
Germania, la stretta sui certificati medici infiamma la coalizione e allarma i medici
Il governo Merz abolisce la malattia per telefono e impone il certificato dal primo giorno per frenare le assenze, ma la SPD frena e i camici bianchi denunciano il rischio di un collasso degli ambulatori.
Il governo federale tedesco ha annunciato un giro di vite sulle assenze per malattia: dal prossimo futuro i lavoratori dovranno presentare un certificato medico fin dal primo giorno di assenza, e non sarà più possibile ottenere la diagnosi per via telefonica. La riforma, inserita in un pacchetto di misure economiche concordato dalla coalizione tra cristiano-democratici (CDU) e socialdemocratici (SPD), cancella di fatto la regola in vigore dal 1994 che consente di autocertificare lo stato di malattia fino al terzo giorno, e archivia la procedura telefonica introdotta durante la pandemia di Covid-19. Secondo fonti governative, l’obiettivo è ridurre quello che il cancelliere Friedrich Merz ha definito uno «svantaggio competitivo» per le imprese, in un paese dove ogni dipendente accumula in media circa diciotto giorni di malattia all’anno, un dato che colloca la Germania nel terzo superiore della classifica europea, sebbene lontano dai livelli della Norvegia.
La decisione ha immediatamente spaccato la maggioranza e sollevato un coro di proteste da parte del mondo medico. I rappresentanti dei medici di base e dell’associazione dei medici convenzionati (KBV) hanno parlato di «follia» e di un carico insostenibile per gli ambulatori, con una stima di trenta milioni di visite supplementari l’anno. Il timore, espresso anche da esponenti della CDU come il ministro-presidente della Renania Settentrionale-Vestfalia Hendrik Wüst, è che pazienti con sintomi lievi o infettivi affollino le sale d’attesa, aggravando la diffusione di virus e sottraendo tempo ai casi più gravi. Sul fronte politico, la SPD ha cercato di smorzare i toni: il vicecancelliere Lars Klingbeil ha invocato «soluzioni praticabili», mentre la ministra del Lavoro Bärbel Bas ha precisato che la proposta non è stata sua e che verrà valutato l’effetto concreto della misura. Anche l’ala sindacale della CDU ha suggerito di ripensare la norma, giudicando sproporzionato il conflitto politico rispetto ai benefici attesi.
La riforma si inserisce in un più ampio tentativo di rilanciare la locomotiva tedesca, alle prese con una fase di stagnazione che secondo gli analisti economici di Bruxelles rischia di frenare l’intera area dell’euro. Il pacchetto concordato dalla coalizione prevede anche un innalzamento graduale dell’età pensionabile, sgravi fiscali e una maggiore flessibilità per i contratti a termine. In questo quadro, la stretta sui certificati medici è stata presentata dalla CDU come un ritorno alla normalità pre-pandemia, ma fonti vicine al ministero della Salute hanno chiarito che l’obbligo di presentare il certificato dal primo giorno non implica necessariamente una visita immediata: resterà possibile ottenere un attestato retroattivo o tramite video-consulto, anche se quest’ultima modalità è oggi poco utilizzata. Per il lettore italiano, abituato a una media di appena 0,6 settimane di assenza annua, il dibattito tedesco appare lontano, ma tocca un nervo scoperto: il passaggio da un sistema basato sulla fiducia a uno fondato sul controllo, che secondo la stampa tedesca segna una rottura culturale profonda.
Al momento il dossier è in una fase di definizione tecnica. Il portavoce del governo ha precisato che la norma non richiederà la presentazione materiale del certificato il primo giorno, e i ministri della SPD hanno promesso un’istruttoria accurata sugli effetti. Il voto parlamentare sul pacchetto complessivo è atteso entro la fine dell’anno, ma la tenuta della misura sui certificati medici dipenderà dalla capacità della coalizione di trovare un compromesso che plachi i medici e rassicuri l’ala più scettica della SPD, senza snaturare l’impianto voluto dalla CDU.
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