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Società e Culturavenerdì 19 giugno 2026

Finestre aperte o chiuse? La nuova geografia del caldo e i rimedi (anche bizzarri) per sopravvivere

Dalla Gran Bretagna che riaccende il carbone ai ventilatori piazzati con cura, passando per cipolle e lana merino: come l’Europa sta imparando a convivere con le ondate di calore.

Nel luglio 2022, mentre il Regno Unito toccava per la prima volta i 40 gradi, il gestore della rete elettrica britannica fu costretto a riattivare una centrale a carbone per reggere l’impennata di consumi: migliaia di condizionatori accesi all’unisono rischiavano di mandare in tilt la rete. Un paradosso amaro: per difendersi dal caldo si bruciava carbone, alimentando la stessa crisi climatica che aveva scatenato l’ondata. Quell’episodio ha reso visibile una domanda che oggi attraversa l’Europa: come rinfrescare case e corpi senza peggiorare il problema?

La risposta cambia a seconda della latitudine culturale. Nei paesi mediterranei – Italia, Spagna, Grecia – persiane, tapparelle e la stessa siesta sono saperi antichi: oscurare le finestre di giorno, spalancarle di notte, rallentare nelle ore più torride. In Spagna chiudere le imposte è gesto automatico; in Italia molti palazzi storici sono progettati per la ventilazione naturale. Al Nord Europa, invece, il caldo è stato a lungo vissuto come “bel tempo”, occasione per barbecue e giornate in spiaggia, e solo di recente si comincia a percepirlo come rischio sanitario. Un sondaggio su oltre 1.600 famiglie britanniche ha rivelato che quattro case su cinque hanno sofferto il surriscaldamento nell’estate 2022, e che l’uso di condizionatori è cresciuto di sette volte in un decennio. Ma il ricorso massiccio all’aria condizionata, avvertono gli esperti di politiche energetiche del Regno Unito, approfondisce le disuguaglianze: per i nuclei a basso reddito resta una protezione irraggiungibile.

La scienza dell’abitare offre una via intermedia: il “raffrescamento passivo”. In Germania il dibattito è diventato quasi filosofico. Il meteorologo Jörg Kachelmann ha tuonato che sprangare tutto il giorno le finestre è “eutanasia passiva”, perché si accumulano CO₂ e umidità; i fisici dell’Istituto Fraunhofer ribattono che la regola d’oro è aprire solo quando fuori è più fresco che dentro, cioè all’alba e dopo il tramonto. Un esperimento svizzero ha mostrato che la posizione del ventilatore è decisiva: se fuori l’aria è rovente, meglio puntarlo verso il corpo per favorire l’evaporazione del sudore; se invece la notte si rinfresca, va messo accanto a una finestra aperta per spingere fuori l’aria calda. Ma attenzione: i Centri per il controllo delle malattie (CDC) negli Stati Uniti mettono in guardia dall’usare ventilatori quando la temperatura interna supera i 32 gradi, perché in quelle condizioni il flusso d’aria può surriscaldare il corpo anziché raffreddarlo.

Accanto alla tecnica, fioriscono rimedi popolari e talvolta bizzarri. In India, da generazioni, si spalma succo di cipolla sulla pelle: gli oli essenziali solforati, evaporando, porterebbero via calore e sudore – una pratica che la medicina ayurvedica applica anche sulle piante dei piedi. Un ricercatore dell’Università di Teesside, in Gran Bretagna, suggerisce di indossare lana merino a letto nelle notti tropicali: le fibre incanalano il sudore lontano dalla pelle, favorendone l’evaporazione. E dallo yoga arriva la tecnica del “respiro a lingua arrotolata”, una sorta di climatizzatore naturale per testa e collo. Sono gesti che raccontano di un’umanità che, di fronte al caldo estremo, riscopre il corpo come primo strumento di termoregolazione.

Alla fine, forse, la lezione più profonda non sta nella scelta tra finestra aperta o chiusa, ma nella capacità di ascoltare i ritmi del giorno. Nelle città italiane, d’estate, le persiane abbassate disegnano un paesaggio di luce filtrata e silenzio; al tramonto, le finestre si spalancano e l’aria della sera entra come un respiro. È un’architettura del vivere che il resto d’Europa sta riscoprendo, mentre il termometro continua a salire. E mentre un ventilatore ronza piano accanto a una bacinella di ghiaccio, viene da pensare che la vera tecnologia del fresco sia, in fondo, un sapere antico: quello di fermarsi quando il sole comanda.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa europea continentaleStampa atlantica / anglosfera
Stampa europea continentale/ dach_plus
allarmepragmatismourgenza

L'ondata di caldo è arrivata: sapere quando aprire le finestre, come usare il ventilatore e quali rimedi insoliti adottare è fondamentale. Gli esperti offrono un orario preciso e consigli pratici per mantenere fresca la casa e proteggere la salute.

Stampa atlantica / anglosfera/ progressista
scetticismopragmatismodistacco

Affidarsi solo all'aria condizionata durante le ondate di caldo è costoso, energivoro e accentua le disuguaglianze. Un approccio più intelligente punta su raffrescamento passivo, migliore progettazione degli edifici e soluzioni comunitarie.

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venerdì 19 giugno 2026

Finestre aperte o chiuse? La nuova geografia del caldo e i rimedi (anche bizzarri) per sopravvivere

Dalla Gran Bretagna che riaccende il carbone ai ventilatori piazzati con cura, passando per cipolle e lana merino: come l’Europa sta imparando a convivere con le ondate di calore.

Nel luglio 2022, mentre il Regno Unito toccava per la prima volta i 40 gradi, il gestore della rete elettrica britannica fu costretto a riattivare una centrale a carbone per reggere l’impennata di consumi: migliaia di condizionatori accesi all’unisono rischiavano di mandare in tilt la rete. Un paradosso amaro: per difendersi dal caldo si bruciava carbone, alimentando la stessa crisi climatica che aveva scatenato l’ondata. Quell’episodio ha reso visibile una domanda che oggi attraversa l’Europa: come rinfrescare case e corpi senza peggiorare il problema?

La risposta cambia a seconda della latitudine culturale. Nei paesi mediterranei – Italia, Spagna, Grecia – persiane, tapparelle e la stessa siesta sono saperi antichi: oscurare le finestre di giorno, spalancarle di notte, rallentare nelle ore più torride. In Spagna chiudere le imposte è gesto automatico; in Italia molti palazzi storici sono progettati per la ventilazione naturale. Al Nord Europa, invece, il caldo è stato a lungo vissuto come “bel tempo”, occasione per barbecue e giornate in spiaggia, e solo di recente si comincia a percepirlo come rischio sanitario. Un sondaggio su oltre 1.600 famiglie britanniche ha rivelato che quattro case su cinque hanno sofferto il surriscaldamento nell’estate 2022, e che l’uso di condizionatori è cresciuto di sette volte in un decennio. Ma il ricorso massiccio all’aria condizionata, avvertono gli esperti di politiche energetiche del Regno Unito, approfondisce le disuguaglianze: per i nuclei a basso reddito resta una protezione irraggiungibile.

La scienza dell’abitare offre una via intermedia: il “raffrescamento passivo”. In Germania il dibattito è diventato quasi filosofico. Il meteorologo Jörg Kachelmann ha tuonato che sprangare tutto il giorno le finestre è “eutanasia passiva”, perché si accumulano CO₂ e umidità; i fisici dell’Istituto Fraunhofer ribattono che la regola d’oro è aprire solo quando fuori è più fresco che dentro, cioè all’alba e dopo il tramonto. Un esperimento svizzero ha mostrato che la posizione del ventilatore è decisiva: se fuori l’aria è rovente, meglio puntarlo verso il corpo per favorire l’evaporazione del sudore; se invece la notte si rinfresca, va messo accanto a una finestra aperta per spingere fuori l’aria calda. Ma attenzione: i Centri per il controllo delle malattie (CDC) negli Stati Uniti mettono in guardia dall’usare ventilatori quando la temperatura interna supera i 32 gradi, perché in quelle condizioni il flusso d’aria può surriscaldare il corpo anziché raffreddarlo.

Accanto alla tecnica, fioriscono rimedi popolari e talvolta bizzarri. In India, da generazioni, si spalma succo di cipolla sulla pelle: gli oli essenziali solforati, evaporando, porterebbero via calore e sudore – una pratica che la medicina ayurvedica applica anche sulle piante dei piedi. Un ricercatore dell’Università di Teesside, in Gran Bretagna, suggerisce di indossare lana merino a letto nelle notti tropicali: le fibre incanalano il sudore lontano dalla pelle, favorendone l’evaporazione. E dallo yoga arriva la tecnica del “respiro a lingua arrotolata”, una sorta di climatizzatore naturale per testa e collo. Sono gesti che raccontano di un’umanità che, di fronte al caldo estremo, riscopre il corpo come primo strumento di termoregolazione.

Alla fine, forse, la lezione più profonda non sta nella scelta tra finestra aperta o chiusa, ma nella capacità di ascoltare i ritmi del giorno. Nelle città italiane, d’estate, le persiane abbassate disegnano un paesaggio di luce filtrata e silenzio; al tramonto, le finestre si spalancano e l’aria della sera entra come un respiro. È un’architettura del vivere che il resto d’Europa sta riscoprendo, mentre il termometro continua a salire. E mentre un ventilatore ronza piano accanto a una bacinella di ghiaccio, viene da pensare che la vera tecnologia del fresco sia, in fondo, un sapere antico: quello di fermarsi quando il sole comanda.

Divergenza delle fonti

Società e Cultura · 3 testate · 3 lingue

62%Alta

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Favorevole50%
Neutrale25%
Critico25%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 3 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa europea continentaleStampa atlantica / anglosfera
Stampa europea continentale/ dach_plus
allarmepragmatismourgenza

L'ondata di caldo è arrivata: sapere quando aprire le finestre, come usare il ventilatore e quali rimedi insoliti adottare è fondamentale. Gli esperti offrono un orario preciso e consigli pratici per mantenere fresca la casa e proteggere la salute.

Stampa atlantica / anglosfera/ progressista
scetticismopragmatismodistacco

Affidarsi solo all'aria condizionata durante le ondate di caldo è costoso, energivoro e accentua le disuguaglianze. Un approccio più intelligente punta su raffrescamento passivo, migliore progettazione degli edifici e soluzioni comunitarie.

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