
Il fragile cessate il fuoco nel Golfo spinge il petrolio, poi le quotazioni si raffreddano
I nuovi attacchi tra Stati Uniti e Iran hanno riacceso i timori per i flussi attraverso lo Stretto di Hormuz, ma l’annuncio di un ritorno al tavolo negoziale ha smorzato i rialzi.
Il prezzo del greggio ha vissuto una seduta nervosa dopo un fine settimana di escalation militare. Il Brent, che venerdì aveva toccato i minimi dall’inizio del conflitto a circa 72 dollari, è risalito fino a 73,39 dollari al barile nelle prime ore di lunedì, per poi ridimensionare i guadagni e attestarsi intorno a 72,20 dollari, in rialzo di poco più di mezzo punto percentuale. Il West Texas Intermediate ha seguito una traiettoria analoga, superando i 70 dollari prima di stabilizzarsi. A innescare la fiammata sono stati i raid reciproci seguiti all’attacco iraniano contro una nave cargo nello Stretto di Hormuz, che hanno mostrato la fragilità dell’intesa temporanea firmata il 17 giugno.
La dinamica dei prezzi riflette un mercato sospeso tra due forze opposte. Da un lato, gli analisti del gruppo bancario olandese ING hanno parlato di un «compiacimento strano» tra gli operatori, che nelle ultime settimane avevano rapidamente scontato una normalizzazione dei flussi di greggio dal Golfo Persico. Dall’altro, gli esperti della banca australiana ANZ hanno avvertito che i colli di bottiglia logistici – code di petroliere, infrastrutture danneggiate e impianti ancora fermi – rendono improbabile un ritorno ai volumi pre-conflitto prima della fine dell’anno. La ripresa delle operazioni di carico al terminale saudita di Ras Tanura, sospese per quasi quattro mesi, è un segnale positivo, ma la capacità effettiva di esportazione resta limitata.
Sul fronte diplomatico, Washington e Teheran hanno concordato di sospendere le ostilità e di riprendere i colloqui tecnici a Doha, in Qatar, già nella giornata di martedì. L’intesa provvisoria in 14 punti prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz e l’avvio di negoziati su questioni più ampie, incluso il programma nucleare iraniano. Tuttavia, le accuse incrociate di violazioni – con Teheran che contesta il mancato cessate il fuoco in Libano e gli Stati Uniti che denunciano attacchi alle navi commerciali – rendono il percorso estremamente incerto. La prospettiva di un’intesa definitiva, secondo gli analisti di Sydney, è accolta con scetticismo: «I mercati entrano a luglio con un cessate il fuoco di cui nessuno si fida davvero», ha sintetizzato Marc Chandler, capo strategist di Bannockburn Capital Markets.
Per l’Europa e l’Italia, la volatilità del greggio si inserisce in un quadro già teso sul fronte dei prezzi al consumo. La possibilità che la Federal Reserve alzi i tassi d’interesse, sostenuta da un dollaro forte ai massimi da un anno, ha appesantito l’oro, in calo del 13% nel secondo trimestre, e ha frenato i listini asiatici, con Seul in particolare penalizzata dal ridimensionamento dei titoli legati all’intelligenza artificiale. Le piazze europee hanno aperto poco mosse, con gli investitori in attesa di segnali più chiari. Il prossimo banco di prova saranno proprio i colloqui di Doha: un eventuale accordo sulla gestione dello Stretto potrebbe allentare la pressione sui prezzi energetici, ma ogni nuovo incidente rischia di riportare la tensione ai livelli di aprile, quando il Brent superò i 126 dollari.
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I prezzi del greggio sono saliti leggermente lunedì, con il Brent sopra i 72 dollari, mentre le ostilità tra Stati Uniti e Iran proseguivano per il quarto giorno. I mercati restano preoccupati per i rischi di approvvigionamento nello Stretto di Hormuz, ma cresce la fiducia che gli ultimi scontri militari non degenerino in una guerra regionale su vasta scala. Permane la speranza che un cessate il fuoco di 60 giorni possa ripristinare i flussi petroliferi attraverso lo stretto.
Il petrolio è rimbalzato lunedì dopo nuovi scambi di colpi tra Stati Uniti e Iran, mettendo in luce la fragilità dell'accordo provvisorio per porre fine alla guerra. Il conflitto, descritto come una guerra americano-israeliana contro l'Iran, ha rallentato il traffico di petroliere nello Stretto di Hormuz, mentre il memorandum d'intesa di giugno che includeva il Libano e la revoca delle sanzioni appare sempre più incerto. La ripresa delle ostilità getta ombre sulla stabilità regionale e sulla reale volontà di pace.
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