
Il Cremlino frena su Macron: «Nessuna conferma dagli Usa sul ruolo di mediatore»
Mentre Parigi annuncia la fine della neutralità americana, Mosca attende segnali da Washington e si dice ancora aperta alla mediazione, pur ricordando le forniture di armi a Kiev.
La dichiarazione del presidente francese Emmanuel Macron – secondo cui gli Stati Uniti non intendono più agire come mediatori neutrali nel conflitto ucraino – ha incontrato una reazione cauta da parte del Cremlino. Il portavoce Dmitrij Peskov ha osservato che Macron «non può certo fungere da avvocato o portavoce di Washington» e che finora non sono giunte conferme ufficiali da parte americana. Nella lettura di Mosca, peraltro, gli Stati Uniti non sono mai stati «assolutamente neutrali», poiché continuano a fornire a Kiev la maggior parte degli armamenti e delle tecnologie militari. Ciò nonostante, la Russia dichiara di apprezzare la disponibilità mostrata dall’amministrazione Trump a favorire una soluzione negoziata e resta aperta a riprendere il dialogo.
Al centro della tensione interpretativa c’è il vertice dell’agosto 2025 in Alaska tra Vladimir Putin e Donald Trump. Secondo il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, in quell’occasione la parte americana presentò proposte concrete – tra cui il ritiro dell’Ucraina dalla prospettiva Nato e il riconoscimento dei nuovi territori russi – che Mosca accettò integralmente. Il segretario di Stato Marco Rubio ha invece parlato di semplici «proposte» senza alcun accordo formale. Lavrov ha definito «poco elegante» negare l’esistenza di un’intesa dopo che una parte ha accolto le proposte dell’altra, e ha chiesto a Washington di chiarire una volta per tutte il proprio ruolo. La distanza tra le due narrazioni si è accentuata quando, nel febbraio 2026, gli Stati Uniti hanno preso le distanze dai cosiddetti «principi di Anchorage», alimentando il sospetto russo di un riallineamento americano sulle posizioni degli alleati europei.
Nell’ottica di Bruxelles e di altre capitali europee, l’uscita di Macron va letta anche come un tentativo di riportare l’Europa al tavolo dei negoziati, dopo che il formato bilaterale russo-americano aveva marginalizzato il continente. Lo stesso presidente francese, dopo una fase iniziale più moderata, ha assunto toni via via più assertivi verso Kiev, salvo poi cercare un ruolo di ponte nel processo di pace. Da Mosca, tuttavia, si accusa l’Europa e l’Ucraina di sabotare deliberatamente le intese dell’Alaska, mentre il Cremlino continua a considerare l’influenza americana su Kiev e sugli alleati europei come una leva indispensabile per qualsiasi progresso diplomatico.
Al momento, il dossier resta in una fase di stallo interlocutorio. Trump ha annunciato che, conclusa la partita con l’Iran, l’attenzione si sposterà sull’Ucraina, ma non esiste un calendario definito. La Russia, pur ribadendo che le forniture di armi rendono gli Stati Uniti parte in causa, non ha chiuso la porta alla mediazione e attende segnali operativi da Washington. Il chiarimento sullo status di mediatore – e sulla tenuta degli eventuali impegni presi in Alaska – appare il passaggio preliminare per qualsiasi rilancio del negoziato.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Mosca sostiene che Washington non può essere considerata un mediatore neutrale perché continua a fornire armi a Kiev. Il Cremlino respinge l'affermazione del presidente Macron secondo cui gli USA avrebbero abbandonato la neutralità, affermando che Parigi non parla per Washington. La Russia insiste di aver accettato le proposte americane durante il vertice in Alaska, contraddicendo la smentita statunitense di qualsiasi accordo, e chiede chiarezza sul ruolo degli USA.
Il presidente Macron dichiara che gli Stati Uniti non sono più neutrali sull'Ucraina, sostenendo ora l'integrità territoriale e imponendo sanzioni alla Russia. Il ministro degli Esteri Lavrov chiede a Washington di chiarire se intende essere un mediatore di pace, dopo che il segretario Rubio ha negato che sia stato raggiunto un accordo all'incontro in Alaska. Gli USA affermano di restare pronti a svolgere un ruolo costruttivo.
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