
L'AI sotto chiave: Washington blocca Anthropic, Seul e Hong Kong nel mirino
Restrizioni all'export, sospetti su una telecom sudcoreana e ultimatum tecnici: la vicenda Anthropic ridisegna la geopolitica dell'intelligenza artificiale, con ripercussioni che toccano le banche d'affari globali e interrogano l'Europa.
La decisione dell'amministrazione Trump di imporre un severo controllo sull'esportazione dei modelli più avanzati di Anthropic – Fable 5 e Mythos 5 – ha innescato una crisi diplomatico-tecnologica dai riflessi immediati. Secondo fonti vicine alla Casa Bianca, il giro di vite è scattato dopo che, nel processo di revisione di una lista di oltre centocinquanta organizzazioni autorizzate ad accedere ai modelli, i funzionari statunitensi hanno individuato una società di telecomunicazioni sudcoreana con presunti legami con la Cina. Sebbene Washington non abbia mai nominato ufficialmente l'azienda, gli analisti a Seul puntano il dito contro SK Telecom, che proprio in quei giorni aveva annunciato con orgoglio l'ingresso nel programma di accesso anticipato a Mythos 5. La società ha respinto ogni accusa, rivendicando l'assenza di qualsiasi rapporto con fornitori cinesi come Huawei, ma la macchia del sospetto ha comunque spinto il governo americano a congelare l'accesso ai modelli per tutti gli utenti non statunitensi, gettando nel panico un intero ecosistema di ricerca e sviluppo.
La stretta non si è limitata a un divieto temporaneo. Da Washington è arrivato un ultimatum chiaro: Anthropic dovrà prima dimostrare di aver risolto le vulnerabilità di “jailbreaking” dei suoi sistemi, quelle tecniche di prompt engineering che permettono di aggirare le barriere di sicurezza dell'IA. In un incontro tecnico ad alto livello a metà giugno, i funzionari avrebbero respinto le rassicurazioni dell'azienda, ritenendo i rischi di un uso malevolo da parte di attori stranieri tutt'altro che trascurabili. La Casa Bianca non sembra più disposta a un dibattito accademico: la sicurezza nazionale impone fatti, non ipotesi. Anthropic, dal canto suo, ha risposto con pragmatismo, annunciando l'apertura di un ufficio a Seul per presidiare quello che il management definisce «uno dei mercati in più rapida crescita al mondo», un tentativo di mantenere un ponte con l'Asia tecnologicamente avanzata pur accettando i nuovi vincoli.
L'onda d'urto ha immediatamente travolto Wall Street. JPMorgan Chase e Goldman Sachs, secondo indiscrezioni raccolte nella piazza finanziaria di Hong Kong, hanno vietato ai propri dipendenti fuori dagli Stati Uniti di utilizzare i modelli Claude di Anthropic. Per JPMorgan il blocco è scattato a Hong Kong, dove i banchieri non vedono più comparire Claude nell'elenco interno dei large language model approvati. La motivazione ufficiale rimanda a una interpretazione restrittiva delle clausole di licenza, che già escludevano l'uso nella Cina continentale. Ma la tempistica rivela una corsa preventiva: le grandi banche d'affari hanno preferito anticipare eventuali sanzioni o rischi reputazionali, dimostrando come il settore privato stia facendo da amplificatore alle politiche di contenimento tecnologico dettate da Washington.
Per l'Europa, e per l'Italia in particolare, la vicenda rappresenta un campanello d'allarme. Osservatori a Bruxelles sottolineano come l'AI Act, appena entrato in vigore, non contempli meccanismi di export control paragonabili a quelli americani, ma la pressione per un allineamento transatlantico crescerà. Se gli Stati Uniti iniziano a segmentare l'accesso all'IA generativa più potente in base alla nazionalità degli utenti e ai sospetti di triangolazione con Pechino, le aziende europee – dalle banche alle telco, dai poli di ricerca alle startup – potrebbero trovarsi di fronte a un bivio: accettare modelli “depotenziati” o sviluppare alternative sovrane, con costi e tempi proibitivi. L'Italia, che punta molto sulla digitalizzazione del sistema produttivo e su partnership pubblico-private nell'IA, rischia di vedere rallentata l'adozione delle tecnologie più avanzate se il clima di sospetto si estende.
La prospettiva che si delinea è quella di una “balkanizzazione” dell'intelligenza artificiale, dove i modelli di frontiera diventano asset strategici soggetti a logiche di blocco, proprio come i semiconduttori. Da Pechino si osserva con preoccupazione la trasformazione dell'IA in un'arma geopolitica, mentre a Seul si cerca di smarcarsi dall'ombra cinese per non perdere il treno dell'innovazione. Anthropic, stretta tra le ambizioni globali e i diktat di Washington, è il primo caso emblematico di una nuova fase: quella in cui la potenza di un algoritmo si misura anche dalla lista di chi ha il permesso di interrogarlo.
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Washington impone un controllo sempre più stringente sull'esportazione di intelligenza artificiale, costringendo aziende come Anthropic a cercare rifugio a Seul. Le grandi banche americane bloccano l'accesso ai modelli avanzati a Hong Kong, alimentando il sospetto di una crociata tecnologica contro la Cina.
La Casa Bianca lancia un ultimatum ad Anthropic: risolvere le falle di sicurezza prima di rilasciare modelli all'estero. Intanto, grandi banche d'investimento estendono il divieto di accesso all'IA al personale di Hong Kong, in un clima di crescenti tensioni USA-Cina.
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