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Economia e Mercatimercoledì 24 giugno 2026

Euro digitale, il Parlamento Ue sblocca il negoziato: verso una moneta pubblica per l’autonomia strategica

La commissione Econ approva il mandato per l’euro digitale, mentre la Bce fotografa i ritardi dei cinque paesi ancora fuori dalla moneta unica.

Il voto della commissione per gli Affari economici del Parlamento europeo ha sbloccato il quadro giuridico dell’euro digitale, la moneta di banca centrale che la Bce intende affiancare al contante per ridurre la dipendenza dai circuiti privati statunitensi. Il mandato negoziale, approvato a larga maggioranza, avvia i triloghi con Consiglio e Commissione e fissa i paletti di uno strumento che sarà utilizzabile sia online, tramite intermediari bancari, sia offline, con pagamenti diretti tra dispositivi senza connessione. L’obiettivo dichiarato da Bruxelles è duplice: offrire un’alternativa pubblica a Visa, Mastercard e PayPal, che oggi concentrano oltre il 60% dei pagamenti con carta nell’Eurozona, e costruire un’infrastruttura di pagamento resistente a pressioni geopolitiche, in un momento in cui da Washington si evocano blocchi unilaterali dei servizi finanziari.

Il progetto, atteso in via sperimentale dal 2027 e a regime non prima del 2029, disegna un ecosistema in cui i cittadini potranno detenere euro digitali su portafogli gestiti dalle banche commerciali, senza costi per le operazioni di base. Per arginare il timore di una fuga di depositi verso la banca centrale – memoria della crisi del 2008 – il regolamento prevede un tetto massimo di giacenza individuale, ancora da definire: le ipotesi tecniche oscillano tra poche centinaia e tremila euro, e in mancanza di accordo politico sarà la stessa Bce a fissarlo. La tensione con il settore bancario, che stima costi di implementazione fino a 20 miliardi di dollari contro i 6 miliardi calcolati da Francoforte, resta il nodo più delicato, insieme alla garanzia di privacy. Sebbene il testo escluda l’anonimato pieno, la Bce assicura che non identificherà i cittadini attraverso i pagamenti, ma le normative antiriciclaggio europee imporranno comunque alle banche intermediarie obblighi di monitoraggio che, secondo i critici, potrebbero aprire la strada a una sorveglianza centralizzata delle transazioni.

La spinta verso una moneta digitale pubblica non è un’eccezione europea. Mentre la Cina ha già adottato lo yuan digitale senza limiti di deposito né commissioni per i commercianti, ma con un controllo capillare della banca centrale su ogni transazione, anche in America Latina si moltiplicano le iniziative per imbrigliare il contante. In Messico, il Banco de México ha appena creato un conto di deposito di livello intermedio per i piccoli esercizi commerciali, con un tetto mensile agli incassi in contanti e l’obbligo di far transitare per via elettronica almeno 12 mila UDIS, mentre l’amministrazione fiscale ha ricordato che i depositi in contanti superiori a 15 mila pesos fanno scattare segnalazioni automatiche. Sono misure che, pur in contesti diversi, condividono con l’euro digitale la volontà di aumentare la tracciabilità dei flussi e di integrare nel sistema finanziario formale fasce oggi marginali.

Sul fronte dell’allargamento dell’Eurozona, il rapporto biennale della Bce sui cinque paesi dell’Unione ancora fuori dalla moneta unica – Svezia, Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Romania – descrive progressi limitati. Solo Praga e Stoccolma soddisfano i criteri di inflazione e finanza pubblica, ma entrambe evitano deliberatamente l’ingresso nel meccanismo di cambio ERM II, necessario per testare la stabilità della valuta. Varsavia e Budapest, con deficit e inflazione oltre i parametri, non hanno fretta politica, mentre Bucarest, pur aspirando all’euro, resta lontana dai requisiti e punta al 2029. L’unico allargamento recente è stato quello della Bulgaria, entrata a inizio anno, e il prossimo traguardo per l’euro digitale sarà il voto in plenaria a Strasburgo atteso per i primi di luglio, seguito dall’approvazione dei ministri finanziari dei Ventisette entro fine anno.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa latinoamericanaStampa europea continentale
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PragmatismoScetticismo

The digital euro advances as an alternative to US payment systems, reflecting Europe's concern about its dependency. Meanwhile, eurozone enlargement stalls as candidate countries fail to meet criteria. In Latin America, the digitalization of finance is watched closely, with fears of tighter fiscal controls.

Stampa europea continentale
TrionfoPragmatismo

L'euro digitale riceve il via libera parlamentare per svincolarsi dai circuiti americani, un passo verso l'autonomia strategica. L'allargamento dell'eurozona invece resta in sospeso, con i paesi candidati che non riescono a soddisfare i criteri. La narrativa europea celebra il progresso tecnologico ma resta cauta sull'espansione monetaria.

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mercoledì 24 giugno 2026

Euro digitale, il Parlamento Ue sblocca il negoziato: verso una moneta pubblica per l’autonomia strategica

La commissione Econ approva il mandato per l’euro digitale, mentre la Bce fotografa i ritardi dei cinque paesi ancora fuori dalla moneta unica.

Il voto della commissione per gli Affari economici del Parlamento europeo ha sbloccato il quadro giuridico dell’euro digitale, la moneta di banca centrale che la Bce intende affiancare al contante per ridurre la dipendenza dai circuiti privati statunitensi. Il mandato negoziale, approvato a larga maggioranza, avvia i triloghi con Consiglio e Commissione e fissa i paletti di uno strumento che sarà utilizzabile sia online, tramite intermediari bancari, sia offline, con pagamenti diretti tra dispositivi senza connessione. L’obiettivo dichiarato da Bruxelles è duplice: offrire un’alternativa pubblica a Visa, Mastercard e PayPal, che oggi concentrano oltre il 60% dei pagamenti con carta nell’Eurozona, e costruire un’infrastruttura di pagamento resistente a pressioni geopolitiche, in un momento in cui da Washington si evocano blocchi unilaterali dei servizi finanziari.

Il progetto, atteso in via sperimentale dal 2027 e a regime non prima del 2029, disegna un ecosistema in cui i cittadini potranno detenere euro digitali su portafogli gestiti dalle banche commerciali, senza costi per le operazioni di base. Per arginare il timore di una fuga di depositi verso la banca centrale – memoria della crisi del 2008 – il regolamento prevede un tetto massimo di giacenza individuale, ancora da definire: le ipotesi tecniche oscillano tra poche centinaia e tremila euro, e in mancanza di accordo politico sarà la stessa Bce a fissarlo. La tensione con il settore bancario, che stima costi di implementazione fino a 20 miliardi di dollari contro i 6 miliardi calcolati da Francoforte, resta il nodo più delicato, insieme alla garanzia di privacy. Sebbene il testo escluda l’anonimato pieno, la Bce assicura che non identificherà i cittadini attraverso i pagamenti, ma le normative antiriciclaggio europee imporranno comunque alle banche intermediarie obblighi di monitoraggio che, secondo i critici, potrebbero aprire la strada a una sorveglianza centralizzata delle transazioni.

La spinta verso una moneta digitale pubblica non è un’eccezione europea. Mentre la Cina ha già adottato lo yuan digitale senza limiti di deposito né commissioni per i commercianti, ma con un controllo capillare della banca centrale su ogni transazione, anche in America Latina si moltiplicano le iniziative per imbrigliare il contante. In Messico, il Banco de México ha appena creato un conto di deposito di livello intermedio per i piccoli esercizi commerciali, con un tetto mensile agli incassi in contanti e l’obbligo di far transitare per via elettronica almeno 12 mila UDIS, mentre l’amministrazione fiscale ha ricordato che i depositi in contanti superiori a 15 mila pesos fanno scattare segnalazioni automatiche. Sono misure che, pur in contesti diversi, condividono con l’euro digitale la volontà di aumentare la tracciabilità dei flussi e di integrare nel sistema finanziario formale fasce oggi marginali.

Sul fronte dell’allargamento dell’Eurozona, il rapporto biennale della Bce sui cinque paesi dell’Unione ancora fuori dalla moneta unica – Svezia, Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Romania – descrive progressi limitati. Solo Praga e Stoccolma soddisfano i criteri di inflazione e finanza pubblica, ma entrambe evitano deliberatamente l’ingresso nel meccanismo di cambio ERM II, necessario per testare la stabilità della valuta. Varsavia e Budapest, con deficit e inflazione oltre i parametri, non hanno fretta politica, mentre Bucarest, pur aspirando all’euro, resta lontana dai requisiti e punta al 2029. L’unico allargamento recente è stato quello della Bulgaria, entrata a inizio anno, e il prossimo traguardo per l’euro digitale sarà il voto in plenaria a Strasburgo atteso per i primi di luglio, seguito dall’approvazione dei ministri finanziari dei Ventisette entro fine anno.

Divergenza delle fonti

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Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

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Come la stessa storia è raccontata altrove.

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PragmatismoScetticismo

The digital euro advances as an alternative to US payment systems, reflecting Europe's concern about its dependency. Meanwhile, eurozone enlargement stalls as candidate countries fail to meet criteria. In Latin America, the digitalization of finance is watched closely, with fears of tighter fiscal controls.

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TrionfoPragmatismo

L'euro digitale riceve il via libera parlamentare per svincolarsi dai circuiti americani, un passo verso l'autonomia strategica. L'allargamento dell'eurozona invece resta in sospeso, con i paesi candidati che non riescono a soddisfare i criteri. La narrativa europea celebra il progresso tecnologico ma resta cauta sull'espansione monetaria.

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