
Incentivi, dazi e divieti: la transizione elettrica globale a più velocità
Mentre l’Indonesia rinvia ancora gli incentivi e Delhi vieta i motori a scoppio, il Brasile alza le barriere doganali. Un quadro frastagliato che interroga anche l’Europa.
Il rinvio degli incentivi indonesiani per le auto elettriche, slittati prima da giugno a luglio e ora probabilmente ad agosto 2026, segnala una fase di ripensamento strategico a Giacarta. Il ministro coordinatore dell’Economia Airlangga Hartarto ha legato la revisione alla preparazione di un «programma per l’auto nazionale», mentre il ministro delle Finanze Purbaya Yudhi Sadewa ammette che la preparazione «non è ancora sufficiente». Nel frattempo l’industria e i consumatori restano in attesa: secondo il ministero dell’Industria, l’incertezza frena le decisioni d’acquisto e rischia di comprimere la performance del settore. Lo schema in discussione prevede sconti sull’IVA fino al 100% per le auto elettriche, modulati in base al contenuto di nichel nelle batterie – una leva che riflette il peso di Giacarta nella filiera globale del minerale – e un contributo di 5 milioni di rupie per le moto.
A Nuova Delhi la traiettoria è opposta. Il governo ha approvato una politica che dal 1° aprile 2028 consentirà l’immatricolazione delle sole due ruote elettriche, mentre per i veicoli commerciali a tre ruote e i furgoni N1 lo stop ai motori termici scatterà già dal gennaio 2027. Il piano, con uno stanziamento di 7.000 crore di rupie, esclude qualsiasi sussidio agli ibridi e punta tutto sui veicoli a batteria, accompagnati da esenzioni fiscali, incentivi all’acquisto e alla rottamazione, e dall’obiettivo di installare 32.000 punti di ricarica. Una scelta radicale che, secondo l’amministrazione della capitale, risponde al peso delle due e tre ruote nell’inquinamento urbano.
Sull’altro fronte, il Brasile ha confermato il rialzo dei dazi all’importazione di veicoli elettrici e ibridi, che da oggi salgono verso l’aliquota massima del 35% prevista per luglio. Il ministro dello Sviluppo Márcio Elias Rosa ha escluso modifiche al cronogramma, motivando la misura con la necessità di proteggere la produzione nazionale e l’occupazione, mentre le case automobilistiche ancora in fase di insediamento potranno beneficiare di contingenti a dazio zero. La decisione arriva in un momento di record produttivi interni, ma anche di pressioni del settore e di contrazione di mercati tradizionali come l’Argentina.
Queste traiettorie disegnano un mosaico globale in cui la transizione elettrica procede a velocità e con strumenti divergenti. In Indonesia, un ricercatore dell’Istituto Tecnologico di Bandung osserva che il passaggio all’elettrico modifica in profondità le abitudini di guida e incontra resistenze generazionali, con i più giovani più aperti e i baby boomer scettici, mentre l’ansia da autonomia resta un freno psicologico potente. La stessa società di finanziamento Mandiri Utama Finance sottolinea che l’adozione di massa non dipende solo dalle colonnine, ma da un credito accessibile e da esperienze dirette di prova. Per l’Italia e l’Europa, il nodo non è solo tecnologico: la competizione fra i grandi poli produttivi – dall’Asia al Sudamerica – e l’uso di leve come il contenuto di nichel o i dazi protettivi ridisegnano le catene del valore e pongono interrogativi sulla capacità dell’Unione di ritagliarsi uno spazio in un mercato sempre più segmentato. Il prossimo banco di prova sarà la decisione finale di Giacarta sugli incentivi, attesa per agosto, mentre a Brasilia l’aliquota piena entrerà in vigore a luglio.
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I governi del Sud-est asiatico continuano a rinviare gli incentivi per i veicoli elettrici, generando incertezza tra industria e consumatori. Mentre le infrastrutture di ricarica crescono, i funzionari sottolineano che finanziamenti accessibili e produzione locale sono indispensabili per l'adozione di massa. L'ambizione di sviluppare un'auto elettrica nazionale sta ora prendendo il posto dell'erogazione immediata dei sussidi.
I paesi latinoamericani stanno aumentando i dazi all'importazione sui veicoli elettrici, rispettando un calendario prestabilito nonostante le quote per l'industria. Questa mossa protezionistica mira a incentivare l'assemblaggio locale, ma rischia di rendere le auto elettriche più costose per i consumatori nel breve termine.
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