Accedi
Edizione delle 10:00 CETmartedì 21 luglio 2026
311 testate · 17 lingue684 briefing oggi
Sportmartedì 14 luglio 2026

L’ombra di Trump sul Mondiale: la squalifica revocata e il crollo degli Stati Uniti

L’intervento del presidente americano per annullare il cartellino rosso a Balogun ha innescato una crisi di credibilità della Fifa, mentre gli USA uscivano travolti dal Belgio.

L’avventura statunitense al Mondiale 2026 si è infranta sotto i colpi del Belgio in un 4-1 che ha il sapore amaro della resa, ma la vera sconfitta era già nell’aria prima del fischio d’inizio. L’ombra di Donald Trump, calata sulla spedizione a stelle e strisce con una telefonata a Gianni Infantino, ha trasformato un ottavo di finale in un processo alla trasparenza del calcio globale. Il campo ha detto che i belgi sono stati superiori, ma il nervosismo confessato da Folarin Balogun – «vedevo un po’ di nervosismo nei miei compagni, era difficile ignorare il rumore esterno» – racconta di una squadra entrata in partita già scossa da una vicenda che ha travolto ogni gerarchia sportiva.

Tutto era nato con un’espulsione diretta per un fallo involontario contro la Bosnia-Erzegovina, un cartellino rosso che secondo il codice disciplinare avrebbe dovuto fermare l’attaccante per almeno una gara. Poi la Casa Bianca ha alzato il telefono: Trump ha chiesto a Infantino di rivedere la sanzione, e nel giro di poche ore la commissione disciplinare – o meglio, il suo presidente Mohammad Al Kamali, in totale solitudine e senza consultare gli altri sedici membri – ha sospeso la squalifica, concedendo a Balogun un anno di prova. Una procedura senza precedenti, mai applicata in casi analoghi, che ha permesso al giocatore di scendere in campo contro il Belgio. La partita è stata un calvario: nessun tiro in porta, sostituzione nei minuti finali, e l’eliminazione che ha reso vana l’ingerenza presidenziale.

La reazione internazionale non si è fatta attendere. Da Bruxelles, cinquanta eurodeputati hanno scritto alla commissione etica della Fifa chiedendo di esaminare il caso; la federazione norvegese ha fatto lo stesso, mentre l’organizzazione per i diritti umani FairSquare ha presentato un esposto al Comitato Olimpico Internazionale accusando Infantino di aver violato ripetutamente la neutralità politica sancita dalla Carta olimpica. Secondo gli analisti del Nord Europa, la vicenda Balogun è solo l’ultimo tassello di una deriva che ha visto il presidente Fifa consegnare a Trump un «premio per la pace» inventato ad hoc e avviare una collaborazione con il consiglio per la pace dell’ex presidente, nonostante l’obbligo statutario di indipendenza. L’ottica di Washington, filtrata dalle parole del responsabile della task force Andrew Giuliani, rivendica invece la legittimità dell’intervento: «Volevamo assicurarci che il torneo fosse gestito in modo equo sul campo, visti gli enormi investimenti americani».

Al di là delle opposte letture, il cuore del problema è la fragilità istituzionale di un’organizzazione che, come ha ricordato il costituzionalista Joseph Weiler, «non è l’Onu, ma un’azienda privata che si controlla da sola e può cambiare le regole se non le piacciono». La decisione su Balogun, presa senza motivazioni pubbliche e senza il coinvolgimento dell’intera commissione, ha incrinato la percezione di imparzialità in un torneo già segnato da tensioni geopolitiche: visti negati a tifosi di alcuni Paesi, arbitri allontanati, controlli rafforzati su nazionali sgradite. L’Europa, che domina il tabellone con le sue squadre, osserva con crescente preoccupazione la commistione tra potere politico e governance sportiva, mentre Pechino, assente dal torneo nonostante le ambizioni di Xi Jinping, può solo constatare come il calcio resti un terreno di influenza dove le regole scritte contano meno dei rapporti di forza.

L’eliminazione degli Stati Uniti chiude la parentesi agonistica ma non quella politica. Il Mondiale prosegue con le sue semifinali, e l’attenzione si sposta sulle squadre ancora in corsa, ma il precedente Balogun peserà a lungo sulla credibilità della Fifa. Per l’Italia, spettatrice anche questa volta, la lezione è amara: in un calcio dove una telefonata può riscrivere una squalifica, la distanza dal campo rischia di diventare irrilevante, mentre la vera partita si gioca altrove.

Divergenza — chi la racconta come
23%Bassa
4 blocchi · posizioni da −0.80 a −0.20
CriticoFavorevole
EURATLLATRUS
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa europea continentale−0.80critical
Stampa atlantica / anglosfera−0.20neutral
Stampa latinoamericana−0.60critical
Stampa russa e CSI−0.70critical
Stampa europea continentale−0.80
Voce

La Fifa agisce come un regime autoritario, ignorando le proprie commissioni e calpestando la democrazia.

Meccanismostoricizzazione autoritaria

Il paragone con l'Urss e l'enfasi sulla mancanza di trasparenza creano un'analogia storica che rende la critica più incisiva.

Omissione

Non menziona che Balogun ha dichiarato di non ritenere giusto il cartellino rosso, né che esiste un reclamo formale al CIO.

IndignazioneIroniaScetticismo
Stampa atlantica / anglosfera−0.20
Voce

L'organizzazione FairSquare denuncia la violazione della neutralità politica da parte di Infantino, chiedendo al CIO di intervenire.

Meccanismogiudizializzazione

La formalizzazione del reclamo presso un organismo internazionale come il CIO conferisce legittimità e urgenza alla denuncia.

Omissione

Non riporta il paragone con l'Urss né la mancanza di trasparenza interna della Fifa.

DistaccoScetticismoPragmatismo
Stampa latinoamericana−0.60
Voce

L'interferenza di Trump ha distorto il regolare svolgimento del Mondiale, e il giocatore stesso lo conferma.

Meccanismotestimonianza diretta

La testimonianza diretta del giocatore viene usata come prova inconfutabile dell'impatto negativo dell'interferenza.

Omissione

Non menziona il reclamo al CIO né le accuse di violazione della neutralità politica.

IndignazioneAllarmeScetticismo
Stampa russa e CSI−0.70
Voce

La pressione politica della Casa Bianca ha corrotto l'indipendenza della Fifa, come dimostra la denuncia al CIO.

Meccanismoviolazione del giuramento

L'accento sul giuramento violato e sull'autorità del MOC crea un quadro di illegittimità morale e procedurale.

Omissione

Non riporta le dichiarazioni di Balogun sull'effetto sulla squadra né la prospettiva del giocatore.

IndignazioneScetticismoAllarme

Allarga lo sguardo

Leggi di più
Ultim'ora
Il mento di Vinícius Jr. e l’ossessione brasiliana per l’armonizzazione facciale·L’inflazione globale resta appiccicosa, le banche centrali rimandano i tagli·Il cappello verde, il tram e la letteratura: Hemingway prima del Nobel·Swatch manca le attese, Julius Bär vola: il crocevia svizzero dei conti semestrali·Parigi riapre ai pesticidi vietati, governo spaccato e ministra ecologista verso l’addio·Venezuela: il bilancio dei terremoti sale a 5.278 vittime, il governo annuncia 4mila alloggi·Samsung, il giorno dei pieghevoli maturi e dell'AI che impara a vedere·Aggressioni ai turisti, la Georgia si divide, il Marocco reagisce con fermezza·Il mento di Vinícius Jr. e l’ossessione brasiliana per l’armonizzazione facciale·L’inflazione globale resta appiccicosa, le banche centrali rimandano i tagli·Il cappello verde, il tram e la letteratura: Hemingway prima del Nobel·Swatch manca le attese, Julius Bär vola: il crocevia svizzero dei conti semestrali·Parigi riapre ai pesticidi vietati, governo spaccato e ministra ecologista verso l’addio·Venezuela: il bilancio dei terremoti sale a 5.278 vittime, il governo annuncia 4mila alloggi·Samsung, il giorno dei pieghevoli maturi e dell'AI che impara a vedere·Aggressioni ai turisti, la Georgia si divide, il Marocco reagisce con fermezza·
Agg. 15:207 lingue · 12 testate
12 testate|7 lingue|4 min lettura
martedì 14 luglio 2026

L’ombra di Trump sul Mondiale: la squalifica revocata e il crollo degli Stati Uniti

L’intervento del presidente americano per annullare il cartellino rosso a Balogun ha innescato una crisi di credibilità della Fifa, mentre gli USA uscivano travolti dal Belgio.

L’avventura statunitense al Mondiale 2026 si è infranta sotto i colpi del Belgio in un 4-1 che ha il sapore amaro della resa, ma la vera sconfitta era già nell’aria prima del fischio d’inizio. L’ombra di Donald Trump, calata sulla spedizione a stelle e strisce con una telefonata a Gianni Infantino, ha trasformato un ottavo di finale in un processo alla trasparenza del calcio globale. Il campo ha detto che i belgi sono stati superiori, ma il nervosismo confessato da Folarin Balogun – «vedevo un po’ di nervosismo nei miei compagni, era difficile ignorare il rumore esterno» – racconta di una squadra entrata in partita già scossa da una vicenda che ha travolto ogni gerarchia sportiva.

Tutto era nato con un’espulsione diretta per un fallo involontario contro la Bosnia-Erzegovina, un cartellino rosso che secondo il codice disciplinare avrebbe dovuto fermare l’attaccante per almeno una gara. Poi la Casa Bianca ha alzato il telefono: Trump ha chiesto a Infantino di rivedere la sanzione, e nel giro di poche ore la commissione disciplinare – o meglio, il suo presidente Mohammad Al Kamali, in totale solitudine e senza consultare gli altri sedici membri – ha sospeso la squalifica, concedendo a Balogun un anno di prova. Una procedura senza precedenti, mai applicata in casi analoghi, che ha permesso al giocatore di scendere in campo contro il Belgio. La partita è stata un calvario: nessun tiro in porta, sostituzione nei minuti finali, e l’eliminazione che ha reso vana l’ingerenza presidenziale.

La reazione internazionale non si è fatta attendere. Da Bruxelles, cinquanta eurodeputati hanno scritto alla commissione etica della Fifa chiedendo di esaminare il caso; la federazione norvegese ha fatto lo stesso, mentre l’organizzazione per i diritti umani FairSquare ha presentato un esposto al Comitato Olimpico Internazionale accusando Infantino di aver violato ripetutamente la neutralità politica sancita dalla Carta olimpica. Secondo gli analisti del Nord Europa, la vicenda Balogun è solo l’ultimo tassello di una deriva che ha visto il presidente Fifa consegnare a Trump un «premio per la pace» inventato ad hoc e avviare una collaborazione con il consiglio per la pace dell’ex presidente, nonostante l’obbligo statutario di indipendenza. L’ottica di Washington, filtrata dalle parole del responsabile della task force Andrew Giuliani, rivendica invece la legittimità dell’intervento: «Volevamo assicurarci che il torneo fosse gestito in modo equo sul campo, visti gli enormi investimenti americani».

Al di là delle opposte letture, il cuore del problema è la fragilità istituzionale di un’organizzazione che, come ha ricordato il costituzionalista Joseph Weiler, «non è l’Onu, ma un’azienda privata che si controlla da sola e può cambiare le regole se non le piacciono». La decisione su Balogun, presa senza motivazioni pubbliche e senza il coinvolgimento dell’intera commissione, ha incrinato la percezione di imparzialità in un torneo già segnato da tensioni geopolitiche: visti negati a tifosi di alcuni Paesi, arbitri allontanati, controlli rafforzati su nazionali sgradite. L’Europa, che domina il tabellone con le sue squadre, osserva con crescente preoccupazione la commistione tra potere politico e governance sportiva, mentre Pechino, assente dal torneo nonostante le ambizioni di Xi Jinping, può solo constatare come il calcio resti un terreno di influenza dove le regole scritte contano meno dei rapporti di forza.

L’eliminazione degli Stati Uniti chiude la parentesi agonistica ma non quella politica. Il Mondiale prosegue con le sue semifinali, e l’attenzione si sposta sulle squadre ancora in corsa, ma il precedente Balogun peserà a lungo sulla credibilità della Fifa. Per l’Italia, spettatrice anche questa volta, la lezione è amara: in un calcio dove una telefonata può riscrivere una squalifica, la distanza dal campo rischia di diventare irrilevante, mentre la vera partita si gioca altrove.

Divergenza — chi la racconta come
23%Bassa
4 blocchi · posizioni da −0.80 a −0.20
CriticoFavorevole
EURATLLATRUS
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa europea continentale−0.80critical
Stampa atlantica / anglosfera−0.20neutral
Stampa latinoamericana−0.60critical
Stampa russa e CSI−0.70critical
Stampa europea continentale−0.80
Voce

La Fifa agisce come un regime autoritario, ignorando le proprie commissioni e calpestando la democrazia.

Meccanismostoricizzazione autoritaria

Il paragone con l'Urss e l'enfasi sulla mancanza di trasparenza creano un'analogia storica che rende la critica più incisiva.

Omissione

Non menziona che Balogun ha dichiarato di non ritenere giusto il cartellino rosso, né che esiste un reclamo formale al CIO.

IndignazioneIroniaScetticismo
Stampa atlantica / anglosfera−0.20
Voce

L'organizzazione FairSquare denuncia la violazione della neutralità politica da parte di Infantino, chiedendo al CIO di intervenire.

Meccanismogiudizializzazione

La formalizzazione del reclamo presso un organismo internazionale come il CIO conferisce legittimità e urgenza alla denuncia.

Omissione

Non riporta il paragone con l'Urss né la mancanza di trasparenza interna della Fifa.

DistaccoScetticismoPragmatismo
Stampa latinoamericana−0.60
Voce

L'interferenza di Trump ha distorto il regolare svolgimento del Mondiale, e il giocatore stesso lo conferma.

Meccanismotestimonianza diretta

La testimonianza diretta del giocatore viene usata come prova inconfutabile dell'impatto negativo dell'interferenza.

Omissione

Non menziona il reclamo al CIO né le accuse di violazione della neutralità politica.

IndignazioneAllarmeScetticismo
Stampa russa e CSI−0.70
Voce

La pressione politica della Casa Bianca ha corrotto l'indipendenza della Fifa, come dimostra la denuncia al CIO.

Meccanismoviolazione del giuramento

L'accento sul giuramento violato e sull'autorità del MOC crea un quadro di illegittimità morale e procedurale.

Omissione

Non riporta le dichiarazioni di Balogun sull'effetto sulla squadra né la prospettiva del giocatore.

IndignazioneScetticismoAllarme

Questa notizia è apparsa su

12 testate · 7 lingue

Allarga lo sguardo

Da Geopolitics & Politics

Trump blinda Netanyahu: nessun arresto negli Usa, lo scontro con il sindaco di New York

9 lingue · 22 testate

Da Economy & Markets

Petrolio oltre 90 dollari: lo scontro nel Golfo paralizza lo Stretto di Hormuz

8 lingue · 21 testate

Da Technology

Esami, guerra e bullismo: i sistemi scolastici sotto stress ripensano valutazione e sicurezza

6 lingue · 10 testate

Leggi di più
L’ombra di Trump sul Mondiale: la squalifica revocata e il crollo degli Stati Uniti — PrismaNews