
Confisca record per una blogger russa, ma in Argentina lo Stato resta a mani vuote
Mentre Mosca incassa 115 milioni di rubli da Alexandra Mitroshina, a Buenos Aires la giustizia non riesce a recuperare un solo peso dall'ex presidente Kirchner.
Il tribunale Tverskoj di Mosca ha condannato la blogger Alexandra Mitroshina, nota sui social come «Madre del blog», a tre anni di reclusione con sospensione della pena, una multa di 900 mila rubli e la confisca di 115 milioni di rubli (circa 1,1 milioni di euro). L’accusa era di riciclaggio di proventi illeciti in forma aggravata: secondo gli inquirenti russi, tra il 2020 e il 2024 la giovane influencer avrebbe reinvestito in appartamenti di lusso nel centro della capitale i guadagni non dichiarati al fisco, per un ammontare superiore a 127 milioni di rubli. La difesa ha annunciato ricorso, puntando all’assoluzione, ma intanto lo Stato incassa immediatamente le somme contestate, in un’operazione che gli osservatori russi leggono come un segnale della determinazione del Cremlino nel colpire l’evasione fiscale dei nuovi ricchi del web.
La rapidità della confisca moscovita stride con altre vicende che attraversano il medesimo sistema giudiziario. Nella regione del Litorale, due adolescenti sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di terrorismo per aver incendiato armadi relè e batterie lungo la Ferrovia dell’Estremo Oriente. Reclutati via messenger da un «curatore» che prometteva 80 mila rubli, ne ricevettero soltanto 8 mila prima di essere arrestati dall’FSB. Poco distante, un abitante di Murom è stato condannato a 17 anni di colonia penale per aver bruciato automobili a Mosca su commissione di interlocutori legati a Kiev: anche a lui il compenso promesso non fu mai versato. Sono storie che rivelano un sottobosco di microcriminalità strumentalizzata da attori esterni, in cui lo Stato reagisce con pene severissime ma fatica a prevenire il reclutamento.
Dall’altra parte del mondo, il caso dell’ex presidente argentina Cristina Fernández de Kirchner offre un controcanto eloquente. Condannata in via definitiva a sei anni di carcere e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per frode nell’amministrazione dei fondi destinati alla viabilità, Kirchner sta scontando la pena da oltre un anno, eppure – denuncia la stampa di Buenos Aires – l’erario non ha recuperato «nemmeno un peso» del maltolto. I suoi legali hanno presentato una valanga di ricorsi e cavilli per bloccare la confisca dei beni, trasformando il capitolo della restituzione patrimoniale in un labirinto processuale senza fine. Il contrasto con l’efficienza russa nel caso Mitroshina è stridente e solleva interrogativi sulla reale capacità degli Stati di aggredire i patrimoni illeciti quando l’imputato gode di coperture politiche o di una difesa agguerrita.
Per l’Europa, questi episodi offrono più di una lezione. La vicenda russa mostra che un regime autoritario può esibire un’apparente efficacia repressiva, ma lo fa in un quadro di garanzie processuali ridotte e con il rischio di strumentalizzazioni politiche. Il caso argentino, invece, ricorda quanto sia difficile, anche in democrazia, tradurre una condanna in un reale recupero di risorse sottratte alla collettività. In un’epoca in cui le disuguaglianze e i flussi finanziari opachi sono sotto i riflettori, la sfida comune resta quella di costruire meccanismi di confisca che siano insieme rapidi, equi e impermeabili alle pressioni del potere.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Un tribunale di Mosca ha condannato la blogger Aleksandra Mitrošina a tre anni di libertà vigilata e a una multa di 900.000 rubli per riciclaggio di 127 milioni di rubli. Lo Stato ha confiscato 115 milioni di rubli provenienti dalla vendita di immobili. La difesa ha annunciato ricorso.
Un tribunale moscovita ha inflitto alla blogger Aleksandra Mitrošina tre anni di condizionale, una multa e la confisca di 115 milioni di rubli. Ha ammesso parzialmente la colpa; il caso segue precedenti accuse di evasione fiscale.
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