
Dall’India al Brasile, la macchina globale degli esami: storie di attese e certificati
Mentre in Karnataka migliaia di studenti rischiano di perdere l’ammissione per un ritardo burocratico, in Brasile l’Enem supera i 5 milioni di iscritti e in Russia si celebrano i “punteggi perfetti”.
Kavya, studentessa del distretto di Bengaluru Sud, ha davanti a sé uno schermo che le nega l’accesso. Non è un problema di connessione o di password dimenticata: il portale per l’immissione delle preferenze per i corsi professionali le chiede un numero di documento che ancora non possiede. Il certificato di casta conforme al nuovo sistema di quote interne, richiesto dopo che il governo del Karnataka ha deciso di applicare la suddivisione in categorie A, B e C, è bloccato da quasi un mese negli uffici del tehsildar. Kavya è una degli 11.086 studenti Scheduled Caste che, secondo la Karnataka Examinations Authority, non hanno potuto completare la procedura entro la scadenza dell’8 luglio, rischiando di veder svanire i posti riservati conquistati con il CET 2026.
La sua attesa non è un episodio isolato, ma un frammento di un ingranaggio planetario che in queste settimane muove decine di milioni di giovani. In Brasile, il Ministero dell’Istruzione ha appena annunciato che l’Enem 2026 – l’esame nazionale di accesso all’università – ha superato i 5 milioni di iscritti confermati, con un incremento del 5% rispetto all’anno precedente. Per la prima volta, gli studenti delle scuole pubbliche che concludono il ciclo secondario sono stati iscritti d’ufficio, e chi partecipa a entrambe le giornate di prova riceverà un incentivo una tantum di 200 reais nell’ambito del programma Pé-de-Meia. Parallelamente, la Prova Nacional Docente, soprannominata “l’Enem dei professori”, chiudeva le iscrizioni lo stesso 3 luglio: 2.031 reti scolastiche tra stati e municipi hanno aderito, con un aumento superiore al 30% rispetto al 2025, e 615 di esse intendono utilizzare i risultati già nei prossimi concorsi per assumere insegnanti.
A Mosca, l’agenzia federale Rosobrnadzor diffondeva i dati dell’EGE di matematica di base: il 36,4% dei 319.000 partecipanti ha ottenuto il massimo dei voti, mentre solo il 3,7% non ha raggiunto la soglia minima. Il ministro dell’Istruzione Kravcov ha parlato di una “dinamica positiva” anche per storia e geografia, con un aumento dei punteggi perfetti e un crescente interesse per le discipline umanistiche. A Giacarta, il Ministero dell’Energia e delle Risorse Minerarie portava avanti le consultazioni pubbliche per il nuovo Piano Energetico Nazionale 2026-2035, un processo che tocca anche la formazione delle competenze tecniche del Paese, mentre il Ministero dell’Istruzione Superiore chiariva che i 60.000 posti vacanti di cui si era parlato non rappresentavano un abbandono di massa, ma la somma di corsi non saturati e di rinunce fisiologiche, in gran parte dovute a studenti che avevano scelto altri atenei o percorsi.
Dietro le cifre, ciò che accomuna questi episodi è la tensione tra la promessa di mobilità sociale affidata ai test standardizzati e la fragilità dei meccanismi amministrativi che dovrebbero garantirla. In Karnataka, la lettera inviata dalla KEA al Dipartimento delle Entrate per sollecitare il rilascio dei certificati è un gesto che rivela quanto la digitalizzazione dei processi possa trasformare un diritto in un vicolo cieco se gli uffici periferici non tengono il passo. In Brasile, l’espansione della rete di applicazione dell’Enem a 95 nuovi municipi e la possibilità di sostenere la prova nella propria scuola sono misure pensate per ridurre le distanze fisiche, ma non cancellano le disuguaglianze di preparazione che i numeri assoluti non raccontano. In Russia, la celebrazione dei cento punti a letteratura e russo convive con la consapevolezza che il sistema degli esami nazionali resta un termometro imperfetto della qualità dell’istruzione, specie nelle regioni più remote.
Alla fine, resta l’immagine di Kavya e degli altri undicimila nomi sospesi in un database, in attesa di un timbro che rimetta in moto il futuro. Un’immagine che dialoga con quella dei 5 milioni di ragazzi brasiliani che a novembre riempiranno aule scolastiche trasformate in sedi d’esame, e con i volti dei diplomati russi che scoprono il proprio punteggio su uno schermo. In tutti questi luoghi, la selezione non è mai soltanto una questione di conoscenze: è una prova di resistenza alla burocrazia, un rito di passaggio in cui la carta e i codici digitali pesano quanto le risposte corrette.
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