
Dall’anatra Merlín ai cacciatori: due continenti, due leggi sugli animali
A Città del Messico si discute una norma per tutelare gli animali che generano profitti, mentre in Italia gli ambientalisti bombardano di mail i deputati contro il ddl caccia.
Il Congresso di Città del Messico ha incardinato l’esame della cosiddetta “Ley Merlín”, un’iniziativa che imporrebbe di destinare parte dei proventi generati da animali impiegati in pubblicità, social media o spettacoli al loro benessere. La proposta, presentata dalla deputata Luisa Fernanda Ledesma Alpízar di Movimiento Ciudadano, modifica la legge locale sulla protezione animale introducendo il principio per cui, se un “essere senziente” contribuisce a creare valore economico, una quota di quel valore deve tradursi in alimentazione, cure veterinarie e condizioni di vita dignitose. L’impulso è venuto dal caso del papero Merlín, divenuto virale durante i Mondiali di calcio del 2026 e oggetto di attenzione da parte di marchi e televisioni.
Secondo i proponenti, il vuoto normativo attuale lascia gli animali in una zona grigia quando la loro notorietà si trasforma in risorsa commerciale. La legislatrice ha chiarito che la riforma non attribuisce personalità giuridica agli animali né crea conti bancari per i proprietari, ma mira a rafforzare l’“interesse superiore degli esseri senzienti” in contesti economici. L’Agenzia di Atención Animal della capitale ha ricordato che i paperi non sono animali da compagnia e hanno esigenze specifiche, segnalando il rischio di sfruttamento inconsapevole. L’iniziativa è stata assegnata alla Commissione Benessere Animale per l’istruttoria.
Sull’altra sponda dell’Atlantico, il fronte animalista italiano sta conducendo una battaglia opposta: un’operazione di mail bombing coordinata da associazioni ambientaliste sta intasando le caselle di posta di deputati e redazioni per bloccare il disegno di legge sulla caccia già approvato al Senato e ora all’esame della Camera. Gli attivisti citano le oltre 400mila firme depositate contro il provvedimento e un sondaggio dell’Istituto Piepoli secondo cui il 94% degli italiani sarebbe contrario a un allentamento delle regole venatorie. La Commissione europea, dal canto suo, ha già espresso riserve sul testo, ritenendo che possa indebolire la tutela della fauna selvatica e della biodiversità in contrasto con le direttive Ue.
Mentre a Città del Messico si cerca di colmare una lacuna normativa generata dall’economia digitale, in Italia lo scontro è sulla deregolamentazione di un’attività tradizionale. In entrambi i casi, il legislatore è chiamato a ridefinire il confine tra sfruttamento e protezione. La “Ley Merlín” dovrà ora superare il vaglio della commissione; il ddl caccia italiano attende la discussione a Montecitorio, con gli ambientalisti che promettono di non mollare la presa.
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Non essendoci articoli pertinenti, non è possibile identificare una tecnica retorica.
Manca qualsiasi copertura della notizia, quindi non si può confrontare con altri blocchi.
Il blocco europeo continentale non ha voce su questa storia.
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