
Dimenticati in un cassetto: i fossili che riscrivono la preistoria
Dall'Antartide all'Egitto, reperti trascurati per decenni gettano nuova luce su dinosauri, tartarughe e rettili volanti, ridefinendo alberi evolutivi e rotte migratorie.
Una vertebra custodita per quarant’anni in un armadio del British Antarctic Survey si è rivelata il primo osso di dinosauro mai raccolto in Antartide. Il reperto, annotato nel 1985 come «vértebra di grande rettile» e poi dimenticato, appartiene a un titanosauro, il gruppo di sauropodi erbivori che comprende gli animali terrestri più massicci mai esistiti. La conferma, pubblicata su Acta Palaeontologica Polonica, giunge dopo che il responsabile delle collezioni geologiche Mark Evans ne ha intuito la morfologia dinosauriana e ha consultato Paul Barrett del Museo di Storia Naturale di Londra. La vertebra, di circa dieci centimetri, proviene da un esemplare giovane o adulto di piccola taglia, vissuto 82 milioni di anni fa in un’Antartide coperta da foreste temperate, e rappresenta soltanto il secondo osso di sauropode dell’intero continente.
La riscoperta antartica non è un caso isolato. Un’ampia revisione anatomica condotta su 226 fossili di tartarughe arcaiche, arcosauri ed eunotosauri, pubblicata su Current Biology, ha portato un team guidato da Xavier Jenkins dell’American Museum of Natural History a escludere che Eunotosaurus africanus – un rettile del Permiano dotato di costole eccezionalmente larghe – sia l’antenato delle tartarughe. Le scansioni tomografiche hanno rivelato che le costole di Eunotosaurus rappresentano un adattamento indipendente allo scavo, un caso di evoluzione convergente, mentre le tartarughe condividono con coccodrilli e uccelli primitivi caratteri della scatola cranica, dell’orecchio medio e del piede che le collocano tra gli arcosauromorfi. Lo studio non chiude il dibattito: paleontologi come Tyler Lyson del Denver Museum of Nature & Science mantengono una posizione diversa, ma riconoscono nell’analisi un avanzamento significativo.
Sul fronte africano, un team dell’Università di Mansura ha documentato il primo pterosauro egiziano, un osso alare rinvenuto nel 2018 nell’oasi di Bahariya e descritto sempre su Acta Palaeontologica Polonica. L’esemplare, con un’apertura alare stimata di quattro metri, colma una lacuna nella distribuzione di questi rettili volanti e restituisce un tassello all’ecosistema cretacico della regione, già noto per dinosauri come Spinosaurus e Paralititan. La Bahariya aveva perso gran parte del proprio patrimonio fossile durante la Seconda guerra mondiale; il nuovo reperto, secondo il coautore Matthew Lamanna del Carnegie Museum of Natural History, contribuisce a ricostruire quell’eredità scientifica.
Queste storie parallele mostrano come le collezioni museali e le spedizioni recenti stiano ridisegnando la mappa della vita preistorica. La vertebra antartica rafforza l’ipotesi di un corridoio di dispersione tra Sudamerica e Nuova Zelanda attraverso la Penisola Antartica, mentre la riclassificazione delle tartarughe obbliga a cercare altrove l’origine del carapace. Il prossimo passo atteso è l’intensificarsi delle campagne di scavo in Antartide, favorite dal ritiro dei ghiacci, e l’integrazione di dati genomici e anatomici per dirimere la controversia evolutiva sulle tartarughe.
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