
Iran, due esecuzioni per presunti legami con l’Isis: è allarme per l’aumento delle condanne a morte
Le autorità iraniane hanno giustiziato due uomini accusati di ribellione armata e affiliazione allo Stato Islamico, mentre il numero di esecuzioni nel paese raggiunge livelli record.
Martedì mattina, le autorità iraniane hanno eseguito la condanna a morte di Mohyeddin Abdollahi e Hossein Palani, accusati di «baghy» (ribellione armata contro la Repubblica Islamica) e di appartenenza a una cellula dello Stato Islamico. L’esecuzione, comunicata dall’agenzia giudiziaria Mizan, è avvenuta nel carcere di Kermanshah, secondo la Rete per i diritti umani del Kurdistan, che denuncia l’assenza di un ultimo colloquio con i familiari e il carattere segreto dell’esecuzione.
Secondo la magistratura iraniana, i due erano stati arrestati nel 2017 dopo uno scontro a fuoco sui monti Bamu, al confine con l’Iraq, in cui persero la vita tre membri delle Guardie della Rivoluzione. Le autorità sostengono che il gruppo stesse reclutando combattenti e preparando attacchi in Iran, e che il processo abbia rispettato le procedure, con difensori e ricorso in Cassazione. Tuttavia, organizzazioni per i diritti umani e fonti curde mettono in dubbio la regolarità del procedimento, ricordando che i tribunali per reati di sicurezza si svolgono a porte chiuse e spesso si basano su confessioni estorte sotto tortura, senza accesso effettivo a un avvocato di fiducia.
L’esecuzione si inserisce in un’impennata delle condanne capitali in Iran. Secondo i dati diffusi da Iran Human Rights, nel solo mese di giugno sono state giustiziate almeno 101 persone, e nel primo semestre del 2026 le esecuzioni hanno superato quota 370. Dopo l’inizio del conflitto mediorientale innescato dai raid americano-israeliani del 28 febbraio, Teheran ha accelerato il ricorso alla pena di morte, che i relatori delle Nazioni Unite descrivono come uno strumento di repressione politica. La nuova legge sull’inasprimento delle pene per spionaggio, approvata dopo la guerra dei dodici giorni dell’estate scorsa, ha fornito una cornice giuridica per procedere più rapidamente.
Testimonianze raccolte da Iran International tra i detenuti del carcere di Tehran Grande descrivono condizioni di detenzione degradanti: sovraffollamento estremo (fino a 500 persone in spazi concepiti per 210), mancanza di acqua potabile, cibo e farmaci, diffusione di parassiti e malattie come la scabbia. Le celle, prive di riscaldamento d’inverno e di raffreddamento d’estate, costringono i prigionieri a dormire nei corridoi. Queste condizioni, unite all’assenza di controlli indipendenti, alimentano i timori di organizzazioni come Amnesty International sull’uso sistematico della detenzione come leva repressiva.
Al momento, le autorità iraniane non mostrano segni di rallentamento. Il capo della magistratura, Gholamhossein Mohseni-Ejei, ha ripetutamente sollecitato i pubblici ministeri a emettere ed eseguire sentenze senza indulgenza per i casi legati alla guerra e alle proteste. Le prossime settimane potrebbero registrare nuove esecuzioni, mentre la comunità internazionale continua a denunciare la violazione degli standard minimi di equo processo.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.80 | critical |
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| Stampa iraniana e affini | +0.70 | aligned |
| Stampa africana subsahariana | 0.00 | neutral |
Il regime iraniano usa la lotta al terrorismo come pretesto per eliminare dissidenti e violare i diritti umani.
Si enfatizzano le condizioni carcerarie e la mancanza di trasparenza per minare la credibilità delle accuse e della sentenza.
Non menziona i dettagli della cellula terroristica e la conferma della Corte Suprema, che sono invece presenti nei resoconti del regime.
La Repubblica Islamica ha giustiziato due terroristi dopo un regolare processo, difendendo la sicurezza nazionale.
Si sottolinea la regolarità giudiziaria e la minaccia terroristica per presentare l'esecuzione come un atto legittimo e necessario.
Tace sulle condizioni carcerarie e sulle accuse di violazioni dei diritti umani sollevate da fonti esterne.
L'Iran ha eseguito due condanne a morte per terrorismo, secondo fonti ufficiali.
Si riportano solo i fatti dichiarati dalle autorità iraniane, senza verifica indipendente o commento, creando un resoconto apparentemente obiettivo.
Non include le critiche sui diritti umani né i dettagli sulle condizioni carcerarie presenti in altri resoconti.
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