
Houthi bloccano Bab el-Mandeb, petroliere saudite invertono la rotta
L'annuncio del blocco navale contro l'Arabia Saudita da parte dei ribelli yemeniti apre un nuovo fronte nella guerra tra Stati Uniti e Iran, minacciando le esportazioni di greggio e le rotte commerciali globali.
Lunedì 20 luglio 2026 il movimento yemenita Ansar Allah, noto come Houthi, ha dichiarato un blocco navale contro l'Arabia Saudita con effetto immediato, minacciando di attaccare qualsiasi nave diretta o proveniente dai porti sauditi. Nelle ventiquattr'ore successive, due petroliere cariche di greggio saudita destinate a Cina e India – la Rodos e la Xin Long Yang – hanno invertito la rotta nel Mar Rosso, dirigendosi verso il Canale di Suez anziché attraversare lo stretto di Bab el-Mandeb. Una terza nave, la New Prime, ha fatto marcia indietro al largo dell'Oman. Secondo i dati di tracciamento marittimo, si tratta delle prime deviazioni confermate dopo l'annuncio del blocco, che ha già spinto i premi assicurativi di guerra e fatto salire il prezzo del petrolio Brent sopra i 91 dollari al barile.
La decisione degli Houthi, che controllano ampie porzioni dello Yemen e la costa affacciata sul Mar Rosso, è stata presentata dal portavoce militare Yahya Saree come una ritorsione per il «blocco saudita» contro i porti yemeniti e per il recente attacco all'aeroporto di Sanaa, attribuito a Riad. Il governo saudita ha respinto le accuse come «infondate» e ha annunciato che adotterà «tutte le misure necessarie» per proteggere le proprie navi. Da Washington, il presidente Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti «si occuperanno» della minaccia, ricordando le operazioni militari già condotte contro il gruppo. Fonti vicine alla coalizione a guida saudita hanno assicurato una risposta «rapida e ferma» a qualunque attacco.
Bab el-Mandeb, il «Portale delle Lacrime» che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden, è uno dei colli di bottiglia più strategici per il commercio marittimo globale: vi transita circa il 15% del traffico mondiale, inclusa una quota crescente di greggio saudita da quando lo Stretto di Hormuz è di fatto paralizzato dagli scontri tra Stati Uniti e Iran. Secondo gli analisti del settore energetico, oltre 4 milioni di barili al giorno di petrolio saudita vengono ora esportati attraverso il terminal di Yanbu e lo stretto yemenita. Un blocco effettivo, anche solo parziale, potrebbe sottrarre al mercato fino al 7% dell'offerta globale di greggio, con ripercussioni immediate sui costi di trasporto e sui prezzi alla pompa anche in Europa e in Italia, dove le raffinerie dipendono in misura significativa dal greggio mediorientale.
L'iniziativa degli Houthi si inserisce in una più ampia escalation regionale. Dopo il collasso dell'accordo di pace provvisorio tra Washington e Teheran, gli Stati Uniti hanno condotto per dieci notti consecutive bombardamenti su obiettivi militari e infrastrutturali in Iran, mentre Teheran ha risposto con attacchi a basi americane in Bahrein, Kuwait e Giordania e colpendo una petroliera nello Stretto di Hormuz. Secondo fonti della sicurezza marittima europea, l'Iran avrebbe esercitato pressioni sugli Houthi affinché aprissero un secondo fronte proprio nello Yemen, con l'obiettivo di strangolare le esportazioni saudite e aggravare la crisi energetica globale, in una logica di «sofferenza condivisa» che caratterizza la dottrina strategica di Teheran.
Al momento, il porto di Yanbu continua a operare e alcune navi già in transito nel Mar Rosso stanno completando le operazioni di carico. Tuttavia, la minaccia di attacchi asimmetrici – mine, droni, imbarcazioni esplosive – basta a dissuadere molti armatori, come già accaduto durante la guerra di Gaza. La diplomazia internazionale resta in stallo, mentre i Paesi del Golfo e le cancellerie occidentali osservano con apprensione l'evolversi di una crisi che potrebbe sommare gli effetti di due strozzature marittime simultanee, con conseguenze economiche di portata globale.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.50 | critical |
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
Un analista di sicurezza allineato agli Stati Uniti presenta il blocco degli Houthi come un'estensione diretta della guerra USA-Iran, posizionando gli Stati Uniti come garanti del commercio e della sicurezza globali.
Collegando l'azione degli Houthi al più ampio conflitto USA-Iran, il blocco crea una narrazione di escalation simmetrica che giustifica l'intervento militare statunitense.
Il blocco minimizza la giustificazione degli Houthi di ritorsione per il blocco saudita e l'attacco all'aeroporto, inquadrando l'evento esclusivamente come un nuovo fronte nella guerra USA-Iran.
Un economista globale preoccupato avverte che il blocco degli Houthi potrebbe innescare una crisi petrolifera mondiale e approfondire la recessione economica, esortando alla de-escalation.
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Il blocco omette la più ampia escalation militare USA-Iran e le ragioni dichiarate degli Houthi, concentrandosi esclusivamente sulle ricadute economiche e sul rischio di recessione globale.
Un osservatore neutrale del Sud del mondo riporta i fatti del blocco e la risposta statunitense senza schierarsi, trattandolo come uno sviluppo lontano ma importante.
Mantenendo un tono fattuale ed equilibrato, il blocco si distanzia dal conflitto, presentando la storia come una questione di commercio globale piuttosto che una crisi geopolitica.
Il blocco omette le dettagliate azioni militari USA-Iran e la giustificazione degli Houthi, concentrandosi invece sulle interruzioni logistiche immediate e sulla risposta statunitense.
Un osservatore distaccato del Cremlino riporta la promessa personale di Trump come elemento chiave, riducendo l'intera storia a un commento presidenziale statunitense.
Concentrandosi esclusivamente sulla dichiarazione di Trump e ignorando gli eventi reali, il blocco personifica lo stato USA nel suo leader, rendendo la risposta una questione di volontà individuale.
Il blocco omette il blocco effettivo degli Houthi, le deviazioni delle petroliere e il più ampio contesto del conflitto USA-Iran, riducendo la storia a un singolo commento presidenziale statunitense.
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