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Israele, la Corte Suprema nega la libertà al medico di Gaza detenuto senza accuse

Hussam Abu Safiya resta in isolamento: il caso solleva interrogativi sulla detenzione amministrativa e sul rispetto delle Convenzioni di Ginevra.

La Corte Suprema israeliana ha respinto il ricorso per la scarcerazione di Hussam Abu Safiya, il pediatra palestinese che dirigeva l’ospedale Kamal Adwan nel nord della Striscia di Gaza. Catturato dalle forze di difesa israeliane alla fine del 2024, dopo aver sfidato gli ordini di sfollamento forzato, Abu Safiya è rinchiuso da allora in isolamento nel carcere di Nafha, senza che sia mai stata formulata un’accusa formale. Il tribunale ha motivato la decisione appellandosi a «materiali confidenziali» non condivisi né con il detenuto né con il suo legale, e ha disposto il prolungamento della detenzione per altri sei mesi. Per gli osservatori internazionali, si tratta di un passaggio che mette a nudo le contraddizioni del sistema giuridico israeliano quando a essere privato della libertà è un cittadino palestinese.

La vicenda si inserisce nel quadro della Legge sui combattenti illegali del 2002, uno strumento normativo che consente la cosiddetta detenzione amministrativa di stranieri sospettati di appartenere a gruppi terroristici o di aver partecipato ad azioni ostili, scavalcando le garanzie processuali ordinarie e, secondo numerosi giuristi, le stesse Convenzioni di Ginevra. Abu Safiya è uno di almeno quattordici medici di Gaza incarcerati senza accuse per oltre un anno; fonti delle organizzazioni per i diritti umani parlano di 446 professionisti sanitari palestinesi detenuti senza prove dal 7 ottobre 2023. Il direttore del Kamal Adwan, in particolare, sarebbe stato sottoposto a pestaggi e torture durante la prigionia, come denunciato dal suo avvocato Naji Abbas e da Physicians for Human Rights Israel, che ha definito la sentenza «un profondo fallimento morale».

Secondo alcune ricostruzioni circolate sulla stampa israeliana, Abu Safiya sarebbe un colonnello del servizio medico militare di Hamas, ma tale accusa non è mai stata formalizzata in un capo d’imputazione, né sottoposta al vaglio di un processo. La Corte Suprema ha così finito per convalidare una detenzione basata su dossier segreti, alimentando il dibattito sulla tenuta dello Stato di diritto in Israele. Negli ambienti diplomatici europei il caso è seguito con crescente preoccupazione: Bruxelles ha più volte sollecitato il rispetto del diritto internazionale umanitario, e anche in Italia l’attenzione è alta, come dimostrano le inchieste pubblicate da testate come L’Espresso, Domani e Il Sole 24 Ore.

La detenzione di Abu Safiya non è un episodio isolato, ma il sintomo di una strategia più ampia che colpisce il sistema sanitario di Gaza. Il Kamal Adwan, ultimo ospedale funzionante nel nord della Striscia, è stato reso inagibile durante l’offensiva israeliana, e l’arresto del suo direttore ha privato la popolazione di un punto di riferimento medico in una fase già catastrofica. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ripetutamente denunciato gli attacchi alle strutture sanitarie, e la vicenda rischia di aggravare l’isolamento internazionale di Israele, già sotto pressione per le indagini della Corte penale internazionale.

Guardando avanti, il prolungamento della detenzione amministrativa senza capi d’imputazione rischia di normalizzare una prassi che erode la distinzione tra sicurezza e arbitrio. Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, che intrattiene con Israele relazioni diplomatiche e commerciali solide, si profila un dilemma: continuare a invocare il rispetto dei diritti umani nei consessi multilaterali o assumere iniziative più incisive, come la richiesta di accesso consolare per i detenuti palestinesi e una verifica indipendente delle condizioni carcerarie. La sorte del «medico di Gaza» è ormai un banco di prova per la credibilità dell’intero impianto giuridico che regola i conflitti asimmetrici.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 2 lingue

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Stampa europea continentaleStampa atlantica / anglosfera
Stampa europea continentale/ mediterranea
indignazionevittimismoallarme

La Corte Suprema israeliana ha prolungato la detenzione senza accuse del dottor Hussam Abu Safiya, pediatra di Gaza, per oltre 536 giorni. La decisione si basa su una legge che aggira le convenzioni internazionali e il giusto processo, mentre il medico e centinaia di altri professionisti sanitari sono trattenuti senza prove, alcuni avrebbero subito torture.

Stampa atlantica / anglosfera
distaccopragmatismo

La Corte Suprema israeliana ha respinto un appello per il rilascio del dottor Hussam Abu Safiya, direttore di un ospedale di Gaza, detenuto senza accuse dalla fine del 2024. La corte ha basato la sua decisione su materiale riservato non condiviso con la difesa, e il medico è tra almeno 14 dottori di Gaza trattenuti in condizioni analoghe.

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martedì 16 giugno 2026

Israele, la Corte Suprema nega la libertà al medico di Gaza detenuto senza accuse

Hussam Abu Safiya resta in isolamento: il caso solleva interrogativi sulla detenzione amministrativa e sul rispetto delle Convenzioni di Ginevra.

La Corte Suprema israeliana ha respinto il ricorso per la scarcerazione di Hussam Abu Safiya, il pediatra palestinese che dirigeva l’ospedale Kamal Adwan nel nord della Striscia di Gaza. Catturato dalle forze di difesa israeliane alla fine del 2024, dopo aver sfidato gli ordini di sfollamento forzato, Abu Safiya è rinchiuso da allora in isolamento nel carcere di Nafha, senza che sia mai stata formulata un’accusa formale. Il tribunale ha motivato la decisione appellandosi a «materiali confidenziali» non condivisi né con il detenuto né con il suo legale, e ha disposto il prolungamento della detenzione per altri sei mesi. Per gli osservatori internazionali, si tratta di un passaggio che mette a nudo le contraddizioni del sistema giuridico israeliano quando a essere privato della libertà è un cittadino palestinese.

La vicenda si inserisce nel quadro della Legge sui combattenti illegali del 2002, uno strumento normativo che consente la cosiddetta detenzione amministrativa di stranieri sospettati di appartenere a gruppi terroristici o di aver partecipato ad azioni ostili, scavalcando le garanzie processuali ordinarie e, secondo numerosi giuristi, le stesse Convenzioni di Ginevra. Abu Safiya è uno di almeno quattordici medici di Gaza incarcerati senza accuse per oltre un anno; fonti delle organizzazioni per i diritti umani parlano di 446 professionisti sanitari palestinesi detenuti senza prove dal 7 ottobre 2023. Il direttore del Kamal Adwan, in particolare, sarebbe stato sottoposto a pestaggi e torture durante la prigionia, come denunciato dal suo avvocato Naji Abbas e da Physicians for Human Rights Israel, che ha definito la sentenza «un profondo fallimento morale».

Secondo alcune ricostruzioni circolate sulla stampa israeliana, Abu Safiya sarebbe un colonnello del servizio medico militare di Hamas, ma tale accusa non è mai stata formalizzata in un capo d’imputazione, né sottoposta al vaglio di un processo. La Corte Suprema ha così finito per convalidare una detenzione basata su dossier segreti, alimentando il dibattito sulla tenuta dello Stato di diritto in Israele. Negli ambienti diplomatici europei il caso è seguito con crescente preoccupazione: Bruxelles ha più volte sollecitato il rispetto del diritto internazionale umanitario, e anche in Italia l’attenzione è alta, come dimostrano le inchieste pubblicate da testate come L’Espresso, Domani e Il Sole 24 Ore.

La detenzione di Abu Safiya non è un episodio isolato, ma il sintomo di una strategia più ampia che colpisce il sistema sanitario di Gaza. Il Kamal Adwan, ultimo ospedale funzionante nel nord della Striscia, è stato reso inagibile durante l’offensiva israeliana, e l’arresto del suo direttore ha privato la popolazione di un punto di riferimento medico in una fase già catastrofica. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ripetutamente denunciato gli attacchi alle strutture sanitarie, e la vicenda rischia di aggravare l’isolamento internazionale di Israele, già sotto pressione per le indagini della Corte penale internazionale.

Guardando avanti, il prolungamento della detenzione amministrativa senza capi d’imputazione rischia di normalizzare una prassi che erode la distinzione tra sicurezza e arbitrio. Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, che intrattiene con Israele relazioni diplomatiche e commerciali solide, si profila un dilemma: continuare a invocare il rispetto dei diritti umani nei consessi multilaterali o assumere iniziative più incisive, come la richiesta di accesso consolare per i detenuti palestinesi e una verifica indipendente delle condizioni carcerarie. La sorte del «medico di Gaza» è ormai un banco di prova per la credibilità dell’intero impianto giuridico che regola i conflitti asimmetrici.

Divergenza delle fonti

— · 3 testate · 2 lingue

50%Media

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Neutrale50%
Critico50%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 2 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa europea continentaleStampa atlantica / anglosfera
Stampa europea continentale/ mediterranea
indignazionevittimismoallarme

La Corte Suprema israeliana ha prolungato la detenzione senza accuse del dottor Hussam Abu Safiya, pediatra di Gaza, per oltre 536 giorni. La decisione si basa su una legge che aggira le convenzioni internazionali e il giusto processo, mentre il medico e centinaia di altri professionisti sanitari sono trattenuti senza prove, alcuni avrebbero subito torture.

Stampa atlantica / anglosfera
distaccopragmatismo

La Corte Suprema israeliana ha respinto un appello per il rilascio del dottor Hussam Abu Safiya, direttore di un ospedale di Gaza, detenuto senza accuse dalla fine del 2024. La corte ha basato la sua decisione su materiale riservato non condiviso con la difesa, e il medico è tra almeno 14 dottori di Gaza trattenuti in condizioni analoghe.

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