
Il silenzio dei cellulari e la voce dell’algoritmo: come il mondo ripensa gli esami
Dal Marocco all’Algeria, dall’Italia al Brasile, la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale ridisegnano l’accesso all’università, tra rilevatori di frodi e orientamento su misura.
Martedì scorso, nella Camera dei Consiglieri del Marocco, il ministro dell’Educazione Mohamed Saad Berrada ha offerto un’immagine tanto semplice quanto eloquente. «L’anno passato abbiamo sperimentato dodici dispositivi anti-frode: ciascuno intercettava circa centocinquanta casi di imbroglio. Quest’anno ne abbiamo distribuiti duemila, e ogni apparecchio ha scovato in media due soli furbetti». La frase, pronunciata durante una seduta di interrogazioni orali, racconta più di qualsiasi statistica: nelle aule dell’esame di maturità marocchino, i telefoni sono rimasti spenti e nascosti. Il dispositivo T3-SHIELD, sviluppato dall’Università Politecnica Mohammed VI e capace di fiutare segnali cellulari, wi-fi e bluetooth, ha trasformato la tensione tecnologica in un deterrente silenzioso, mentre 107.000 sorveglianti e 2.000 centri d’esame blindati da telecamere completavano un dispositivo che il ministero definisce «un passo verso l’integrità».
Quella marocchina non è che una tessera di un mosaico più ampio, che in queste settimane di luglio unisce le sponde del Mediterraneo e oltre. In Algeria, il ministro dell’Istruzione superiore Kamal Badari ha annunciato l’avvio delle iscrizioni universitarie per i neo-diplomati del baccalauréat a partire dal 15 luglio, ma il vero scarto è culturale: la piattaforma digitale di orientamento è stata interamente ridisegnata attorno a un «orientamento intelligente». Un sistema di intelligenza artificiale, addestrato su enormi quantità di dati relativi ai percorsi degli studenti, dialoga in linguaggio naturale con i candidati, calcola in tempo reale la media ponderata per l’accesso a corsi selettivi e, secondo le parole del ministro, «non dorme mai», restando attivo 24 ore su 24 per rispondere a dubbi e aspirazioni. È una versione algerina, costruita in casa, di quell’idea di Stato come piattaforma che altrove prende la forma di un assistente digitale onnipresente.
Proprio negli stessi giorni, Abu Dhabi ha annunciato il varo del programma «Il dipendente pioniere», che porta Microsoft 365 Copilot a decine di migliaia di funzionari governativi. L’obiettivo dichiarato è fare dell’emirato il primo governo al mondo interamente basato sull’intelligenza artificiale entro il 2027. Ma al di là della retorica, ciò che colpisce è la filosofia dichiarata: l’IA non come sostituto dell’umano, ma come «compagno quotidiano di pensiero, analisi dei dati e formulazione di soluzioni», capace di liberare il dipendente dalle mansioni ripetitive per restituirlo alla creatività e alla decisione politica. Una prospettiva che, osservata da Bruxelles, solleva interrogativi sulla sovranità digitale e sulla governance dei dati, ma che nel Golfo viene letta come la naturale evoluzione di un ecosistema amministrativo già fortemente centralizzato.
Dall’altra parte dell’Atlantico, il Brasile apre le iscrizioni al Prouni, il programma di borse di studio per l’università privata, con una procedura interamente digitalizzata sul Portale Unico di Accesso all’Istruzione Superiore. Anche qui, l’algoritmo non è assente: la selezione dei candidati, basata sul voto dell’Enem, incrocia automaticamente le scelte di corso, la modalità di concorrenza e le quote per persone con disabilità o per studenti indigeni, neri e meticci. L’Italia, intanto, pubblica il calendario dei test di ammissione per Medicina, Professioni sanitarie e Scienze della Formazione primaria per l’anno accademico 2026-2027, con date fisse a settembre e ottobre. Sebbene il processo appaia più tradizionale, il ministero dell’Università e della Ricerca ha precisato che le modalità di svolgimento e i contenuti delle prove per i corsi in lingua inglese saranno definiti con decreti successivi, lasciando intravedere possibili innovazioni.
In questo intreccio di iniziative, il dato comune non è soltanto la digitalizzazione, ma la tensione verso una personalizzazione di massa del percorso educativo. Che si tratti di un chatbot algerino che suggerisce la facoltà più adatta, di un dipendente di Abu Dhabi che delega a Copilot la sintesi di un rapporto, o di uno studente brasiliano che affida a un portale la propria speranza di borsa, la promessa è la stessa: ridurre l’attrito tra il desiderio di sapere e l’accesso alla conoscenza. Resta, come ultima immagine, il progetto annunciato dal ministro marocchino per il prossimo anno: un sistema digitale che sommerà da solo i punteggi delle 3,3 milioni di copie d’esame, per eliminare l’errore umano. Un dettaglio che, nella sua apparente modestia, racchiude forse il senso più profondo di questa stagione: la macchina non vuole sostituire il giudizio, ma renderlo più esatto, perché il sogno di uno studente non venga tradito da una virgola fuori posto.
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Il governo brasiliano apre le iscrizioni al Prouni, offrendo borse di studio per l'accesso all'università.
La notizia è presentata come un semplice avviso di servizio, senza contestualizzazione politica, normalizzando l'intervento statale.
Il Ministero dell'Università italiano fissa le date per le prove di ammissione ai corsi a numero programmato.
La notizia è presentata come un mero adempimento burocratico, senza enfasi o critica, normalizzando il processo selettivo.
I governi marocchino e algerino modernizzano l'istruzione con rilevatori anti-frode e intelligenza artificiale, ottenendo risultati misurabili.
La narrazione combina dati concreti (numero di rilevatori, riduzione delle frodi) con un tono celebrativo, creando una simmetria tra problema e soluzione tecnologica.
Abu Dhabi si proietta come primo governo AI al mondo, formando i propri dipendenti con strumenti all'avanguardia.
Il governo viene personificato come un'entità ambiziosa e visionaria, mentre la tecnologia è presentata come un mezzo per potenziare l'umano, non sostituirlo.
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