
Argentina-Egitto 3-2: gol annullato, accuse di furto e il sindaco di New York infiamma il dibattito
La vittoria in rimonta dell'Argentina sull'Egitto negli ottavi di finale del Mondiale 2026 scatena una bufera arbitrale, con il VAR al centro delle polemiche e reazioni dalla politica americana.
L’Argentina campione in carica ha piegato l’Egitto 3-2 in un ottavo di finale del Mondiale 2026 che resterà impresso più per le polemiche che per la spettacolare rimonta. Sotto di due reti a quindici minuti dalla fine, la squadra di Lionel Scaloni ha trovato il pareggio e poi il gol vittoria nei minuti di recupero, ribaltando una partita che sembrava ormai segnata. Ma il vero spartiacque dell’incontro è arrivato molto prima, al cinquantottesimo minuto, quando il VAR ha annullato una rete di Mostafa Ziko che avrebbe portato gli egiziani sul doppio vantaggio.
L’azione incriminata era nata da un presunto fallo di Marwan Attia su Lisandro Martínez, rilevato oltre venti secondi prima del gol e a quasi cento metri di distanza. L’arbitro francese François Letexier, richiamato alla revisione, ha cancellato la marcatura, scatenando l’indignazione della panchina egiziana e di milioni di tifosi. Poco dopo l’Egitto è comunque riuscito a raddoppiare, ma la rimonta argentina, innescata da Lionel Messi, ha ribaltato tutto. Un altro episodio chiave, nel recupero, ha visto il capitano egiziano cadere in area dopo un contatto con Julián Álvarez: il direttore di gara ha lasciato correre, e dalla ripartenza è nato il gol decisivo. Le successive analisi televisive hanno mostrato come il difensore argentino avesse toccato il pallone prima dell’avversario, ma la sequenza ha comunque alimentato il sospetto di un trattamento asimmetrico.
La reazione egiziana è stata immediata e durissima. La Federazione calcistica del paese (EFA) ha presentato un reclamo ufficiale alla FIFA, chiedendo un’inchiesta sull’operato di Letexier e del team VAR e domandando che l’arbitro non venga più designato per il resto del torneo. Il commissario tecnico Hossam Hassan ha parlato apertamente di “partita truccata” e ha accusato l’Argentina di aver condizionato la giacchetta nera, mentre l’attaccante Zico ha ironizzato: “Congratulazioni all’Argentina per un’altra Coppa del Mondo, da quel che si è visto”. La protesta ha presto varcato i confini sportivi: il sindaco di New York, Zohran Mamdani, nato in Uganda e con un passato al Cairo, durante la presentazione di un piano per i trasporti pubblici ha dichiarato che “l’Egitto è stato derubato”, scatenando applausi e trasformando la frase in un tormentone virale.
La FIFA, per bocca del responsabile arbitrale Pierluigi Collina, ha difeso l’intervento del VAR ricordando che “un fallo è un fallo” a prescindere dalla distanza temporale, e ha messo in guardia contro le accuse infondate che possono alimentare minacce agli ufficiali di gara. Negli ambienti sudamericani si tende a ridimensionare la portata delle proteste, sottolineando la correttezza tecnica delle decisioni e la forza della reazione argentina. Al Cairo, invece, l’episodio è vissuto come l’ennesima conferma di un sistema che protegge le grandi nazionali a scapito delle cosiddette “piccole”, un sentimento che ha trovato sponda anche in alcuni analisti europei, secondo cui l’estensione del protocollo VAR a fasi di gioco così remote rischia di minare la fluidità e la credibilità del calcio.
L’Argentina attende ora la vincente di un altro ottavo di finale, mentre l’Egitto torna a casa con l’amarezza di un’eliminazione che, al di là del risultato, ha già lasciato un solco profondo nel dibattito globale sull’uso della tecnologia. La protesta ufficiale è al vaglio della FIFA, ma qualsiasi decisione non potrà restituire ai Faraoni la chance di giocarsi i quarti di finale.
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