
Gli Stati Uniti bloccano il rinnovo dell’USMCA, il Nord America torna in bilico
Washington rifiuta l’estensione di 16 anni dell’accordo con Messico e Canada, avviando un decennio di revisioni annuali e incertezza per le imprese.
La scadenza del 1° luglio 2026 ha segnato un punto di svolta per il commercio nordamericano: gli Stati Uniti hanno formalmente rifiutato di rinnovare nella sua forma attuale l’USMCA, l’accordo trilaterale che dal 2020 regola gli scambi con Messico e Canada. La decisione impedisce l’estensione automatica fino al 2042 e attiva un meccanismo di revisione annuale che lascia l’intesa in vigore, ma la espone a una possibile estinzione nel 2036. L’annuncio, atteso dopo le dichiarazioni del presidente Trump, non cancella immediatamente il patto, ma introduce un orizzonte di precarietà giuridica per filiere produttive che valgono circa 1.800 miliardi di dollari l’anno.
Secondo fonti dell’amministrazione statunitense, la scelta risponde alla necessità di correggere «carenze» strutturali e deficit commerciali bilaterali, giudicati inaccettabili nonostante l’USMCA fosse stato negoziato dallo stesso Trump durante il primo mandato. Il rappresentante per il Commercio Jamieson Greer ha indicato come priorità l’accesso ai mercati canadese e messicano, le regole di origine nel settore automobilistico e la volontà di impedire a paesi terzi, in particolare la Cina, di sfruttare l’accordo come via d’accesso al mercato statunitense. Da Ottawa, il ministro Dominic LeBlanc ha parlato di un Canada che affronta i negoziati da una posizione di forza, mentre da Città del Messico il segretario all’Economia Marcelo Ebrard ha minimizzato le divergenze, definendole non insormontabili.
L’impatto più immediato si misura sull’industria dell’auto, il cui modello produttivo si fonda su catene di fornitura che attraversano più volte i confini: un componente può nascere in Canada, essere fuso negli Stati Uniti, assemblato in Messico e tornare a nord per la vendita finale. L’incertezza sulla durata e sulle condizioni dell’accordo rischia di congelare gli investimenti e di spingere le imprese a rivedere piani industriali che richiedono stabilità decennale. Le associazioni imprenditoriali statunitensi avevano chiesto un rinnovo senza scosse, mentre i produttori di acciaio americani vedono nelle revisioni annuali uno strumento di pressione per ottenere standard più severi.
Per l’Europa e l’Italia, la vicenda conferma la linea di Washington: gli accordi commerciali non sono intese stabili, ma piattaforme da rinegoziare in funzione della bilancia commerciale e degli interessi interni. Le imprese italiane con stabilimenti in Messico o fornitori canadesi, attive soprattutto nella componentistica auto e nella meccanica, osservano con apprensione un quadro che potrebbe tradursi in nuovi dazi settoriali o in requisiti di origine più restrittivi. Il prossimo appuntamento è fissato per la settimana del 20 luglio, quando riprenderanno i colloqui bilaterali tra Stati Uniti e Messico, mentre restano ancora da calendarizzare quelli con Ottawa. Fino ad allora, il Nord America vivrà in un limbo commerciale che nessuna impresa globale può permettersi di ignorare.
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La decisione degli Stati Uniti di bloccare il rinnovo dell'USMCA è una mossa strategica volta a punire il Canada per aver approfondito le sue relazioni economiche con la Cina. Sebbene Pechino non sia menzionata nella dichiarazione ufficiale, il capo del commercio statunitense ha esplicitamente attribuito la colpa al corteggiamento canadese degli investimenti cinesi. Ciò rivela l'intento di Washington di usare gli accordi commerciali come strumenti di coercizione geopolitica.
Con un'inversione a U clamorosa, l'amministrazione Trump ha rifiutato di rinnovare l'accordo commerciale che un tempo aveva definito 'il miglior accordo mai fatto'. La decisione getta il commercio nordamericano in un decennio di revisioni annuali, creando profonda incertezza per le imprese e smentendo le vanterie passate del presidente. È una ferita autoinflitta che mette a nudo la natura caotica della sua politica commerciale.
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