
Hamas elegge Khalil al-Hayya: la scelta che rafforza l’asse con l’Iran
Il nuovo capo politico, sopravvissuto a un raid israeliano a Doha, guiderà i negoziati sul cessate il fuoco mentre restano profonde divisioni interne.
La nomina di Khalil al-Hayya a capo dell’ufficio politico di Hamas, annunciata lunedì dopo quasi due anni di vuoto al vertice, arriva al termine di un processo elettorale tormentato. Secondo fonti interne al movimento, nella prima tornata né al-Hayya né lo storico rivale Khaled Mashal avevano raggiunto il quorum di 36 voti tra i 69 membri del consiglio, costringendo a un secondo scrutinio. Questo passaggio, letto da analisti mediorientali, rivela una frattura profonda tra l’ala che punta a rinsaldare i legami con l’Iran e il cosiddetto “asse della resistenza” e chi, come Mashal, premeva per una rivalutazione strategica dopo le devastazioni subite da Gaza.
Al-Hayya, nato a Gaza nel 1960 e tra i fondatori del movimento, incarna la continuità con la linea di Yahya Sinwar. Sopravvissuto a un attentato israeliano a Doha nel settembre 2025 in cui ha perso un figlio e tre guardie del corpo, ha guidato la delegazione negoziale di Hamas nei colloqui indiretti con Israele. Nell’ottica di Teheran, la sua elezione consolida un rapporto già riattivato dopo la rottura seguita alla guerra civile siriana: fu proprio al-Hayya, insieme a Saleh al-Arouri, a ricucire i rapporti con la Repubblica islamica e a incontrare Bashar al-Assad a Damasco nel 2022, preparando il terreno per la successiva visita a Teheran e l’incontro con la Guida suprema.
Le reazioni regionali inquadrano la scelta come un messaggio politico. Hezbollah ha parlato di “risposta chiara al nemico sionista e a chi scommetteva sulla fine della resistenza palestinese”, mentre il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha ribadito il sostegno “alla lotta legittima del popolo palestinese”. Anche l’Egitto, mediatore chiave, ha telefonato ad al-Hayya per congratularsi e discutere il proseguimento della tregua. Da Bruxelles, dove Hamas è classificata come organizzazione terroristica, l’elezione viene osservata con cautela: il profilo del nuovo leader, considerato un fedele esecutore della strategia di Sinwar, potrebbe irrigidire le condizioni per la seconda fase del cessate il fuoco e per l’eventuale ricostruzione della Striscia, dossier su cui l’Italia ha investito capitali diplomatici attraverso la cooperazione con Turchia e Qatar.
Sul piano interno palestinese, la leadership di al-Hayya si inserisce in un quadro di logoramento dell’Autorità nazionale. Fonti vicine ai mediatori riferiscono che Hamas, pur avendo formalmente sciolto il governo di Gaza in base agli accordi di tregua, ha di fatto rafforzato il controllo sul territorio. La partita per il futuro della Striscia resta aperta: il nuovo capo politico dovrà gestire la pressione israeliana, le richieste di smilitarizzazione e la competizione con altre anime palestinesi, mentre l’Europa, e in particolare l’Italia con il suo tradizionale attivismo umanitario, segue con attenzione l’evolversi di una crisi che incide direttamente sulla stabilità del Mediterraneo orientale.
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La resistenza islamica ha scelto un leader esperto nei negoziati, un mujahid che ha dedicato la sua vita alla causa.
L'elezione viene presentata come un processo legittimo e naturale, enfatizzando la lunga militanza e il ruolo diplomatico di al-Hayya per consolidare la sua autorità.
Non vengono menzionate le critiche interne a Hamas o le difficoltà del processo elettorale, né il fatto che al-Hayya sia considerato una figura di compromesso.
La resistenza palestinese continua sotto la guida di un nuovo comandante, dopo che il martire Sinwar ha inflitto una sconfitta al regime sionista.
Si enfatizza il martirio di Sinwar e il successo dell'operazione Alluvione di Al-Aqsa per creare una narrazione di continuità eroica e legittimare la nuova leadership come prosecuzione della lotta.
Il ruolo di al-Hayya come negoziatore per il cessate il fuoco e i colloqui con Israele non viene menzionato, per enfatizzare invece la continuità della resistenza armata.
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