
Israele rivendica l’eliminazione di comandanti Hamas mentre il controllo su Gaza si espande
Nonostante il cessate il fuoco in vigore dall’ottobre 2025, l’esercito israeliano annuncia uccisioni mirate e allarga la zona di sicurezza, mentre Hamas mantiene capacità militari e cerca sostegno iraniano.
In una serie di annunci ravvicinati, le Forze di difesa israeliane hanno rivendicato l’uccisione di almeno tre comandanti di Hamas in distinti attacchi aerei nella Striscia di Gaza. Secondo i comunicati militari, tra le vittime figurano Nihad Riyad Abdul Rahim Arouq, comandante di plotone nel battaglione al-Shati, Omar Ahmad Abu Qasim, responsabile dell’unità cecchini, e Anas Mahmoud Ahmad, a capo dell’intelligence militare per la brigata di Khan Younis. Le operazioni sono state condotte mentre l’esercito israeliano dichiara di controllare oltre il 60 per cento del territorio della Striscia – in aumento rispetto al 53 per cento registrato all’inizio della tregua – in applicazione di un ordine del primo ministro Benjamin Netanyahu di portare la zona di sicurezza al 70 per cento. Dal canto suo, il movimento palestinese non ha confermato ufficialmente alcuno di questi decessi.
Dal punto di vista israeliano, le uccisioni mirate rispondono alla necessità di impedire la ricostituzione delle capacità militari di Hamas. Valutazioni dei servizi di sicurezza riportate dall’emittente pubblica Kan indicano che il gruppo armato disporrebbe ancora di circa 25.000 combattenti, di cui 2.500 apparterrebbero all’unità d’élite Nukhba, su una forza prebellica stimata in 35.000 uomini. I comandanti colpiti sono descritti come figure direttamente coinvolte nell’attacco del 7 ottobre 2023 e nella pianificazione di nuove operazioni contro le forze israeliane. Analisti israeliani, citati dalla stampa in lingua persiana, ipotizzano tuttavia che l’intensificazione delle operazioni possa rispondere anche a calcoli elettorali interni, in vista di un appuntamento che condiziona le scelte dell’esecutivo Netanyahu.
Sul fronte palestinese e regionale, la mancata conferma da parte di Hamas lascia aperto il contenzioso sulla veridicità delle rivendicazioni israeliane. Il movimento continua a operare nelle aree non sottoposte al controllo diretto dell’Idf, dove risiede la quasi totalità dei due milioni di abitanti di Gaza. Fonti israeliane segnalano inoltre un’intensificazione delle esecuzioni sommarie di presunti collaborazionisti da parte di Hamas, condotte in forma segreta per evitare reazioni interne. Sul piano diplomatico, secondo quanto riferito dalla stessa emittente Kan, dirigenti di Hamas avrebbero incontrato rappresentanti iraniani a margine dei funerali della Guida suprema Ali Khamenei, consegnando a Teheran un documento che sollecita un “ombrello diplomatico” e l’impiego dell’influenza regionale iraniana per rafforzare la posizione negoziale del movimento.
La tregua in vigore dall’ottobre 2025 appare così sempre più fragile. Il ministero della Sanità di Gaza ha quantificato in 1.108 i palestinesi uccisi e in oltre 3.500 i feriti dall’inizio del cessate il fuoco, mentre il bilancio complessivo dal 7 ottobre 2023 ha raggiunto 73.231 morti e 173.686 feriti. L’espansione della zona controllata da Israele modifica di fatto la geografia della Striscia, in assenza di un quadro negoziale condiviso. Al momento, Hamas non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sugli ultimi comandanti che Israele sostiene di aver eliminato, e le prospettive di una stabilizzazione restano subordinate a dinamiche militari e politiche che coinvolgono tanto il governo israeliano quanto gli equilibri interni palestinesi e il ruolo dei garanti regionali.
| Stampa iraniana e affini | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.20 | neutral |
| Stampa sud-est asiatica | 0.00 | neutral |
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
Il regime sionista mente e viola la tregua per fini politici.
Ripetendo la parola 'pretesa' e collegando le operazioni alle elezioni israeliane, si insinua che le dichiarazioni siano propaganda.
Non menziona che Hamas è designato come organizzazione terroristica da molti paesi, né l'attacco del 7 ottobre come contesto.
Israele elimina un terrorista di Hamas che ha partecipato all'attacco del 7 ottobre.
Usando il termine 'organizzazione terroristica' e riportando la dichiarazione senza contraddittorio, si legittima l'azione israeliana come necessaria.
Non menziona le accuse di violazione della tregua da parte di Israele né le critiche alla propaganda israeliana.
Hamas è ancora forte a Gaza, con migliaia di combattenti pronti.
Citando una fonte israeliana per affermare la forza di Hamas, si bilancia la narrazione israeliana di successo, suggerendo che la guerra è lungi dall'essere vinta.
Non riporta le affermazioni israeliane di aver ucciso comandanti di Hamas né il controllo del 60% di Gaza.
Israele controlla oltre il 60% di Gaza, ma Hamas è ancora lì.
Riportando la dichiarazione israeliana e aggiungendo un fatto che la contraddice (presenza di Hamas), si crea una parvenza di obiettività senza prendere posizione.
Non menziona i dettagli sugli uccisioni di comandanti né il contesto politico delle elezioni israeliane.
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