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Geopolitica e Politicamartedì 23 giugno 2026

Il Gruppo di Visegrád rinasce a Budapest: Magyar e Tusk rilanciano l’asse centroeuropeo

Il vertice dei premier V4 segna la ripresa del blocco regionale dopo due anni di gelo, mentre Budapest accelera sulle riforme anti-corruzione per sbloccare i fondi UE.

Il Gruppo di Visegrád (V4) ha tenuto ieri a Gödöllő, alle porte di Budapest, il primo vertice dei capi di governo in oltre due anni, ospitato dal nuovo premier ungherese Péter Magyar. All’incontro hanno partecipato il polacco Donald Tusk, il ceco Andrej Babis e lo slovacco Robert Fico. Magyar ha dichiarato che «il V4 è tornato» e ha proposto un collegamento ferroviario ad alta velocità tra le quattro capitali, oltre a un coordinamento su sicurezza energetica, politica agricola e immigrazione illegale. Tusk ha rilanciato l’idea di posizioni comuni prima dei Consigli europei, definendo il gruppo un «faro di speranza» capace di orientare le politiche dell’Unione.

La riattivazione del formato avviene in un quadro politico trasformato. Magyar, il cui partito Tisza ha ottenuto una maggioranza di due terzi alle elezioni di aprile, ha impresso una svolta alla politica estera ungherese: ha raggiunto un accordo con Kiev sui diritti della minoranza magiara in Ucraina occidentale e ha revocato il veto di Budapest all’avvio del processo di adesione di Kyiv all’UE. Secondo analisti centroeuropei, Tusk – anch’egli membro del Partito Popolare Europeo – vede nel rinnovato V4 uno strumento per rafforzare il peso della regione nei negoziati comunitari, mentre Babis e Fico, alleati dell’ex premier Orbán, hanno ridotto gli aiuti militari all’Ucraina ma si sono detti disponibili a rilanciare la cooperazione. Le divergenze sulla Russia restano marcate: Fico mantiene una linea filo-Cremlino, Magyar ha preso le distanze da Orbán ma l’Ungheria dipende ancora dall’energia russa, Babis adotta un approccio pragmatico e Tusk respinge ogni apertura verso Mosca.

Sul fronte interno, il parlamento ungherese ha approvato martedì una legge anti-corruzione che amplia i poteri dell’Autorità per l’Integrità – organismo creato nel 2022 ma rimasto inoperante – consentendole di controllare le dichiarazioni patrimoniali, chiedere indagini e sospendere gare d’appalto per proteggere i fondi europei. Il testo dispone lo scioglimento delle fondazioni di gestione patrimoniale di interesse pubblico (KEKVA) create sotto Orbán, con il recupero da parte dello Stato di attivi stimati in 8,5 miliardi di euro, e introduce sanzioni penali per omissioni nelle dichiarazioni dei responsabili politici. Secondo fonti diplomatiche a Bruxelles, queste misure, insieme a una riforma dei media pubblici in discussione in questi giorni, fanno parte della tabella di marcia concordata con la Commissione per sbloccare oltre 16 miliardi di euro di fondi UE congelati – circa il 13% del bilancio ungherese – entro la fine dell’anno.

Il governo Magyar ha inoltre presentato un emendamento costituzionale che prevede la cessazione del mandato del presidente Tamás Sulyok, il limite di due mandati per il premier e di tre per i deputati, il rinnovo delle corti supreme e la creazione di un’agenzia per il recupero dei beni statali, in quella che il premier ha chiamato «operazione Fuoco purificatore». Il V4, nato nel 1991 per coordinare il ritorno nell’Europa post-comunista, aveva conosciuto la sua stagione più visibile durante la crisi migratoria del 2015, quando Orbán guidò il fronte contrario alla politica di accoglienza di Angela Merkel. L’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 ne aveva spezzato l’unità, allontanando Varsavia e Praga da Budapest, mentre Bratislava restava allineata. La presidenza di turno del gruppo passa ora alla Slovacchia; il processo costituzionale ungherese inizierà a settembre, con un referendum sulla nuova Carta previsto per l’estate del 2027.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Il Gruppo di Visegrád rinasce: il vertice di Budapest segna un nuovo inizio dopo le fratture provocate dalla passata linea filo-russa dell'Ungheria. Il nuovo premier ungherese e Tusk ricuciono i rapporti per ristabilire un asse centroeuropeo pragmatico.

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Budapest è assorbita da un'epurazione interna: il governo ha presentato un emendamento costituzionale per destituire il presidente nell'ambito dell'«Operazione Fuoco Purificatore», volta a sradicare corruzione e mafia. Il vertice di Visegrád è poco più di una nota a margine in questo drammatico regolamento di conti interno.

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Il Gruppo di Visegrád rinasce a Budapest: Magyar e Tusk rilanciano l’asse centroeuropeo

Il vertice dei premier V4 segna la ripresa del blocco regionale dopo due anni di gelo, mentre Budapest accelera sulle riforme anti-corruzione per sbloccare i fondi UE.

Il Gruppo di Visegrád (V4) ha tenuto ieri a Gödöllő, alle porte di Budapest, il primo vertice dei capi di governo in oltre due anni, ospitato dal nuovo premier ungherese Péter Magyar. All’incontro hanno partecipato il polacco Donald Tusk, il ceco Andrej Babis e lo slovacco Robert Fico. Magyar ha dichiarato che «il V4 è tornato» e ha proposto un collegamento ferroviario ad alta velocità tra le quattro capitali, oltre a un coordinamento su sicurezza energetica, politica agricola e immigrazione illegale. Tusk ha rilanciato l’idea di posizioni comuni prima dei Consigli europei, definendo il gruppo un «faro di speranza» capace di orientare le politiche dell’Unione.

La riattivazione del formato avviene in un quadro politico trasformato. Magyar, il cui partito Tisza ha ottenuto una maggioranza di due terzi alle elezioni di aprile, ha impresso una svolta alla politica estera ungherese: ha raggiunto un accordo con Kiev sui diritti della minoranza magiara in Ucraina occidentale e ha revocato il veto di Budapest all’avvio del processo di adesione di Kyiv all’UE. Secondo analisti centroeuropei, Tusk – anch’egli membro del Partito Popolare Europeo – vede nel rinnovato V4 uno strumento per rafforzare il peso della regione nei negoziati comunitari, mentre Babis e Fico, alleati dell’ex premier Orbán, hanno ridotto gli aiuti militari all’Ucraina ma si sono detti disponibili a rilanciare la cooperazione. Le divergenze sulla Russia restano marcate: Fico mantiene una linea filo-Cremlino, Magyar ha preso le distanze da Orbán ma l’Ungheria dipende ancora dall’energia russa, Babis adotta un approccio pragmatico e Tusk respinge ogni apertura verso Mosca.

Sul fronte interno, il parlamento ungherese ha approvato martedì una legge anti-corruzione che amplia i poteri dell’Autorità per l’Integrità – organismo creato nel 2022 ma rimasto inoperante – consentendole di controllare le dichiarazioni patrimoniali, chiedere indagini e sospendere gare d’appalto per proteggere i fondi europei. Il testo dispone lo scioglimento delle fondazioni di gestione patrimoniale di interesse pubblico (KEKVA) create sotto Orbán, con il recupero da parte dello Stato di attivi stimati in 8,5 miliardi di euro, e introduce sanzioni penali per omissioni nelle dichiarazioni dei responsabili politici. Secondo fonti diplomatiche a Bruxelles, queste misure, insieme a una riforma dei media pubblici in discussione in questi giorni, fanno parte della tabella di marcia concordata con la Commissione per sbloccare oltre 16 miliardi di euro di fondi UE congelati – circa il 13% del bilancio ungherese – entro la fine dell’anno.

Il governo Magyar ha inoltre presentato un emendamento costituzionale che prevede la cessazione del mandato del presidente Tamás Sulyok, il limite di due mandati per il premier e di tre per i deputati, il rinnovo delle corti supreme e la creazione di un’agenzia per il recupero dei beni statali, in quella che il premier ha chiamato «operazione Fuoco purificatore». Il V4, nato nel 1991 per coordinare il ritorno nell’Europa post-comunista, aveva conosciuto la sua stagione più visibile durante la crisi migratoria del 2015, quando Orbán guidò il fronte contrario alla politica di accoglienza di Angela Merkel. L’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 ne aveva spezzato l’unità, allontanando Varsavia e Praga da Budapest, mentre Bratislava restava allineata. La presidenza di turno del gruppo passa ora alla Slovacchia; il processo costituzionale ungherese inizierà a settembre, con un referendum sulla nuova Carta previsto per l’estate del 2027.

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Il Gruppo di Visegrád rinasce: il vertice di Budapest segna un nuovo inizio dopo le fratture provocate dalla passata linea filo-russa dell'Ungheria. Il nuovo premier ungherese e Tusk ricuciono i rapporti per ristabilire un asse centroeuropeo pragmatico.

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Budapest è assorbita da un'epurazione interna: il governo ha presentato un emendamento costituzionale per destituire il presidente nell'ambito dell'«Operazione Fuoco Purificatore», volta a sradicare corruzione e mafia. Il vertice di Visegrád è poco più di una nota a margine in questo drammatico regolamento di conti interno.

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