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Energia e Climadomenica 21 giugno 2026

L’Iran blocca di nuovo Hormuz, il petrolio balza a 81 dollari e i negoziati si complicano

Il Brent supera quota 80 dollari dopo il nuovo stop ai transiti imposto da Teheran e le minacce di Trump, con le trattative in Svizzera appese a un fragile cessate il fuoco.

Il prezzo del petrolio è tornato a salire toccando 81,11 dollari al barile per il Brent, mentre il WTI ha guadagnato il 2,64% a 78,62 dollari, dopo che l’Iran ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz, accusando Stati Uniti e Israele di aver violato l’accordo di pace temporaneo. Nonostante l’annuncio, secondo Washington almeno 55 navi avrebbero attraversato lo stretto nel weekend trasportando 17 milioni di barili, ma l’incertezza resta alta perché diverse petroliere hanno disattivato i segnalatori di posizione.

Le tensioni si sono rialimentate dopo che il presidente americano Donald Trump ha minacciato di riprendere i bombardamenti sull’Iran, proprio mentre il vicepresidente J.D. Vance incontrava i negoziatori iraniani in Svizzera. La delegazione di Teheran ha abbandonato il tavolo in segno di protesta, sottolineando il mancato rispetto degli impegni presi da Washington sul cessate il fuoco in Libano, dove raid israeliani hanno ucciso almeno venti persone a poche ore dall’entrata in vigore della tregua. Questo cortocircuito diplomatico mette in dubbio la riapertura rapida della via d’acqua, vitale per circa un quinto dei traffici petroliferi mondiali.

Secondo gli analisti internazionali, il mercato aveva scontato un rapido ritorno alla normalità, dopo che la scorsa settimana i prezzi erano crollati di oltre l’8%. Ma la complessità delle operazioni – sminamento, riattivazione dei pozzi, diffidenza degli armatori – rende la riapertura un processo lento. L’amministratore delegato di Saudi Aramco, Amin Nasser, ha avvertito che interruzioni prolungate potrebbero influenzare fino a 100 milioni di barili alla settimana e rinviare la stabilizzazione del mercato al 2027. Intanto, l’offerta aggiuntiva promessa da Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Iraq, e il flusso parziale di greggio iraniano (25 milioni di barili già usciti da un “blocco virtuale”), attutiscono solo in parte la pressione sui prezzi.

Per l’Europa e l’Italia, che dipendono fortemente dalle importazioni mediorientali, la persistente instabilità a Hormuz si riflette sul costo dei carburanti. Negli Stati Uniti, il prezzo della benzina, sebbene calato del 14% nell’ultimo mese, resta quasi un dollaro al gallone sopra i livelli pre-bellici, segnale della tensione sui listini globali. La partita si gioca ora sul tavolo diplomatico in Svizzera: per Teheran lo Stretto resta la leva negoziale decisiva, mentre l’OPEC+ dovrà presto decidere se aumentare ulteriormente la produzione per calmierare i mercati.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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I prezzi del petrolio sono saliti dopo che l'Iran ha nuovamente chiuso lo Stretto di Hormuz, accusando Israele e gli Stati Uniti di violare l'accordo di pace provvisorio. I dati di navigazione mostrano un forte calo del traffico. Il Brent ha raggiunto 81,11 dollari, mentre il WTI è salito di oltre il 2%.

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AllarmeUrgenza

Le tensioni sono aumentate dopo che l'Iran ha chiuso Hormuz e Trump ha minacciato nuovi attacchi militari, facendo impennare i prezzi del petrolio. I primi colloqui previsti dall'accordo provvisorio sono partiti male, con l'Iran che avrebbe abbandonato il tavolo. Lo Stretto di Hormuz, vitale per l'energia globale, è di nuovo al centro di un pericoloso braccio di ferro.

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domenica 21 giugno 2026

L’Iran blocca di nuovo Hormuz, il petrolio balza a 81 dollari e i negoziati si complicano

Il Brent supera quota 80 dollari dopo il nuovo stop ai transiti imposto da Teheran e le minacce di Trump, con le trattative in Svizzera appese a un fragile cessate il fuoco.

Il prezzo del petrolio è tornato a salire toccando 81,11 dollari al barile per il Brent, mentre il WTI ha guadagnato il 2,64% a 78,62 dollari, dopo che l’Iran ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz, accusando Stati Uniti e Israele di aver violato l’accordo di pace temporaneo. Nonostante l’annuncio, secondo Washington almeno 55 navi avrebbero attraversato lo stretto nel weekend trasportando 17 milioni di barili, ma l’incertezza resta alta perché diverse petroliere hanno disattivato i segnalatori di posizione.

Le tensioni si sono rialimentate dopo che il presidente americano Donald Trump ha minacciato di riprendere i bombardamenti sull’Iran, proprio mentre il vicepresidente J.D. Vance incontrava i negoziatori iraniani in Svizzera. La delegazione di Teheran ha abbandonato il tavolo in segno di protesta, sottolineando il mancato rispetto degli impegni presi da Washington sul cessate il fuoco in Libano, dove raid israeliani hanno ucciso almeno venti persone a poche ore dall’entrata in vigore della tregua. Questo cortocircuito diplomatico mette in dubbio la riapertura rapida della via d’acqua, vitale per circa un quinto dei traffici petroliferi mondiali.

Secondo gli analisti internazionali, il mercato aveva scontato un rapido ritorno alla normalità, dopo che la scorsa settimana i prezzi erano crollati di oltre l’8%. Ma la complessità delle operazioni – sminamento, riattivazione dei pozzi, diffidenza degli armatori – rende la riapertura un processo lento. L’amministratore delegato di Saudi Aramco, Amin Nasser, ha avvertito che interruzioni prolungate potrebbero influenzare fino a 100 milioni di barili alla settimana e rinviare la stabilizzazione del mercato al 2027. Intanto, l’offerta aggiuntiva promessa da Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Iraq, e il flusso parziale di greggio iraniano (25 milioni di barili già usciti da un “blocco virtuale”), attutiscono solo in parte la pressione sui prezzi.

Per l’Europa e l’Italia, che dipendono fortemente dalle importazioni mediorientali, la persistente instabilità a Hormuz si riflette sul costo dei carburanti. Negli Stati Uniti, il prezzo della benzina, sebbene calato del 14% nell’ultimo mese, resta quasi un dollaro al gallone sopra i livelli pre-bellici, segnale della tensione sui listini globali. La partita si gioca ora sul tavolo diplomatico in Svizzera: per Teheran lo Stretto resta la leva negoziale decisiva, mentre l’OPEC+ dovrà presto decidere se aumentare ulteriormente la produzione per calmierare i mercati.

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I prezzi del petrolio sono saliti dopo che l'Iran ha nuovamente chiuso lo Stretto di Hormuz, accusando Israele e gli Stati Uniti di violare l'accordo di pace provvisorio. I dati di navigazione mostrano un forte calo del traffico. Il Brent ha raggiunto 81,11 dollari, mentre il WTI è salito di oltre il 2%.

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Le tensioni sono aumentate dopo che l'Iran ha chiuso Hormuz e Trump ha minacciato nuovi attacchi militari, facendo impennare i prezzi del petrolio. I primi colloqui previsti dall'accordo provvisorio sono partiti male, con l'Iran che avrebbe abbandonato il tavolo. Lo Stretto di Hormuz, vitale per l'energia globale, è di nuovo al centro di un pericoloso braccio di ferro.

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