
L’Australia chiama a raccolta l’Asean: ‘Scegliete come rispondere a Pechino’
Penny Wong denuncia ‘aggressioni’ e test missilistici, mentre Wang Yi accusa ‘forze esterne’ di fomentare tensioni: il quadrante indo-pacifico si infiamma.
Al vertice dei ministri degli Esteri dell’Asean a Manila, la capo della diplomazia australiana Penny Wong ha invitato i Paesi della regione a compiere una «scelta» su come rispondere a quella che Canberra descrive come una condotta sempre più aggressiva e destabilizzante della Cina nel Mar Cinese Meridionale. L’appello è seguito allo scontro tra guardia costiera cinese e marina filippina al Second Thomas Shoal, in cui un militare di Manila è stato colpito alla testa, e al test di un missile balistico lanciato da un sottomarino cinese nell’oceano Pacifico, giudicato «provocatorio» dall’Australia per la scarsa notifica e per il contesto di rapido potenziamento dell’arsenale nucleare di Pechino.
Secondo fonti diplomatiche del Quad – il quadrilatero che riunisce Australia, Stati Uniti, Giappone e India – gli episodi degli ultimi giorni confermerebbero un disegno coercitivo che mina l’ordine marittimo fondato sulle regole. Wong, incontrando l’omologo Wang Yi, ha ribadito che Canberra e i partner regionali «non si faranno intimidire» e ha messo in guardia contro la «militarizzazione» degli stretti, evocando anche il rischio di un pedaggio allo Stretto di Hormuz, con conseguenze dirette sui prezzi dell’energia che già colpiscono i consumatori europei e italiani. Nell’ottica di Pechino, invece, il portavoce del ministero degli Esteri Lin Jian ha dichiarato che l’Australia non è parte in causa e non ha titolo per intervenire, mentre Wang Yi, nel colloquio con la segretaria agli Esteri filippina Maria Theresa Lazaro, ha denunciato «provocazioni deliberate» da parte di «certe forze» interne all’apparato militare e di polizia di Manila, accusate di eseguire ordini di potenze esterne.
La tensione si inserisce in un anno in cui le Filippine detengono la presidenza di turno dell’Asean, costringendo il blocco a un difficile equilibrismo. Da un lato Manila ha formalmente protestato per le «azioni violente» della guardia costiera cinese; dall’altro, il comunicato congiunto Asean-Cina, rilanciato da fonti diplomatiche indonesiane, ha riaffermato l’impegno per un partenariato strategico «pratico, lungimirante e reciprocamente vantaggioso», con scambi commerciali che nel 2025 hanno superato i mille miliardi di dollari. I ministri del Quad, riuniti a margine, hanno promesso maggiore cooperazione su sicurezza marittima e tecnologie critiche, un’iniziativa che Pechino interpreta come un tentativo di contenimento. Per l’Europa e per l’Italia, la posta in gioco non è solo geopolitica: il discorso di Wong ha collegato esplicitamente l’instabilità negli stretti asiatici all’impennata del greggio, con il Brent vicino ai 90 dollari al barile e i costi dei carburanti in risalita, un campanello d’allarme per economie fortemente dipendenti dalle importazioni energetiche.
Il dossier resta incandescente. Filippine e Cina hanno concordato di mantenere aperti i canali di comunicazione per «ridurre il rischio di errori di calcolo», ma non è stato annunciato alcun meccanismo concreto di de-escalation. Il Quad accelera i preparativi per un possibile vertice dei leader entro fine anno, mentre Pechino continua a tessere la propria rete di comunità bilaterali con i singoli Stati Asean. Il prossimo banco di prova sarà l’attuazione del protocollo di potenziamento dell’area di libero scambio Asean-Cina, che misurerà la capacità dell’interdipendenza economica di attutire la rivalità strategica. La «scelta» evocata da Wong, per ora, resta senza una risposta corale, con le capitali del Sud-est asiatico intente a soppesare ogni mossa.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.80 | critical |
|---|---|---|
| Stampa sud-est asiatica | −0.30 | critical |
| Stampa cinese | +0.10 | neutral |
Australia e i suoi partner regionali condannano il test missilistico destabilizzante e l'aggressione navale cinese, chiedendo un'azione collettiva per sostenere l'ordine basato sulle regole.
Etichettare ripetutamente le azioni cinesi come 'destabilizzanti' e 'provocatorie' trasforma l'incidente nel Mar Cinese Meridionale in una minaccia esistenziale alla sicurezza, senza lasciare spazio a sfumature diplomatiche.
Il blocco omette l'impegno dichiarato della Cina per la pace e la cooperazione con l'ASEAN, nonché il tono costruttivo dell'incontro Wang-Lazaro.
I paesi ASEAN soppesano l'allarme australiano rispetto alle rassicurazioni cinesi, presentando una regione divisa tra la preoccupazione per la sicurezza e la necessità del partenariato economico.
Giustapponendo l'avvertimento australiano e l'impegno cinese per la pace nello stesso respiro, il blocco crea un'impressione di cronaca equilibrata, segnalando sottilmente il dilemma dei piccoli stati.
Il blocco omette la critica diretta al test missilistico cinese e i dettagli dello scontro navale, concentrandosi invece sulle narrazioni contrapposte.
La Cina si presenta come partner responsabile impegnato nel dialogo, esortando le Filippine a evitare errori di valutazione e definendo l'incontro costruttivo.
Sottolineando la natura 'franca, completa e costruttiva' dei colloqui e l'importanza di evitare errori di valutazione, il blocco normalizza l'incidente e distoglie l'attenzione dalle azioni aggressive.
Il blocco omette l'accusa australiana di aggressione, il test missilistico e i dettagli dello scontro navale che hanno innescato l'incontro.
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