
I medici inglesi chiudono la vertenza salariale, ma in Australia si profila il primo sciopero in vent'anni
L'accettazione dell'offerta del governo britannico pone fine a un anno di agitazioni nel NHS, mentre i camici bianchi del Victoria si preparano a un'azione sindacale per ottenere aumenti e tutele.
Il voto dei medici residenti in Inghilterra ha sancito la fine di una delle dispute sindacali più lunghe e aspre nella storia recente del Servizio Sanitario Nazionale. Con una partecipazione del 57% e il 53% di voti favorevoli, i membri della British Medical Association hanno accettato l'offerta governativa, mettendo fine a un anno di scioperi che ha visto 21 giorni di astensione dal lavoro e 15 round di agitazioni dal 2023. L'accordo scongiura un'escalation che avrebbe potuto culminare in un nuovo stop di quattro giorni, già annullato a metà giugno dopo la presentazione della proposta.
L'intesa prevede un aumento medio del 6,6% da implementare entro aprile 2027, l'estensione dei termini contrattuali standard del 2016 a tutti i medici impiegati a livello locale e la creazione di 4.500 posti aggiuntivi per la formazione specialistica in tre anni. Secondo il Dipartimento della Salute e dell'Assistenza Sociale, ciò porterà la retribuzione media dei medici residenti a un livello superiore del 35,2% rispetto a quattro anni fa. Il Segretario alla Salute James Murray ha parlato di «un passo avanti per voltare pagina dopo i disordini dei mesi scorsi», mentre il presidente della BMA, Jack Fletcher, ha riconosciuto che l'offerta è «sufficiente per proseguire sulla strada del recupero salariale e per affrontare la carenza di posti di lavoro».
La vertenza, iniziata sotto il governo conservatore e proseguita con l'esecutivo laburista insediatosi nel luglio 2024, aveva come posta in gioco il recupero del potere d'acquisto eroso dall'inflazione. I medici sostenevano che gli stipendi fossero calati in termini reali dal 2008. L'accordo rappresenta un successo per il governo, che aveva fatto della stabilizzazione del NHS una priorità, ma anche un compromesso: la BMA aveva minacciato un'intensificazione delle azioni in caso di rigetto, e il voto favorevole, seppur risicato, chiude una fase di incertezza.
Mentre in Inghilterra si volta pagina, in Australia lo scenario è opposto. I medici degli ospedali pubblici dello Stato di Victoria si stanno avvicinando alla prima azione sindacale in vent'anni. L'Associazione Medica Australiana (AMA Victoria) e il sindacato dei medici salariati hanno denunciato una situazione di stallo nelle trattative con il governo statale, accusato di aver ritirato impegni su questioni chiave come l'accesso agli straordinari retribuiti. In un'assemblea con oltre 2.000 partecipanti, il 99% ha votato a favore della richiesta di un ordine di azione protetta presso la Fair Work Commission, passo necessario per indire un referendum che autorizzi campagne di protesta, boicottaggi e scioperi.
Le rivendicazioni in Victoria includono un aumento salariale del 30% in quattro anni e migliori condizioni per il lavoro straordinario, spesso non retribuito. L'AMA ha proposto un'escalation in tre fasi: dalla campagna pubblica al rifiuto degli straordinari non programmati, fino a possibili astensioni dal lavoro, con la garanzia di non compromettere la sicurezza dei pazienti. Il ministro della Salute Harriet Shing ha dichiarato che le trattative proseguono «in buona fede». La prossima tappa è il deposito dell'ordine presso la Commissione, mentre in Inghilterra l'attenzione si sposta sull'attuazione dell'accordo e sulle dimissioni annunciate del premier Keir Starmer, previste per metà luglio.
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I medici inglesi hanno accettato un accordo salariale che chiude un anno di scioperi, con aumenti medi del 6,6% e nuovi posti di formazione. In Australia, invece, i dottori del Victoria si avvicinano al primo sciopero in vent'anni, denunciando lo stallo delle trattative e il dietrofront del governo. La stampa anglosassone registra il sollievo pragmatico per la tregua nel NHS, ma guarda con scetticismo alla crisi che si profila dall'altra parte del mondo.
I medici inglesi hanno votato a favore dell'offerta del governo, chiudendo un anno di scioperi che avevano messo sotto pressione il servizio sanitario. L'intesa prevede un aumento medio del 6,6% e migliaia di posti di formazione aggiuntivi, una notizia accolta come una vittoria per i dottori, i pazienti e l'intero NHS.
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