
Hamas sceglie Khalil al-Hayya, il negoziatore sopravvissuto che rafforza l’ala radicale
L’elezione del capo negoziatore, vicino all’Iran e sopravvissuto a un raid israeliano a Doha, segnala la continuità della lotta armata e irrigidisce le prospettive del cessate il fuoco.
Il movimento islamista palestinese Hamas ha eletto Khalil al-Hayya come nuovo capo del suo ufficio politico, succedendo a Yahya Sinwar, ucciso dalle forze israeliane a Gaza nell’ottobre del 2024. La nomina, annunciata lunedì dopo un secondo turno di votazioni del Consiglio della Shura, pone fine a quasi due anni di gestione collegiale affidata a un consiglio di cinque membri. Al-Hayya, già capo di Hamas per la Striscia dall’esilio in Qatar e principale negoziatore nei colloqui indiretti con Israele, ha prevalso sull’ex leader Khaled Meshaal con un margine che fonti interne descrivono come risicato ma netto, in un voto condotto con meccanismi di segretezza estrema per eludere i tentativi di eliminazione mirata da parte di Tel Aviv.
Secondo analisti vicini al movimento, la vittoria di al-Hayya rappresenta l’affermazione della componente più radicale e legata a Gaza, che ha sopportato il peso maggiore dell’offensiva israeliana successiva al 7 ottobre 2023. Mentre Meshaal era sostenuto da Turchia e Qatar e incarnava una linea più pragmatica, al-Hayya è considerato l’erede politico di Sinwar e gode di solidi rapporti con l’Iran e con l’Asse della Resistenza, inclusi Hezbollah e il Jihad islamico. Fonti diplomatiche occidentali osservano che la scelta invia un messaggio di sfida alle pressioni internazionali per il disarmo: Hamas, pur accettando una tregua mediata dagli Stati Uniti nell’ottobre 2025, rifiuta di deporre le armi senza un percorso garantito verso l’autodeterminazione palestinese e uno Stato con Gerusalemme capitale.
La biografia di al-Hayya, nato a Gaza nel 1960 e tra i fondatori del movimento nel 1987, è segnata da perdite familiari inflitte da attacchi israeliani: nel 2007 un raid uccise sette parenti, nel 2014 la moglie e un figlio, e nel settembre 2025 un altro figlio rimase vittima del bombardamento israeliano su Doha che mirava a eliminare la leadership di Hamas. Sopravvissuto a quell’attacco, al-Hayya ha continuato a guidare le delegazioni negoziali, definendo pubblicamente l’operazione del 7 ottobre “un grande atto” che ha riportato la causa palestinese al centro dell’attenzione internazionale. Per gli osservatori europei, la sua elezione complica il già fragile processo di pace: il piano proposto dal presidente statunitense Trump prevede il disarmo totale di Hamas e la gestione di Gaza da parte di un’autorità tecnocratica sotto la supervisione del Consiglio di Pace, ma il movimento islamista subordina ogni concessione a garanzie di sicurezza e a un orizzonte politico che Israele e Washington non hanno finora offerto.
Sul terreno, la situazione resta critica. Nonostante il cessate il fuoco, Israele controlla oltre il 60% della Striscia e continua a condurre raid contro miliziani ritenuti una minaccia imminente; lunedì un attacco a Khan Yunis ha ucciso almeno tre palestinesi. Le autorità sanitarie di Gaza riportano più di 1.150 vittime dall’inizio della tregua, mentre quattro soldati israeliani sono morti in scontri nello stesso periodo. In questo contesto, il nuovo ufficio politico si riunirà a Istanbul nei prossimi giorni per avviare la ristrutturazione degli organi direttivi e sciogliere il consiglio provvisorio. I negoziati sulla seconda fase dell’accordo, che dovrebbe portare al ritiro israeliano e alla liberazione di tutti gli ostaggi, restano in una fase di stallo, e la nomina di al-Hayya, secondo fonti diplomatiche arabe, rende meno probabile un ammorbidimento delle posizioni di Hamas sul nodo del disarmo.
| Stampa israeliana | −0.80 | critical |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | +0.80 | aligned |
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
Israele condanna la scelta di Hamas e sottolinea la minaccia terroristica rappresentata dal nuovo leader.
Utilizza il termine 'terrorista' per delegittimare il gruppo e giustificare le operazioni israeliane, presentando la nomina come una continuazione della violenza.
Non menziona il processo elettorale interno di Hamas né il dottorato di al-Hayya, che potrebbero conferire legittimità politica.
L'Iran celebra l'elezione di un leader della resistenza e ribadisce il sostegno alla lotta palestinese.
Enfatizza il martirio dei leader precedenti e la continuità della resistenza per legittimare la nomina e mobilitare il sostegno.
Non menziona il ruolo di al-Hayya come negoziatore per il cessate il fuoco con Israele, che potrebbe sminuire la retorica di resistenza.
L'Occidente osserva con cautela la nomina di un negoziatore legato all'Iran, senza prendere posizione.
Si concentra sui fatti e sui legami con l'Iran, presentando la nomina come un evento significativo ma senza implicazioni immediate, mantenendo un tono distaccato.
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