
Investire nel capitale umano: tra budget record e burocrazie che frenano il futuro
Dalla Malaysia all'Italia, i governi aumentano gli stanziamenti per istruzione, sanità e ricerca, ma la vera sfida resta trasformare le risorse in sviluppo equo e innovazione.
La corsa globale alla costruzione del capitale umano passa per i numeri delle finanziarie, ma anche per la qualità delle istituzioni. La Malaysia ha appena presentato un bilancio federale da 421 miliardi di ringgit per il 2025, il più alto della sua storia, con un incremento del 3,3% rispetto all’anno precedente. Il primo ministro e ministro delle Finanze Anwar Ibrahim ha destinato 64,1 miliardi all’istruzione e 45,27 miliardi alla sanità, accompagnando le cifre con misure politicamente delicate: la razionalizzazione dei sussidi per il carburante RON95, che da metà anno escluderà il 15% più ricco della popolazione e i cittadini stranieri, e una proposta di legge per introdurre la detenzione domiciliare, pensata anche per alleggerire il sistema carcerario e che potrebbe avere ripercussioni dirette sull’ex premier Najib Razak.
Nel resto del Sud-est asiatico e in Asia meridionale, l’attenzione si concentra sull’efficacia della spesa. In Indonesia, la competizione per l’accesso alle università, sia nazionali che estere, spinge le scuole secondarie a ripensare il proprio ruolo: non più solo istruzione accademica, ma accompagnamento personalizzato con portfolio, sviluppo della leadership e simulazioni di colloqui per borse di studio. Parallelamente, il governo di Dacca ha proposto per l’anno fiscale 2025-26 un bilancio che porta la spesa per l’istruzione a circa il 2% del Pil, in netto aumento rispetto all’1,39% precedente. Tuttavia, analisti locali avvertono che senza una pianificazione rigorosa e procedure di spesa trasparenti, l’incremento rischia di restare un dato contabile, incapace di colmare le lacune infrastrutturali e qualitative che frenano la trasformazione del capitale umano in motore di sviluppo.
L’Europa non è immune da contraddizioni simili. L’Italia destina alla ricerca appena l’1,38% del Pil, quasi un punto percentuale in meno della media dell’Unione, ma il vero freno, secondo osservatori interni, non è solo la scarsità di fondi. La burocrazia rallenta bandi, assunzioni e la capacità di trasformare la conoscenza in autonomia industriale. Mentre Pechino e Washington accelerano su semiconduttori e intelligenza artificiale, il sistema italiano imbriglia i ricercatori in procedure che scoraggiano i talenti e ritardano la spesa effettiva. È un paradosso che accomuna molti paesi: in Bangladesh si teme che l’aumento degli stanziamenti per l’istruzione venga assorbito da inefficienze amministrative, mentre in Indonesia il rilancio dell’edilizia scolastica – con un piano di revitalizzazione massiccio previsto per il 2026 – dovrà dimostrare di saper passare dalla quantità dei cantieri alla qualità degli ambienti di apprendimento.
Il quadro che emerge è quello di una competizione internazionale in cui la posta in gioco non è solo la percentuale di Pil investita, ma la capacità di tradurre le risorse in competenze, ricerca e coesione sociale. L’Italia, con il suo nanismo burocratico, rischia di restare ai margini di una partita in cui Bruxelles stenta a imporre un’accelerazione comune. Il bilancio record di Kuala Lumpur e gli sforzi di Dacca e Giacarta mostrano che il Sud globale ha compreso la posta in gioco, ma la vera partita si giocherà sulla governance: senza riforme che rendano la spesa davvero produttiva, anche i budget più generosi rischiano di finanziare soltanto l’inerzia.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
2 gruppi editoriali · 4 lingue
Il governo ha presentato un bilancio record con forti aumenti per istruzione e sanità, puntando sul capitale umano. Tuttavia, restano preoccupazioni per le condizioni delle strutture pubbliche e per la capacità di realizzare i piani. Una proposta controversa sugli arresti domiciliari ha sollevato perplessità.
Il nuovo bilancio aumenta la spesa per l'istruzione al 2% del PIL, un incremento accolto con favore. Tuttavia, senza una pianificazione e un'esecuzione adeguate, i fondi aggiuntivi potrebbero non tradursi in reali miglioramenti nello sviluppo umano.
Articoli correlati
Stato d’emergenza in Bolivia: Paz mobilita l’esercito dopo l’intesa parziale con il sindacato
9 lingue · 29 testate
SportSaibari fulmina la Scozia in 71 secondi: il Marocco vola verso gli ottavi
6 lingue · 32 testate
SportBrasile, riscatto con Haiti: Cunha e Vinicius firmano il 3-0 che vale il primato nel Gruppo C
6 lingue · 29 testate