
L’asimmetria silenziosa: Pechino ridisegna i rapporti con Mosca tra gas, commercio e scenari post-Putin
Il mancato accordo sul gasdotto siberiano durante la visita di Putin a maggio cristallizza un rapporto sempre più sbilanciato, mentre l’UE prepara misure di emergenza contro l’ondata export cinese.
Il fallimento delle trattative per il gasdotto «Power of Siberia 2» durante la visita di Vladimir Putin a Pechino nel maggio scorso ha messo a nudo la nuova geometria dei rapporti tra Russia e Cina. Secondo fonti vicine ai negoziati, la delegazione di Gazprom si è sentita rispondere che l’accordo sarebbe stato firmato solo a condizione che Mosca fornisse gas agli stessi prezzi praticati sul mercato interno russo, di fatto chiedendo al Cremlino di sovvenzionare l’infrastruttura. Pechino ha inoltre invitato la controparte a non sollevare più la questione fino a un cambio delle condizioni. L’episodio, ricostruito dalla stampa internazionale, segna il punto di approdo di uno slittamento di potere in atto dal 2022: quello che nel 2013 era un partenariato tra quasi eguali, con Xi Jinping che indicava in Putin un «modello di ruolo», si è trasformato in una relazione in cui la Cina esercita una leva sempre più ampia.
Nell’ottica di Pechino, la nuova asimmetria è il portato di quattro anni di guerra in Ucraina e di isolamento economico della Russia, che hanno fatto lievitare la dipendenza di Mosca dal mercato cinese. Oggi quasi il 40% dell’interscambio estero russo passa per la Cina, mentre la Russia rappresenta meno del 4% del commercio cinese. I dati del primo semestre 2026 confermano la tendenza: l’interscambio bilaterale è cresciuto del 25,6% a 134,2 miliardi di dollari, con un surplus russo alimentato dalle esportazioni di idrocarburi. Pechino, tuttavia, evita di umiliare pubblicamente il partner, memore della lezione degli anni Sessanta, quando l’atteggiamento sovietico da «fratello maggiore» fratturò l’alleanza. Così, mentre in privato strappa concessioni, in pubblico Xi mantiene un profilo rispettoso. Parallelamente, secondo fonti diplomatiche, la Cina sta tessendo relazioni con funzionari ed élite russe scavalcando il Cremlino, in vista di un possibile scenario post-Putin.
Dal Cremlino, il portavoce Dmitrij Peskov ha respinto ogni lettura in chiave di «socio di minoranza», rivendicando un rapporto paritario e annunciando nuovi progetti energetici congiunti. Ma i numeri raccontano una realtà diversa: la Russia è sempre più un fornitore di materie prime a basso costo e un mercato di sbocco per i manufatti cinesi, che spesso mettono in difficoltà i produttori locali. La partnership, notano analisti europei, poggia su fondamenta fragili – un’antipatia condivisa per l’ordine guidato dagli Stati Uniti, più che su valori comuni – e mostra segni di tensione, dalle inchieste su tentativi di spionaggio cinese tra funzionari russi di medio livello, che Mosca evita di rendere pubblici per non incrinare i rapporti, all’idea di un «Reverse Nixon» con cui Washington proverebbe a staccare la Russia da Pechino.
Sullo sfondo, Bruxelles osserva con preoccupazione l’ondata export cinese e si prepara a introdurre misure di salvaguardia di emergenza – dazi e contingenti caso per caso – dopo che il surplus commerciale cinese verso l’UE è cresciuto di quasi un quarto nella prima metà dell’anno. Denis Redonnet, vicedirettore generale per il Commercio della Commissione, ha dichiarato che un riequilibrio strutturale non arriverà prima di ottobre e che l’UE interverrà su più settori per contenere i livelli di export. Il dossier del gasdotto siberiano resta congelato: Pechino non riaprirà il tavolo finché Mosca non rivedrà le condizioni di prezzo. Nel frattempo, la Cina continua a pianificare una Russia senza Putin, coltivando centri di potere alternativi che possano garantirle influenza anche dopo un eventuale ricambio al Cremlino.
| Stampa europea continentale | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | +0.20 | neutral |
L’Occidente osserva con distacco analitico il ribaltamento di potere tra Mosca e Pechino, sottolineando la dipendenza russa e la posizione di forza cinese.
L’uso di dati economici concreti (40% del commercio estero) e di citazioni anonime costruisce una gerarchia di dipendenza che rende plausibile la subordinazione russa.
Viene omessa la replica ufficiale russa che respinge la caratterizzazione di partner minore, così come il contesto delle trattative in corso per il gasdotto.
La Russia respinge con forza la caratterizzazione di ‘partner minore’ e ribadisce la piena parità nei rapporti con la Cina, senza entrare nei dettagli delle trattative.
Ripetizione assertiva del principio di uguaglianza senza fornire controprove fattuali, delegittimando la fonte come errata e spostando l’attenzione sulla sovranità.
Viene omessa la richiesta cinese di gas a prezzi interni e qualsiasi indicazione di asimmetria economica, come il 40% del commercio estero russo in mano cinese.
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