democratica, è in netto vantaggio sul centrista Kenyan McDuffie. L'esito del primo voto a scelta classificata della città è ancora incerto, mentre Trump minaccia ritorsioni federali in caso di vittoria socialista.

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Un'onda socialista arriva nella capitale americana: Janeese Lewis George è in testa alle primarie democratiche, prefigurando una coabitazione tesa con Trump. Il presidente minaccia di 'riprendersi' Washington, mentre la sinistra esulta dopo la vittoria del sindaco socialista a New York.

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