
Cina, export a +27% a giugno: il boom dell’IA spinge il surplus commerciale a livelli record
Le esportazioni cinesi accelerano oltre le attese, trainate dalla domanda globale di semiconduttori e hardware per l’intelligenza artificiale, mentre il surplus con Stati Uniti e Unione Europea si allarga.
Le esportazioni cinesi hanno registrato a giugno un balzo del 27% su base annua in dollari, raggiungendo 412,39 miliardi di dollari, ben oltre le attese degli analisti che si fermavano al 18,2%. Le importazioni sono cresciute del 36%, il ritmo più elevato degli ultimi cinque anni, portando il surplus commerciale mensile al record di 125,6 miliardi di dollari. È la performance migliore da febbraio, e consolida il ruolo del commercio estero come ammortizzatore di un’economia alle prese con una domanda interna debole e una crisi immobiliare prolungata.
La spinta arriva in primo luogo dalla domanda globale di hardware per l’intelligenza artificiale. Nei primi sei mesi dell’anno, le esportazioni cinesi di circuiti integrati sono quasi raddoppiate (+96%) a 177,28 miliardi di dollari, mentre le vendite di macchine per l’elaborazione dati e componenti sono salite del 41,3%. A questo si aggiungono due fattori congiunturali: i dettaglianti statunitensi hanno anticipato gli ordini di quattro-sei settimane per costituire scorte prima di possibili nuovi dazi, e gli esportatori cinesi hanno praticato prezzi aggressivi per conquistare clienti provati dall’aumento dei costi energetici legato al conflitto in Medio Oriente.
L’impatto sui partner commerciali è asimmetrico. Le vendite verso gli Stati Uniti sono aumentate del 13,9% a 43,5 miliardi, con un surplus bilaterale di 28,9 miliardi che mantiene alta la tensione dopo la visita di Trump a Pechino di maggio, giudicata deludente dagli osservatori di Washington. Ancora più marcato il divario con l’Unione Europea: il surplus cinese ha toccato i 32,9 miliardi di dollari a giugno, in crescita rispetto ai 30,7 miliardi di maggio, alimentando le preoccupazioni a Bruxelles e nelle capitali europee, Italia compresa, dove si teme un impatto sulla competitività industriale. Sul fronte orientale, il commercio con la Russia è cresciuto del 25,6% nel primo semestre a 134,17 miliardi, con la Cina che importa materie prime ed energia e mantiene un deficit commerciale. Taiwan, inserita nella stessa filiera dei semiconduttori, ha visto l’istituto di ricerca Academia Sinica alzare la previsione di crescita del PIL al 10,16% per l’anno, trainata proprio dall’export di chip e server.
La tenuta del quadro resta però condizionata alla domanda estera. Gli economisti di Pechino segnalano che la debolezza dei consumi interni – vendite al dettaglio piatte e investimenti in immobilizzazioni negativi – rende la Cina vulnerabile a un eventuale rallentamento globale. La pubblicazione del PIL del secondo trimestre, attesa per mercoledì, offrirà un primo banco di prova. Da quel dato dipenderanno le prossime mosse di politica economica, in un contesto in cui la sostenibilità del ciclo dell’IA è legata alla redditività dei modelli di business e alla capacità delle infrastrutture di supporto.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | +0.70 | aligned |
| Stampa del Golfo arabo | +0.20 | neutral |
L'economia cinese è in declino strutturale; i numeri delle esportazioni sono un'illusione temporanea.
Si enfatizza il contrasto tra i dati positivi a breve termine e le tendenze negative a lungo termine, creando una narrazione di 'falsa ripresa'.
Omette che il boom delle esportazioni è anche guidato da una domanda reale di IA e che la manifattura cinese resta competitiva.
La Cina stabilisce nuovi record grazie alla domanda di IA e alla cooperazione con la Russia.
Si mette in risalto il superamento delle aspettative e si collega il successo cinese al partenariato BRICS, ignorando le critiche occidentali.
Omette qualsiasi menzione dei rischi dei dazi USA o del rallentamento in altri settori dell'economia cinese.
Le esportazioni cinesi sorprendono positivamente, ma permangono incertezze geopolitiche e commerciali.
Si bilanciano i dati positivi con i rischi esterni (Iran, tariffe), presentando una visione equilibrata ma non entusiasta.
Omette le preoccupazioni strutturali più profonde sull'economia cinese che il blocco atlantica evidenzia.
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