
Israele, il governo Netanyahu sfida la Corte Suprema: è crisi costituzionale
L'esecutivo dichiara che non rispetterà un'ordinanza sul regolatore dei media, opposizione e presidente parlano di linea rossa.
Il governo israeliano ha approvato all'unanimità una dichiarazione con cui si rifiuta di dare esecuzione a un'ordinanza della Corte Suprema che sospendeva l'attività del consiglio dell'Autorità per la televisione e la radio commerciale. La decisione, annunciata domenica dal ministro delle Comunicazioni Shlomo Karhi, ha immediatamente innescato una crisi costituzionale, con il presidente Isaac Herzog che ha parlato di "linea rossa" invalicabile e il leader dell'opposizione Yair Lapid che ha definito illegale il governo.
Secondo la ricostruzione fornita dall'esecutivo, la Corte avrebbe ecceduto le proprie competenze con un'ordinanza provvisoria emessa il 17 giugno, che bloccava le nomine del nuovo consiglio in attesa di esaminare i ricorsi presentati da organizzazioni della società civile. Il ministro della Giustizia Yariv Levin, già promotore della contestata riforma giudiziaria del 2023, ha sostenuto che il governo non riconoscerà sentenze in contrasto con la lettera della legge. Fonti vicine alla Corte, tuttavia, precisano che si tratta di un provvedimento interlocutorio, adottato dopo che lo Stato non aveva rispettato i termini per presentare le proprie memorie, e che non si è ancora pronunciata nel merito delle accuse di conflitto di interessi e parzialità politica che gravano su alcuni membri del consiglio, tra cui la presidente Yifat Ben Hay-Segev, già testimone al processo per corruzione del premier Benjamin Netanyahu.
Nell'ottica dei critici, la mossa del governo rappresenta un attacco senza precedenti allo stato di diritto e alla separazione dei poteri. L'ex viceprocuratrice generale Dina Zilber ha osservato che per la prima volta l'esecutivo utilizza i propri poteri formali per disattendere un ordine giudiziario, assestando "un duro colpo" all'architettura democratica. Il Movimento per un Governo di Qualità ha annunciato che presenterà un'istanza alla Corte Suprema per oltraggio alla corte, chiedendo sanzioni pecuniarie e persino l'arresto per i ministri coinvolti. Da Bruxelles, dove si segue con apprensione l'evoluzione della democrazia israeliana, si teme che la crisi possa indebolire ulteriormente l'immagine del paese come partner affidabile.
La vicenda si inserisce in un contesto politico incandescente. Le elezioni nazionali sono attese entro fine ottobre e i sondaggi indicano una probabile sconfitta della coalizione di destra guidata da Netanyahu. In questo scenario, secondo analisti israeliani, i ministri in cerca di visibilità per le primarie del Likud potrebbero usare lo scontro con la magistratura e con i media – dipinti come élite di sinistra – per mobilitare la propria base. Lo stesso Netanyahu, sotto processo per corruzione in tre casi, due dei quali legati a presunti favori a magnati dei media, non si è ancora espresso pubblicamente, ma il segretario di gabinetto Yossi Fuchs ha minimizzato la portata della dichiarazione, sostenendo che si tratta di una critica severa, non di un invito alla disobbedienza.
Al momento, il governo ha dichiarato che utilizzerà tutti i mezzi legali per annullare l'ordinanza, ma ha anche affermato che ignorerà gli atti amministrativi che ne derivano. La Corte Suprema dovrà ora pronunciarsi sulle richieste di contempt of court, mentre l'attenzione resta alta sulle prossime mosse dell'esecutivo, che ha già annunciato l'intenzione di sostituire l'attuale Autorità con un organismo più controllato dal governo. La crisi, che riaccende le tensioni della riforma giudiziaria congelata dopo l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, rischia di aggravare le fratture interne in un momento di forte pressione internazionale per la guerra a Gaza e in Libano.
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