
Gli Stati Uniti avvertirono l’Iran del piano israeliano per uccidere i negoziatori
Washington temeva che un attentato contro Abbas Araghchi e Mohammad Bagher Ghalibaf facesse naufragare i colloqui di pace e riaccendesse il conflitto, secondo fonti americane.
Nella primavera del 2026, mentre Washington e Teheran conducevano delicati negoziati per un cessate il fuoco, alti funzionari statunitensi hanno temuto che Israele stesse pianificando l’assassinio dei due principali negoziatori iraniani: il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf. Secondo fonti dell’amministrazione americana citate dalla stampa internazionale, gli Stati Uniti hanno chiesto a diversi paesi della regione di avvertire l’Iran del pericolo, un passo definito straordinario per un alleato chiave di Tel Aviv.
La divergenza tra gli obiettivi bellici di Washington e quelli di Israele è emersa con chiarezza. Per l’amministrazione Trump, la priorità era concludere un’intesa che garantisse la riapertura dello Stretto di Hormuz – vitale per gli approvvigionamenti energetici europei e italiani – e stabilizzasse la regione. Fonti israeliane, al contrario, hanno sempre considerato i colloqui con scetticismo, ritenendo che un accordo avrebbe rafforzato il regime degli ayatollah anziché indebolirlo. Secondo analisti mediorientali, Tel Aviv vedeva nell’eliminazione dei negoziatori un modo per far deragliare il processo diplomatico e proseguire la campagna militare.
L’episodio più allarmante si è verificato in aprile, quando Ghalibaf rientrava da Islamabad dopo un incontro con il vicepresidente statunitense J.D. Vance. Fonti iraniane e pakistane riferiscono che l’aereo del presidente del Parlamento fu costretto a un atterraggio d’emergenza a Mashhad, dopo che i servizi di sicurezza avevano segnalato l’ingresso di due caccia israeliani nello spazio aereo iraniano. La delegazione completò il viaggio verso Teheran via terra, in un tragitto di circa otto ore. Già in precedenza, Ghalibaf era sopravvissuto a due tentativi di assassinio attribuiti a Israele, tra cui un raid contro un bunker sotterraneo.
La vicenda si inserisce in un conflitto scoppiato il 28 febbraio con l’uccisione della Guida suprema Ali Khamenei e proseguito con l’eliminazione di altri alti dirigenti, come il capo della sicurezza nazionale Ali Larijani. Dopo il cessate il fuoco temporaneo di aprile, a giugno è stato firmato un memorandum d’intesa che prevede 60 giorni di negoziati per un accordo definitivo. Bruxelles e Roma seguono con attenzione l’evolversi del dossier, consapevoli che la sicurezza energetica del Mediterraneo dipende dalla stabilità del Golfo Persico. Al momento, non vi sono conferme ufficiali da parte dei governi coinvolti, ma i colloqui dovrebbero riprendere a Doha nella seconda metà di luglio.
| Stampa iraniana e affini | −1.00 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
| Stampa arabo levante-Maghreb | +0.20 | neutral |
L'Iran denuncia il piano israeliano come un atto disperato per sabotare il dialogo con Washington, e ringrazia gli Stati Uniti per l'avvertimento tempestivo.
Il racconto costruisce una contrapposizione netta tra un Iran vittima di complotti e un Israele aggressivo e isolato, rafforzando la legittimità della posizione iraniana nei negoziati.
Manca completamente la prospettiva israeliana o qualsiasi giustificazione per le azioni di Tel Aviv.
L'Iran è in lutto per la scomparsa del Leader Supremo, mentre le dinamiche di successione alimentano interrogativi sulla tenuta del regime.
La narrazione si concentra sugli aspetti rituali e sulle possibili crepe interne, trascurando le tensioni esterne per presentare un Iran fragile e incerto.
Non fa alcun riferimento al presunto complotto israeliano contro i negoziatori iraniani né all'avvertimento statunitense.
Le trattative tra USA e Iran sono in pausa per lutto, ma l'Iran ribadisce la sua linea dura sullo Stretto di Hormuz, segnalando che non cederà.
Si presenta una doppia faccia: da un lato la disponibilità al dialogo, dall'altro la fermezza militare, bilanciando l'immagine dell'Iran come interlocutore ma anche come potenza regionale.
Non menziona il presunto piano israeliano di assassinare i negoziatori, che è l'elemento centrale della notizia.
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