
Emirati Arabi, scatta il divieto social per gli under 15: una svolta araba nella guerra digitale all’infanzia
Il governo di Dubai introduce il limite d’età più severo del Medio Oriente, allineandosi a Canberra e Londra e innescando un dibattito su efficacia e libertà.
Con una risoluzione approvata dal Consiglio dei ministri presieduto dallo sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum, gli Emirati Arabi Uniti sono diventati il primo paese arabo a fissare per legge a quindici anni l’età minima per accedere ai social media. Il provvedimento, che concede alle piattaforme dodici mesi per adeguarsi, vieta ai minori di quindici anni di creare o gestire profili personali e impone ai ragazzi tra i quindici e i sedici anni un regime rafforzato di tutele: filtri sui contenuti, limiti alle interazioni con sconosciuti, restrizioni sul tempo di utilizzo e strumenti di supervisione parentale. Il consenso dei genitori, precisa il testo, non potrà in alcun caso derogare al divieto. La decisione, motivata ufficialmente dalla necessità di arginare l’esposizione a contenuti inappropriati, la raccolta indiscriminata di dati personali e l’aumento dei disturbi legati allo schermo – ansia, cali di attenzione, ritardi nel linguaggio – arriva dopo che un sondaggio del 2024 aveva rivelato come i bambini emiratini trascorressero in media tre ore al giorno sulle piattaforme.
La mossa di Abu Dhabi si inserisce in un movimento globale che sta ridefinendo il rapporto tra minori e tecnologia. L’Australia ha aperto la strada a dicembre con il primo divieto al mondo per gli under 16, seguita a ruota dal Regno Unito e da paesi del Sud-est asiatico come Indonesia e Malaysia. Negli Stati Uniti il dibattito resta frammentato tra iniziative statali e forti resistenze delle big tech, mentre l’Unione Europea, pur avendo introdotto con il Digital Services Act obblighi stringenti di moderazione e trasparenza, non ha ancora adottato un’età minima uniforme, lasciando agli Stati membri la facoltà di alzare la soglia dei 13 anni prevista dal GDPR. L’Italia, con un’età di consenso digitale fissata a 14 anni, osserva con interesse il modello emiratino: secondo analisti di Bruxelles, il divieto assoluto sotto i 15 anni potrebbe influenzare il prossimo dibattito sulla revisione della direttiva europea sui servizi digitali, spingendo verso un innalzamento generalizzato della soglia.
Sul fronte interno, la risposta di famiglie e scuole è stata di ampio sostegno. Genitori e insegnanti, mobilitati anche attraverso campagne come “Screenwise UAE”, raccontano di battaglie quotidiane contro la dipendenza da notifiche e l’esposizione precoce a contenuti violenti o sessuali. Un quindicenne di Dubai ha ricordato di aver ricevuto a dodici anni un messaggio con una foto esplicita da uno sconosciuto che si fingeva una studentessa universitaria, episodio che lo lasciò confuso e spaventato. Per molti adulti, il provvedimento rappresenta un argine necessario contro predatori online e un’occasione per restituire ai ragazzi spazi di socialità reale, anche se non mancano interrogativi sull’effettiva capacità delle piattaforme di verificare l’età senza violare la privacy.
Dal punto di vista tecnico, la risoluzione impone alle società che gestiscono social network di monitorare attivamente gli account e disabilitare o sospendere quelli riconducibili a minori di quindici anni. L’obbligo riguarda qualsiasi servizio, gratuito o a pagamento, che consenta di creare profili, interagire, pubblicare contenuti o che utilizzi algoritmi per raccomandare e classificare materiali. Le autorità emiratine coordineranno la fase transitoria per garantire la prontezza tecnica e normativa, ma restano aperti i nodi sull’implementazione: i sistemi di verifica dell’età basati su documenti o riconoscimento facciale sollevano preoccupazioni tra i difensori dei diritti digitali, mentre l’esperienza australiana dimostra che i divieti assoluti rischiano di spingere i minori verso piattaforme meno regolamentate o dark web.
La scelta degli Emirati, letta da Pechino come un interessante banco di prova per società che puntano a un controllo statale forte della sfera digitale, segna un punto di non ritorno nella percezione dei social media come spazio potenzialmente tossico per lo sviluppo infantile. Se da un lato il modello proibizionista guadagna consensi tra i governi preoccupati dalla crisi di salute mentale giovanile, dall’altro apre una riflessione più ampia: senza un’educazione digitale capillare e senza un ripensamento strutturale delle piattaforme, alzare semplicemente l’età d’accesso potrebbe rivelarsi una diga fragile. Il vero banco di prova saranno i dodici mesi concessi per l’adeguamento, durante i quali il mondo osserverà se la via emiratina saprà tradursi in una protezione reale o resterà un annuncio di principio.
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Gli Emirati Arabi Uniti hanno compiuto un passo pionieristico nel mondo arabo per proteggere i minori dai pericoli digitali, vietando i social media ai minori di 15 anni. La risoluzione, con un periodo transitorio di 12 mesi, incarna un modello avanzato di tutela dell'infanzia e si inserisce in un movimento globale per schermare i giovani online.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno vietato i social media ai minori di 15 anni, adducendo un presunto aumento dei rischi digitali e l'accesso a contenuti 'inaccettabili'. La mossa, parte di una crescente tendenza globale alle restrizioni, solleva interrogativi sulle reali motivazioni e sulla definizione di materiale dannoso.
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