
Oltre 1.300 morti in Europa per l’ondata di caldo record, Spagna e Francia contano più di mille decessi ciascuna
Temperature superiori ai 40°C, record infranti in mezza Europa e un’impennata della mortalità attribuita al caldo: i dati provvisori delle autorità sanitarie e meteorologiche.
L’ondata di calore che ha investito l’Europa a partire dalla terza decade di giugno ha causato, secondo stime ancora provvisorie, più di 1.300 decessi in eccesso in tutto il continente. Lo ha comunicato il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, parlando di un fenomeno che si ripete ormai con cadenza annuale e che colpisce in modo sproporzionato le fasce più fragili della popolazione. I bilanci nazionali, basati su sistemi di sorveglianza della mortalità e non su certificazioni mediche dirette, indicano in Spagna almeno 1.028 morti attribuibili al caldo nel solo mese di giugno – più del doppio rispetto ai 407 dello stesso mese del 2025, che già era stato il giugno più caldo mai registrato – e in Francia circa 1.000 decessi supplementari, concentrati in particolare tra gli over 65.
Le temperature massime hanno superato i 40 gradi Celsius in Francia, Germania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca, Irlanda e Regno Unito, infrangendo record assoluti in diversi Paesi e record mensili in Svizzera e nel Regno Unito. L’agenzia meteorologica spagnola Aemet ha reso noto che la temperatura media di giugno è stata di 3,2 °C superiore alla norma 1991-2020, facendo del mese appena trascorso il secondo giugno più caldo dal 1961, dopo il 2025. Il satellite Sentinel-3 dell’Agenzia spaziale europea ha rilevato temperature superficiali del suolo fino a 55 °C in aree della Spagna centrale, della Francia occidentale e del Nord Africa, con Madrid a 48 °C e Roma a 44 °C.
Il gruppo di scienziati World Weather Attribution ha definito l’evento come l’ondata di caldo più severa mai registrata in Europa, e ha concluso che sarebbe stata “virtualmente impossibile” in giugno senza il cambiamento climatico di origine antropica. L’Organizzazione meteorologica mondiale e le agenzie nazionali attribuiscono il fenomeno a un blocco atmosferico di tipo “omega”, un anticiclone persistente che ha intrappolato aria calda di origine nordafricana, impedendo l’ingresso di correnti più fresche. In Francia e in Ungheria, l’eccessivo riscaldamento delle acque fluviali ha costretto alla sospensione temporanea di reattori nucleari.
Le autorità sanitarie di diversi Paesi hanno segnalato che la quasi totalità delle vittime appartiene alla popolazione anziana: in Spagna, 1.022 decessi su 1.028 riguardano persone con più di 65 anni, e 720 di queste avevano almeno 85 anni. In Francia, l’ondata di caldo di maggio – più precoce e intensa del solito – aveva già provocato circa 300 morti in eccesso, secondo i dati diffusi da Santé publique France. I sistemi di monitoraggio di Svizzera e di altri Paesi non hanno ancora reso noti i propri bilanci, che richiedono analisi statistiche più approfondite e verranno comunicati nelle prossime settimane. I dati provvisori restano suscettibili di revisione man mano che affluiscono le certificazioni di morte e si affinano i modelli di stima della mortalità attesa.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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L'articolo ritrae l'Europa come strutturalmente impreparata al caldo estremo, con edifici progettati per il freddo e una cultura che ha sottovalutato i rischi del calore. Inquadra l'ondata di calore come una sfida esistenziale allo stile di vita europeo, evidenziando l'inadeguatezza delle infrastrutture e la necessità di adattamento.
Il rapporto si concentra sul record di calore degli oceani globali, collegandolo ai cambiamenti climatici e a El Niño. Presenta i dati come un fatto scientifico, con implicazioni per il riscaldamento futuro, ma non affronta direttamente le morti per l'ondata di calore in Europa.
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