
Pentagono respinge le accuse di aver nascosto i feriti negli attacchi iraniani in Giordania
Il New York Times rivela tre attacchi iraniani non divulgati con decine di feriti, ma il Dipartimento della Difesa parla di “menzogne” e difende la propria condotta.
Il Dipartimento della Difesa statunitense ha respinto con durezza le accuse di aver occultato informazioni su decine di militari feriti in attacchi iraniani in Giordania, definite “menzogne belle e buone” dal portavoce Sean Parnell. La controversia è esplosa dopo che un’inchiesta del New York Times, basata su fonti anonime dell’amministrazione, ha rivelato che nella settimana precedente al raid che venerdì scorso ha ucciso due soldati americani, Teheran aveva condotto altri tre attacchi contro le forze statunitensi nel Paese, causando decine di feriti e danni a diversi elicotteri, senza che il Pentagono ne desse notizia.
Secondo i vertici militari americani, il Comando centrale non è tenuto a rendere pubbliche le informazioni sui feriti, specie se questi tornano rapidamente in servizio, e diffondere dettagli sugli impatti potrebbe aiutare l’Iran a perfezionare la mira dei propri missili balistici e droni contro le basi che ospitano migliaia di soldati. Parnell ha difeso la trasparenza del dipartimento, definendolo “il più trasparente della storia”, e ha ricordato che i dati sulle perdite sono accessibili sul sistema pubblico del Pentagono. Ha inoltre accusato il quotidiano di diffondere “menzogne faziose” per minare la fiducia nell’esercito, in un momento in cui il conflitto con l’Iran si è riacceso dopo il collasso di una fragile tregua.
L’episodio si inserisce in un’escalation che dalla fine di febbraio ha causato almeno 17 morti e oltre 400 feriti tra le fila americane, con Teheran che, secondo analisti mediorientali, ha modificato la propria tattica concentrandosi sugli elementi vulnerabili della difesa statunitense, come intercettori e sistemi antiaerei. Il Pentagono ha progressivamente ridotto le informazioni pubbliche sulla guerra: ha smesso di comunicare il numero di obiettivi colpiti ogni giorno e, nelle ultime settimane, ha interrotto l’aggiornamento del conteggio complessivo dei feriti. Una scelta che, per osservatori europei, solleva interrogativi sulla tenuta del patto di trasparenza tra esecutivo e opinione pubblica in un conflitto che, pur non essendo dichiarato, coinvolge assetti e interessi strategici dell’intera alleanza atlantica.
Per l’Italia e l’Europa, la posta in gioco è duplice: da un lato la stabilità dello Stretto di Hormuz, da cui transita una quota rilevante degli approvvigionamenti energetici del Mediterraneo, dall’altro il rischio di un allargamento del conflitto che potrebbe coinvolgere le basi Nato nella regione. Entrambe le parti hanno segnalato aperture al negoziato: Teheran ha ricevuto proposte di de-escalation da mediatori internazionali, mentre il segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato che Washington è “sempre aperta alla diplomazia”, a patto che sia “un accordo che l’Iran sia disposto a rispettare”. Al momento, tuttavia, le operazioni militari proseguono senza sosta, e il dossier resta in bilico tra la necessità di contenere i danni collaterali e la pressione per una resa dei conti strategica.
| Stampa russa e CSI | −0.80 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.20 | neutral |
| Stampa israeliana | −0.50 | critical |
| Stampa iraniana e affini | −0.60 | critical |
La Russia denuncia l'occultamento da parte del Pentagono delle perdite subite, mettendo in luce l'ipocrisia americana.
Utilizza il report del NYT come prova inconfutabile, ignorando la smentita ufficiale per costruire una narrazione di inganno sistematico.
La risposta del Pentagono che nega le accuse non viene menzionata.
Il Pentagono respinge le accuse come infondate e difende la propria trasparenza, presentandosi come vittima di una campagna diffamatoria.
Enfatizza la smentita ufficiale e minimizza il report originale, utilizzando un linguaggio di 'bugie' e 'malizia' per delegittimare la fonte.
Israele sottolinea l'imbarazzo americano e la mancanza di trasparenza, allineandosi implicitamente con la critica ma senza attaccare direttamente l'alleato.
Usa il termine 'imbarazzo' per suggerire una debolezza strategica, e si basa sul report del NYT per mettere in dubbio la credibilità americana.
La smentita del Pentagono non viene riportata.
L'Iran evidenzia le perdite americane nascoste, presentandole come una prova della vulnerabilità degli Stati Uniti e della loro disonestà.
Seleziona solo le informazioni che mostrano danni agli USA, omettendo la smentita e il contesto di aggressione iraniana, per costruire una narrazione di vittoria morale.
La negazione del Pentagono e la prospettiva americana sull'aggressione iraniana sono assenti.
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