
Femminicidio a Córdoba: condanna sospesa e allarmi ignorati, la vittima aveva tre figlie
L’ex compagno, già condannato per violenza familiare, non rispettava le prescrizioni ma era libero; casi analoghi in Brasile, Argentina e Australia riaccendono il dibattito sui controlli.
A Santa María de Punilla, nella provincia argentina di Córdoba, Rocío Belén Gómez, 27 anni, è stata uccisa con più di dieci coltellate dall’ex compagno Maximiliano Baudraco, 40 anni, già condannato in via definitiva per minacce e resistenza a pubblico ufficiale in un contesto di violenza familiare. L’uomo era in libertà nonostante una condanna a due anni di esecuzione condizionale che gli imponeva, tra l’altro, un trattamento psicoterapeutico, lavori socialmente utili e il divieto di avvicinamento alla vittima. Secondo la direttrice del Patronato del Liberado di Córdoba, Patricia Corbalán, Baudraco non si era presentato all’organismo di controllo se non dopo un sollecito, non aveva mai prodotto certificazioni del trattamento e aveva ammesso di non aver rispettato alcuna misura. Il Patronato aveva informato il giudice dell’esecuzione, Facundo Moyano Centeno, senza che venisse adottato alcun provvedimento restrittivo.
L’autopsia ha rivelato un attacco protratto: una delle pugnalate ha perforato l’aorta e un polmone, causando la morte. Le tre figlie della vittima, di 9, 6 e 2 anni, erano presenti in casa; le due più grandi hanno tentato di fermare l’aggressore. La madre di Rocío, che abitava nello stesso stabile, è fuggita da una finestra per chiedere aiuto. Baudraco era già stato condannato nell’ottobre 2025 per fatti commessi contro la suocera, che è anche sua zia, e ciononostante continuava a frequentare l’abitazione. Il giudice Moyano Centeno era già finito al centro di polemiche per un caso precedente: Horacio Grasso, in detenzione domiciliare, aveva ucciso Milagros Basto dopo oltre 250 violazioni delle prescrizioni senza che la misura venisse revocata.
Il caso di Córdoba non è isolato. In Brasile, una giovane di 23 anni è sopravvissuta a un tentativo di femminicidio dopo aver ricevuto più di dieci coltellate dall’ex fidanzato a Espírito Santo; l’aggressore aveva già manifestato comportamenti controllanti e violenti. In Argentina, a Caleta Olivia, un uomo è stato arrestato dopo aver aggredito l’ex compagna al termine di una partita di calcio, per poi essere rimesso in libertà una volta scaduti i termini processuali. In Australia, la Corte Suprema del Territorio della Capitale ha condannato un uomo per aver accoltellato e colpito con una mazza da baseball l’ex partner, riconoscendo però un eccesso di legittima difesa in un contesto di violenza reciproca. In tutti questi episodi, secondo le autorità locali, emerge un filo comune: segnali premonitori sottovalutati e meccanismi di protezione che faticano a tradursi in interventi tempestivi.
Baudraco è attualmente detenuto con l’accusa di femminicidio aggravato. Le tre figlie della vittima sono state affidate ai servizi di tutela minorile in attesa di una decisione del tribunale. L’inchiesta giudiziaria prosegue mentre il Patronato del Liberado, che gestisce circa 7.000 casi in tutta la provincia, ha ribadito di non disporre di poteri di polizia e di poter solo segnalare le inadempienze all’autorità giudiziaria. Il dibattito sulla capacità dello Stato di far rispettare le misure di protezione per le vittime di violenza di genere resta aperto, alimentato da dati che in Brasile registrano un femminicidio ogni sei ore e in Argentina una denuncia ogni trenta secondi.
| Stampa latinoamericana | −0.80 | critical |
|---|---|---|
| Stampa giapponese-coreana | −0.50 | critical |
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
Il sistema giudiziario argentino ha fallito nel proteggere Rocío Gómez, ignorando i segnali d'allarme e lasciando libero un aggressore recidivo.
Enfatizza la discrepanza tra le misure giudiziarie formali e la loro inapplicabilità concreta, creando un contrasto tra la condanna sospesa e la violenza letale.
Non menziona eventuali progressi nelle riforme legislative contro la violenza di genere in Argentina.
La società giapponese deve riconoscere la gravità della violenza domestica e la necessità di proteggere le vittime da ex partner ossessivi.
Utilizza una narrazione dettagliata e sensazionalistica per suscitare empatia e allarme, personalizzando la sofferenza della vittima.
Non discute le carenze del sistema legale giapponese nel prevenire tali attacchi.
La corte australiana ha bilanciato la difesa personale eccessiva con la responsabilità penale, emettendo una sentenza proporzionata.
Adotta un tono distaccato e giuridico, presentando i fatti come un caso di diritto penale piuttosto che un fallimento sociale.
Non esplora il contesto più ampio della violenza di genere o le critiche al sistema giudiziario.
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