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Economia e Mercatigiovedì 25 giugno 2026

L’inflazione rallenta, ma il nocciolo duro resiste: i segnali da Città del Messico, Brasilia e Madrid

Mentre i dati generali sui prezzi sorprendono al ribasso in Messico e Brasile, la componente di fondo e le disuguaglianze di reddito tengono banco nei dibattiti delle banche centrali, in un quadro globale segnato dal petrolio in calo e da crescite a più velocità.

L’indice generale dei prezzi in Messico è sceso al 3,55% annuo nella prima metà di giugno, ben al di sotto di ogni previsione e dentro l’intervallo obiettivo della banca centrale per la seconda quindicina consecutiva. Il dato, il più basso da ottobre, è stato trainato dal crollo dei prodotti agropecuari, con il pomodoro in calo di quasi il 24% su base quindicinale. Tuttavia, secondo gli analisti di Città del Messico, la componente sottostante – quella che esclude energia e alimentari freschi – resta inchiodata al 4,12%, con i servizi turistici e i trasporti aerei in forte tensione anche per l’effetto Mondiale di calcio. La rigidità dei servizi, che non scende sotto il 4% dal 2021, rappresenta il principale argine a nuovi tagli dei tassi: il consenso per la riunione odierna di Banxico è per un mantenimento al 6,50%, in un contesto di politica monetaria ormai neutrale.

In Brasile, l’inflazione di maggio ha colpito con intensità doppia le famiglie a reddito molto basso (0,83%) rispetto a quelle più ricche (0,38%), secondo le elaborazioni dell’Ipea basate sui dati ufficiali. A pesare sono stati l’aumento del cibo consumato in casa (+1,65%) e il rincaro della bolletta elettrica (+3,67%), voci che assorbono quote molto diverse dei bilanci familiari. Da Brasilia si guarda con apprensione all’impatto del fenomeno El Niño sulla produzione agricola del secondo semestre, mentre il governo ha già adottato misure per contenere i carburanti in vista delle elezioni di ottobre. Sul fronte energetico, il recente arretramento del petrolio – il Brent è sceso sotto 74 dollari al barile – non si è ancora tradotto in un sollievo immediato per i consumatori: gli analisti locali avvertono che l’effetto indiretto del caro-gasolio sui costi di trasporto continuerà a farsi sentire sui prezzi alimentari ancora per mesi.

L’Argentina offre un ritratto di crescita a due facce. Il Pil del primo trimestre 2026 è salito del 2,3% su base annua, spinto dalle esportazioni e da settori come agro, pesca e minerario, mentre l’industria manifatturiera (-1,7%) e il commercio al dettaglio (-0,3%) arretrano. Il consumo privato aggregato è aumentato, ma gli economisti di Buenos Aires segnalano che il dato è gonfiato dalla spesa per servizi e beni importati, e che la massa salariale totale cresce solo per effetto dell’espansione del lavoro informale. Il tasso di disoccupazione è salito al 7,8% e la morosità bancaria delle famiglie ha raggiunto il 12,1%, il livello più alto in vent’anni, mentre gli investimenti fissi sono scesi al 17,2% del Pil, uno dei minimi storici.

La Spagna conferma un dinamismo superiore alle attese: nel primo trimestre il Pil è cresciuto dello 0,6% sul trimestre precedente, con un contributo decisivo dei consumi delle famiglie e della costruzione (+6,3% annuo). Il ministero dell’Economia di Madrid ha sottolineato l’aumento della produttività oraria (+1% trimestrale), ma i dati di contabilità nazionale rivelano anche che il consumo pro capite degli spagnoli resta inferiore dell’8% rispetto alla media Ue, un divario di circa 2.000 euro l’anno a prezzi costanti. In un’Europa che osserva con attenzione l’evoluzione dei prezzi energetici dopo la tregua nello Stretto di Hormuz, il combinato di crescita e inflazione vischiosa disegna uno scenario in cui le banche centrali, dalla Fed a Francoforte, manterranno un profilo di cautela.

I prossimi appuntamenti chiave sono la pubblicazione dell’IPCA-15 in Brasile, attesa in decelerazione ma ancora condizionata dai rincari alimentari, e l’evoluzione del negoziato sul nucleare iraniano, che potrebbe allentare ulteriormente le quotazioni del greggio e offrire margini di manovra ai governi che, da Roma a Brasilia, hanno tamponato i rincari con misure di sostegno.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa latinoamericanaStampa russa e CSI
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PragmatismoScetticismo

L'inflazione messicana è scesa al 3,55% nella prima metà di giugno, rientrando nell'intervallo obiettivo della banca centrale per la seconda quindicina consecutiva, grazie al calo dei prezzi agricoli. Tuttavia, la crescita del PIL argentino del 2,3% annuo nasconde profonde fratture settoriali e sociali: mentre agro-esportazioni e finanza corrono, industria e commercio al dettaglio arretrano e il potere d'acquisto si deteriora.

Stampa russa e CSI/ Statale
ScetticismoIronia

Il calo dell'inflazione messicana al 3,55% viene accolto con scetticismo, perché i prezzi dei servizi restano rigidi e l'ottimismo ufficiale ricorda quelle rassicurazioni che spesso precedono brutte sorprese. La narrazione del successo appare prematura di fronte a pressioni persistenti sui costi, proprio come le smentite sui rincari dei carburanti sentite altrove.

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L’inflazione rallenta, ma il nocciolo duro resiste: i segnali da Città del Messico, Brasilia e Madrid

Mentre i dati generali sui prezzi sorprendono al ribasso in Messico e Brasile, la componente di fondo e le disuguaglianze di reddito tengono banco nei dibattiti delle banche centrali, in un quadro globale segnato dal petrolio in calo e da crescite a più velocità.

L’indice generale dei prezzi in Messico è sceso al 3,55% annuo nella prima metà di giugno, ben al di sotto di ogni previsione e dentro l’intervallo obiettivo della banca centrale per la seconda quindicina consecutiva. Il dato, il più basso da ottobre, è stato trainato dal crollo dei prodotti agropecuari, con il pomodoro in calo di quasi il 24% su base quindicinale. Tuttavia, secondo gli analisti di Città del Messico, la componente sottostante – quella che esclude energia e alimentari freschi – resta inchiodata al 4,12%, con i servizi turistici e i trasporti aerei in forte tensione anche per l’effetto Mondiale di calcio. La rigidità dei servizi, che non scende sotto il 4% dal 2021, rappresenta il principale argine a nuovi tagli dei tassi: il consenso per la riunione odierna di Banxico è per un mantenimento al 6,50%, in un contesto di politica monetaria ormai neutrale.

In Brasile, l’inflazione di maggio ha colpito con intensità doppia le famiglie a reddito molto basso (0,83%) rispetto a quelle più ricche (0,38%), secondo le elaborazioni dell’Ipea basate sui dati ufficiali. A pesare sono stati l’aumento del cibo consumato in casa (+1,65%) e il rincaro della bolletta elettrica (+3,67%), voci che assorbono quote molto diverse dei bilanci familiari. Da Brasilia si guarda con apprensione all’impatto del fenomeno El Niño sulla produzione agricola del secondo semestre, mentre il governo ha già adottato misure per contenere i carburanti in vista delle elezioni di ottobre. Sul fronte energetico, il recente arretramento del petrolio – il Brent è sceso sotto 74 dollari al barile – non si è ancora tradotto in un sollievo immediato per i consumatori: gli analisti locali avvertono che l’effetto indiretto del caro-gasolio sui costi di trasporto continuerà a farsi sentire sui prezzi alimentari ancora per mesi.

L’Argentina offre un ritratto di crescita a due facce. Il Pil del primo trimestre 2026 è salito del 2,3% su base annua, spinto dalle esportazioni e da settori come agro, pesca e minerario, mentre l’industria manifatturiera (-1,7%) e il commercio al dettaglio (-0,3%) arretrano. Il consumo privato aggregato è aumentato, ma gli economisti di Buenos Aires segnalano che il dato è gonfiato dalla spesa per servizi e beni importati, e che la massa salariale totale cresce solo per effetto dell’espansione del lavoro informale. Il tasso di disoccupazione è salito al 7,8% e la morosità bancaria delle famiglie ha raggiunto il 12,1%, il livello più alto in vent’anni, mentre gli investimenti fissi sono scesi al 17,2% del Pil, uno dei minimi storici.

La Spagna conferma un dinamismo superiore alle attese: nel primo trimestre il Pil è cresciuto dello 0,6% sul trimestre precedente, con un contributo decisivo dei consumi delle famiglie e della costruzione (+6,3% annuo). Il ministero dell’Economia di Madrid ha sottolineato l’aumento della produttività oraria (+1% trimestrale), ma i dati di contabilità nazionale rivelano anche che il consumo pro capite degli spagnoli resta inferiore dell’8% rispetto alla media Ue, un divario di circa 2.000 euro l’anno a prezzi costanti. In un’Europa che osserva con attenzione l’evoluzione dei prezzi energetici dopo la tregua nello Stretto di Hormuz, il combinato di crescita e inflazione vischiosa disegna uno scenario in cui le banche centrali, dalla Fed a Francoforte, manterranno un profilo di cautela.

I prossimi appuntamenti chiave sono la pubblicazione dell’IPCA-15 in Brasile, attesa in decelerazione ma ancora condizionata dai rincari alimentari, e l’evoluzione del negoziato sul nucleare iraniano, che potrebbe allentare ulteriormente le quotazioni del greggio e offrire margini di manovra ai governi che, da Roma a Brasilia, hanno tamponato i rincari con misure di sostegno.

Divergenza delle fonti

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Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Neutrale71%
Critico29%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa latinoamericanaStampa russa e CSI
Stampa latinoamericana/ Mercato
PragmatismoScetticismo

L'inflazione messicana è scesa al 3,55% nella prima metà di giugno, rientrando nell'intervallo obiettivo della banca centrale per la seconda quindicina consecutiva, grazie al calo dei prezzi agricoli. Tuttavia, la crescita del PIL argentino del 2,3% annuo nasconde profonde fratture settoriali e sociali: mentre agro-esportazioni e finanza corrono, industria e commercio al dettaglio arretrano e il potere d'acquisto si deteriora.

Stampa russa e CSI/ Statale
ScetticismoIronia

Il calo dell'inflazione messicana al 3,55% viene accolto con scetticismo, perché i prezzi dei servizi restano rigidi e l'ottimismo ufficiale ricorda quelle rassicurazioni che spesso precedono brutte sorprese. La narrazione del successo appare prematura di fronte a pressioni persistenti sui costi, proprio come le smentite sui rincari dei carburanti sentite altrove.

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