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Economia e Mercatimercoledì 24 giugno 2026

Prepensionamenti e riforme: l’Europa ridisegna il lavoro tra IA e demografia

Santander e Renault avviano piani di uscita volontaria per migliaia di dipendenti, mentre UBS propone un nuovo pilastro previdenziale in Svizzera: tre risposte convergenti alle pressioni tecnologiche e all’invecchiamento della forza lavoro.

Due grandi gruppi europei hanno formalizzato in questi giorni piani di prepensionamento e uscita volontaria che, pur senza obiettivi vincolanti di riduzione, delineano una traiettoria comune. In Spagna, Banco Santander ha aperto il tavolo sindacale per un programma di pensionamenti anticipati rivolto a una platea potenziale stimata dalle rappresentanze dei lavoratori tra 2.000 e 3.000 persone, pari al 10-15% dei circa 20.000 dipendenti nel Paese. In Francia, Renault ha annunciato un piano di 800 partenze volontarie tra i suoi 5.500 ingegneri entro la fine del 2027, accompagnato dalla ricollocazione interna di 500 tecnici e dall’assunzione di 150-200 nuovi profili specializzati in software, intelligenza artificiale ed elettrificazione. Entrambe le iniziative escludono licenziamenti forzosi e si inseriscono in processi di adattamento già in corso: Santander ha visto uscire circa 800 dipendenti nel 2025 con uno schema analogo e altri 400 nei primi mesi di quest’anno, mentre il costruttore francese aveva preannunciato ad aprile un taglio del 15-20% dei posti di ingegneria a livello globale.

La spinta comune è duplice. Da un lato, la pressione competitiva dei produttori cinesi, che nel settore automobilistico hanno raggiunto l’8,8% del mercato europeo a maggio 2025, spingendo Renault a semplificare l’organizzazione e accelerare l’esecuzione. Dall’altro, l’automazione e l’intelligenza artificiale stanno ridisegnando le banche: Santander stima che le iniziative nell’IA genereranno oltre un miliardo di euro tra risparmi e nuovi ricavi entro il 2028, e ha già ridotto l’organico globale di 14.000 unità in due anni, scendendo sotto le 200.000 persone. I sindacati spagnoli chiedono condizioni migliorative rispetto all’ultimo ERE del 2020, con percentuali di salario lordo che partono dal 74% per i dipendenti tra 55 e 57 anni e raggiungono il 76% per chi ha almeno 58 anni, oltre a tutele previdenziali e al mantenimento dei contributi ai fondi pensione aziendali.

Sullo sfondo, la questione demografica assume una dimensione sistemica. In Svizzera, UBS ha pubblicato uno studio che propone un “quarto pilastro” previdenziale, il rafforzamento dell’AVS e un innalzamento dell’età di pensionamento, presentando il pacchetto come un compromesso per superare lo stallo politico. Gli analisti della banca elvetica riconoscono la natura provocatoria delle proposte, ma le ancorano a un dato strutturale: l’invecchiamento della popolazione impone di ripensare l’intero modello di previdenza. Per l’Italia, che condivide con la Spagna e la Francia un profilo demografico maturo e un sistema bancario in consolidamento, queste mosse offrono un termometro delle trasformazioni in atto, mentre il settore automobilistico nazionale osserva con attenzione la riorganizzazione di Renault, che manterrà in Francia il suo principale centro di ingegneria.

I prossimi passaggi concreti sono già calendarizzati. I sindacati spagnoli puntano a chiudere l’accordo con Santander entro metà luglio, mentre la banca non si è data scadenze formali. Renault attuerà il piano in modo progressivo fino a fine 2027, con un programma di formazione da 200.000 ore e l’innesto di competenze digitali. Sul fronte previdenziale, il dibattito in Svizzera resta aperto, ma la proposta UBS non ha ancora trovato una sponda legislativa. A segnare il ritmo saranno i tavoli negoziali delle prossime settimane e la capacità delle imprese di coniugare efficienza e coesione sociale.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Le imprese europee gestiscono il cambiamento strutturale con prepensionamenti volontari e riforme previdenziali. L'accento è sulla competitività di lungo periodo e sul dialogo sociale, mentre proposte come il modello a quattro pilastri mirano a rendere sostenibili i sistemi pensionistici.

Stampa latinoamericana/ Mercato
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Le grandi aziende europee ricorrono a licenziamenti di massa mascherati da prepensionamenti volontari, spinti dall'intelligenza artificiale e dalla concorrenza cinese. I lavoratori pagano il prezzo della ristrutturazione aziendale, mentre i sindacati negoziano senza garanzie concrete.

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Prepensionamenti e riforme: l’Europa ridisegna il lavoro tra IA e demografia

Santander e Renault avviano piani di uscita volontaria per migliaia di dipendenti, mentre UBS propone un nuovo pilastro previdenziale in Svizzera: tre risposte convergenti alle pressioni tecnologiche e all’invecchiamento della forza lavoro.

Due grandi gruppi europei hanno formalizzato in questi giorni piani di prepensionamento e uscita volontaria che, pur senza obiettivi vincolanti di riduzione, delineano una traiettoria comune. In Spagna, Banco Santander ha aperto il tavolo sindacale per un programma di pensionamenti anticipati rivolto a una platea potenziale stimata dalle rappresentanze dei lavoratori tra 2.000 e 3.000 persone, pari al 10-15% dei circa 20.000 dipendenti nel Paese. In Francia, Renault ha annunciato un piano di 800 partenze volontarie tra i suoi 5.500 ingegneri entro la fine del 2027, accompagnato dalla ricollocazione interna di 500 tecnici e dall’assunzione di 150-200 nuovi profili specializzati in software, intelligenza artificiale ed elettrificazione. Entrambe le iniziative escludono licenziamenti forzosi e si inseriscono in processi di adattamento già in corso: Santander ha visto uscire circa 800 dipendenti nel 2025 con uno schema analogo e altri 400 nei primi mesi di quest’anno, mentre il costruttore francese aveva preannunciato ad aprile un taglio del 15-20% dei posti di ingegneria a livello globale.

La spinta comune è duplice. Da un lato, la pressione competitiva dei produttori cinesi, che nel settore automobilistico hanno raggiunto l’8,8% del mercato europeo a maggio 2025, spingendo Renault a semplificare l’organizzazione e accelerare l’esecuzione. Dall’altro, l’automazione e l’intelligenza artificiale stanno ridisegnando le banche: Santander stima che le iniziative nell’IA genereranno oltre un miliardo di euro tra risparmi e nuovi ricavi entro il 2028, e ha già ridotto l’organico globale di 14.000 unità in due anni, scendendo sotto le 200.000 persone. I sindacati spagnoli chiedono condizioni migliorative rispetto all’ultimo ERE del 2020, con percentuali di salario lordo che partono dal 74% per i dipendenti tra 55 e 57 anni e raggiungono il 76% per chi ha almeno 58 anni, oltre a tutele previdenziali e al mantenimento dei contributi ai fondi pensione aziendali.

Sullo sfondo, la questione demografica assume una dimensione sistemica. In Svizzera, UBS ha pubblicato uno studio che propone un “quarto pilastro” previdenziale, il rafforzamento dell’AVS e un innalzamento dell’età di pensionamento, presentando il pacchetto come un compromesso per superare lo stallo politico. Gli analisti della banca elvetica riconoscono la natura provocatoria delle proposte, ma le ancorano a un dato strutturale: l’invecchiamento della popolazione impone di ripensare l’intero modello di previdenza. Per l’Italia, che condivide con la Spagna e la Francia un profilo demografico maturo e un sistema bancario in consolidamento, queste mosse offrono un termometro delle trasformazioni in atto, mentre il settore automobilistico nazionale osserva con attenzione la riorganizzazione di Renault, che manterrà in Francia il suo principale centro di ingegneria.

I prossimi passaggi concreti sono già calendarizzati. I sindacati spagnoli puntano a chiudere l’accordo con Santander entro metà luglio, mentre la banca non si è data scadenze formali. Renault attuerà il piano in modo progressivo fino a fine 2027, con un programma di formazione da 200.000 ore e l’innesto di competenze digitali. Sul fronte previdenziale, il dibattito in Svizzera resta aperto, ma la proposta UBS non ha ancora trovato una sponda legislativa. A segnare il ritmo saranno i tavoli negoziali delle prossime settimane e la capacità delle imprese di coniugare efficienza e coesione sociale.

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Le imprese europee gestiscono il cambiamento strutturale con prepensionamenti volontari e riforme previdenziali. L'accento è sulla competitività di lungo periodo e sul dialogo sociale, mentre proposte come il modello a quattro pilastri mirano a rendere sostenibili i sistemi pensionistici.

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AllarmeIndignazione

Le grandi aziende europee ricorrono a licenziamenti di massa mascherati da prepensionamenti volontari, spinti dall'intelligenza artificiale e dalla concorrenza cinese. I lavoratori pagano il prezzo della ristrutturazione aziendale, mentre i sindacati negoziano senza garanzie concrete.

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