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Energia e Climavenerdì 10 luglio 2026

Il petrolio tiene i guadagni settimanali mentre lo Stretto di Hormuz resta quasi paralizzato

Nonostante un lieve calo venerdì, il greggio si avvia a chiudere la settimana con un rialzo del 6% dopo gli scontri tra Stati Uniti e Iran che hanno quasi fermato il traffico di petroliere nello Stretto di Hormuz.

I future sul Brent si sono attestati intorno a 76,30 dollari al barile nella seduta di venerdì, in flessione marginale rispetto alla chiusura precedente ma in rialzo di circa il 6% su base settimanale. Il West Texas Intermediate ha seguito una traiettoria analoga, con un guadagno settimanale vicino al 5%. La dinamica riflette un mercato sospeso tra il premio per il rischio geopolitico e la convinzione che l’offerta globale possa reggere, come indicato dal calo dei future su benzina e gasolio e dalla discesa del gas naturale europeo, segnale che gli operatori considerano ancora adeguate le scorte nonostante l’incertezza.

L’elemento scatenante è stata la nuova escalation tra Stati Uniti e Iran. Dopo che Teheran ha colpito infrastrutture militari americane in Kuwait, Bahrein e Qatar – e in un secondo momento in Giordania e Iraq – in risposta ai raid statunitensi sulle province costiere meridionali e orientali dell’Iran, il traffico di petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz si è pressoché fermato. Secondo i dati di tracciamento navale, giovedì il transito era vicino all’arresto completo, con solo poche unità in movimento. Prima del conflitto, lo stretto veicolava circa il 20% della fornitura quotidiana globale di petrolio e gas liquefatto. L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha avvertito che il perdurare delle tensioni potrebbe modificare le previsioni di surplus per il prossimo anno.

A contenere i rialzi hanno contribuito diversi fattori. Da Washington, il presidente Trump ha dichiarato di non attendersi un ritorno a una guerra su vasta scala e che ogni eventuale sviluppo si concluderà rapidamente. Gli analisti australiani di ANZ hanno osservato che la scelta dell’amministrazione di non colpire le infrastrutture energetiche iraniane ha offerto rassicurazione ai mercati. Sul fronte macroeconomico, il presidente della Fed di New York, John Williams, ha ribadito l’aspettativa di un calo dei prezzi energetici nei prossimi sei-dodici mesi, mentre dalla Cina è giunto un dato sull’inflazione alla produzione ai massimi da quattro anni, che segnala margini sotto pressione e domanda interna debole.

Le ripercussioni logistiche e strategiche si allargano. L’India, terzo importatore mondiale di greggio, ha annunciato la costruzione di una nuova riserva strategica a Mangaluru da 1,75 milioni di tonnellate. Il Giappone ha visto ridursi da 45 a 4 le proprie navi nell’area del Golfo, con 22 unità fatte uscire attraverso Hormuz in tre giorni. Le compagnie assicurative, intanto, hanno ridotto a circa sei ore il preavviso per la quotazione del premio di rischio guerra per i transiti nello stretto, un intervallo che fotografa la volatilità della sicurezza nella via d’acqua.

Sul canale diplomatico, mediatori regionali – Qatar e Pakistan in testa – lavorano per riportare Washington e Teheran al tavolo negoziale. Fonti americane indicano che i colloqui tecnici tra le parti non si sono mai interrotti del tutto. Secondo gli analisti di Singapore, la fiducia in un ritorno alla diplomazia frena ulteriori impennate dei prezzi, ma il premio al rischio resta elevato finché non sarà chiaro quando il traffico a Hormuz potrà normalizzarsi. Il prossimo banco di prova sarà la tenuta di questi canali negoziali e l’evoluzione dei flussi fisici di greggio nei giorni a venire.

Divergenza — chi la racconta come
Asse: Colpevolizzazione vs. Neutralità
26%Media
3 blocchi · posizioni da −0.60 a 0.00
Critici verso gli USANeutrali
IRNSEAATL
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa iraniana e affini−0.60critical
Stampa sud-est asiatica−0.50critical
Stampa atlantica / anglosfera0.00neutral
Stampa iraniana e affini−0.60
Voce

L'Iran denuncia l'aggressione americana e avverte che le interruzioni nello Stretto di Hormuz minacciano la sicurezza energetica globale.

Meccanismovittimizzazione

Presentando l'aumento dei prezzi come conseguenza diretta delle azioni statunitensi, la narrazione inverte la responsabilità e dipinge l'Iran come vittima, rendendo plausibile la sua posizione difensiva.

Omissione

La narrazione omette le dichiarazioni della Federal Reserve che prevedono un raffreddamento dei prezzi e le preoccupazioni per la domanda, che attenuerebbero l'urgenza della crisi.

AllarmeVittimismo
Stampa sud-est asiatica−0.50
Voce

Il Sud-est asiatico condanna l'aggressione americana e avverte che le interruzioni nello Stretto di Hormuz minacciano le forniture energetiche globali.

Meccanismoaccusa diretta

Utilizzando il termine 'aggressione' per descrivere le azioni statunitensi, la narrazione etichetta gli USA come aggressori, rendendo la posizione filo-iraniana moralmente giustificata.

Omissione

La narrazione omette le dichiarazioni della Federal Reserve che prevedono un raffreddamento dei prezzi e le preoccupazioni per la domanda, che ridurrebbero l'enfasi sulla crisi dell'offerta.

AllarmeIndignazione
Stampa atlantica / anglosfera0.00
Voce

L'Occidente teme che gli attacchi reciproci tra USA e Iran possano far precipitare la regione in una guerra su larga scala, con gravi conseguenze per i mercati energetici.

Meccanismoescalation simmetrica

Presentando la situazione come una spirale di escalation simmetrica, la narrazione evita di attribuire la colpa a una sola parte, mantenendo una posizione di osservatore preoccupato ma neutrale.

Omissione

La narrazione omette la prospettiva iraniana di aggressione e le dichiarazioni della Federal Reserve che prevedono un raffreddamento dei prezzi, che ridurrebbero l'urgenza della crisi.

AllarmePragmatismo

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venerdì 10 luglio 2026

Il petrolio tiene i guadagni settimanali mentre lo Stretto di Hormuz resta quasi paralizzato

Nonostante un lieve calo venerdì, il greggio si avvia a chiudere la settimana con un rialzo del 6% dopo gli scontri tra Stati Uniti e Iran che hanno quasi fermato il traffico di petroliere nello Stretto di Hormuz.

I future sul Brent si sono attestati intorno a 76,30 dollari al barile nella seduta di venerdì, in flessione marginale rispetto alla chiusura precedente ma in rialzo di circa il 6% su base settimanale. Il West Texas Intermediate ha seguito una traiettoria analoga, con un guadagno settimanale vicino al 5%. La dinamica riflette un mercato sospeso tra il premio per il rischio geopolitico e la convinzione che l’offerta globale possa reggere, come indicato dal calo dei future su benzina e gasolio e dalla discesa del gas naturale europeo, segnale che gli operatori considerano ancora adeguate le scorte nonostante l’incertezza.

L’elemento scatenante è stata la nuova escalation tra Stati Uniti e Iran. Dopo che Teheran ha colpito infrastrutture militari americane in Kuwait, Bahrein e Qatar – e in un secondo momento in Giordania e Iraq – in risposta ai raid statunitensi sulle province costiere meridionali e orientali dell’Iran, il traffico di petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz si è pressoché fermato. Secondo i dati di tracciamento navale, giovedì il transito era vicino all’arresto completo, con solo poche unità in movimento. Prima del conflitto, lo stretto veicolava circa il 20% della fornitura quotidiana globale di petrolio e gas liquefatto. L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha avvertito che il perdurare delle tensioni potrebbe modificare le previsioni di surplus per il prossimo anno.

A contenere i rialzi hanno contribuito diversi fattori. Da Washington, il presidente Trump ha dichiarato di non attendersi un ritorno a una guerra su vasta scala e che ogni eventuale sviluppo si concluderà rapidamente. Gli analisti australiani di ANZ hanno osservato che la scelta dell’amministrazione di non colpire le infrastrutture energetiche iraniane ha offerto rassicurazione ai mercati. Sul fronte macroeconomico, il presidente della Fed di New York, John Williams, ha ribadito l’aspettativa di un calo dei prezzi energetici nei prossimi sei-dodici mesi, mentre dalla Cina è giunto un dato sull’inflazione alla produzione ai massimi da quattro anni, che segnala margini sotto pressione e domanda interna debole.

Le ripercussioni logistiche e strategiche si allargano. L’India, terzo importatore mondiale di greggio, ha annunciato la costruzione di una nuova riserva strategica a Mangaluru da 1,75 milioni di tonnellate. Il Giappone ha visto ridursi da 45 a 4 le proprie navi nell’area del Golfo, con 22 unità fatte uscire attraverso Hormuz in tre giorni. Le compagnie assicurative, intanto, hanno ridotto a circa sei ore il preavviso per la quotazione del premio di rischio guerra per i transiti nello stretto, un intervallo che fotografa la volatilità della sicurezza nella via d’acqua.

Sul canale diplomatico, mediatori regionali – Qatar e Pakistan in testa – lavorano per riportare Washington e Teheran al tavolo negoziale. Fonti americane indicano che i colloqui tecnici tra le parti non si sono mai interrotti del tutto. Secondo gli analisti di Singapore, la fiducia in un ritorno alla diplomazia frena ulteriori impennate dei prezzi, ma il premio al rischio resta elevato finché non sarà chiaro quando il traffico a Hormuz potrà normalizzarsi. Il prossimo banco di prova sarà la tenuta di questi canali negoziali e l’evoluzione dei flussi fisici di greggio nei giorni a venire.

Divergenza — chi la racconta come
Asse: Colpevolizzazione vs. Neutralità
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L'Iran denuncia l'aggressione americana e avverte che le interruzioni nello Stretto di Hormuz minacciano la sicurezza energetica globale.

Meccanismovittimizzazione

Presentando l'aumento dei prezzi come conseguenza diretta delle azioni statunitensi, la narrazione inverte la responsabilità e dipinge l'Iran come vittima, rendendo plausibile la sua posizione difensiva.

Omissione

La narrazione omette le dichiarazioni della Federal Reserve che prevedono un raffreddamento dei prezzi e le preoccupazioni per la domanda, che attenuerebbero l'urgenza della crisi.

AllarmeVittimismo
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Il Sud-est asiatico condanna l'aggressione americana e avverte che le interruzioni nello Stretto di Hormuz minacciano le forniture energetiche globali.

Meccanismoaccusa diretta

Utilizzando il termine 'aggressione' per descrivere le azioni statunitensi, la narrazione etichetta gli USA come aggressori, rendendo la posizione filo-iraniana moralmente giustificata.

Omissione

La narrazione omette le dichiarazioni della Federal Reserve che prevedono un raffreddamento dei prezzi e le preoccupazioni per la domanda, che ridurrebbero l'enfasi sulla crisi dell'offerta.

AllarmeIndignazione
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L'Occidente teme che gli attacchi reciproci tra USA e Iran possano far precipitare la regione in una guerra su larga scala, con gravi conseguenze per i mercati energetici.

Meccanismoescalation simmetrica

Presentando la situazione come una spirale di escalation simmetrica, la narrazione evita di attribuire la colpa a una sola parte, mantenendo una posizione di osservatore preoccupato ma neutrale.

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La narrazione omette la prospettiva iraniana di aggressione e le dichiarazioni della Federal Reserve che prevedono un raffreddamento dei prezzi, che ridurrebbero l'urgenza della crisi.

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