
Colombia, transizione avvelenata: Petro diserta il passaggio di consegne, De la Espriella smantella la pace
Il presidente uscente non riconosce il voto e annuncia assenza il 7 agosto, mentre l’eletto minaccia il carcere per gli ex capi delle Farc e abolisce l’ufficio del Commissario per la pace.
A meno di un mese dall’insediamento del nuovo presidente, la Colombia affronta una transizione senza precedenti per asprezza istituzionale e rottura degli equilibri post-conflitto. Gustavo Petro ha dichiarato che non parteciperà alla cerimonia del 7 agosto né stringerà la mano ad Abelardo de la Espriella, insistendo su un presunto broglio da 848.000 voti all’estero – accuse mai provate in sede giudiziaria e respinte dalle autorità elettorali. In parallelo, il presidente eletto ha annunciato un drastico riassetto dell’architettura di pace: via l’Alto Commissariato per la Pace, sostituito da un Consigliere per la Sicurezza, e via due consigliere per i diritti umani e la riconciliazione, con un taglio di 229 incarichi. De la Espriella ha inoltre definito Rodrigo Londoño, ‘Timochenko’, un “criminale di guerra che merita il carcere a vita”, promettendo di lavorare per revocare le misure alternative alla detenzione previste dalla Giurisdizione speciale per la pace (Jep).
Secondo le Nazioni Unite, che proprio in queste ore presentano al Consiglio di Sicurezza il rapporto della Missione di verifica, una transizione “fluida e cooperativa” è essenziale per preservare i progressi dell’accordo del 2016. Il segretario generale António Guterres ha ricordato che le zone più violente sono quelle dove l’implementazione è rimasta insufficiente e che politiche di sicurezza e iniziative di pace possono rafforzarsi a vicenda. La Difensora civica, Iris Marín, ha richiamato De la Espriella all’obbligo costituzionale di rispettare l’intesa per tre mandati, mentre il presidente della Jep, Alejandro Ramelli, ha invitato il presidente eletto a un dialogo “costruttivo” per definire la tabella di marcia dei prossimi quattro anni. Dal canto loro, gli ex comandanti delle Farc, in una lettera, hanno ribadito l’impegno a onorare l’accordo e hanno messo in guardia contro i “messaggi d’odio” che possono alimentare nuove violenze.
La frattura si consuma mentre il paese registra un deterioramento della sicurezza: la Missione Onu segnala 493 ex combattenti uccisi dalla firma della pace, migliaia di sfollati e confinati per l’azione di gruppi armati, e un uso crescente di droni con esplosivo. Bruxelles e le capitali europee che hanno accompagnato il processo di pace osservano con apprensione il rischio di un arretramento irreversibile, in un contesto in cui, secondo gli analisti latinoamericani, le formazioni illegali hanno accresciuto la propria capacità operativa negli ultimi quattro anni. Lo scontro sulla sede della cerimonia di giuramento – De la Espriella vorrebbe una guarnigione militare, Petro lo ha vietato – è l’ultimo capitolo di una transizione in cui il dialogo tra le due amministrazioni è di fatto inesistente e il passaggio di consegne si svolge su binari paralleli.
Il 20 luglio si insedierà il nuovo Congresso, dove le forze che sostengono De la Espriella e quelle del Patto storico si confronteranno sulla possibilità di autorizzare una sede militare per il giuramento. Il 7 agosto, con o senza il presidente uscente, la Colombia entrerà in una fase in cui la tenuta dell’accordo di pace e la legittimità delle istituzioni saranno messe alla prova. L’Onu ha già annunciato che continuerà a monitorare, mentre la Corte penale internazionale segue con attenzione ogni tentativo di smantellare la giustizia transizionale.
| Stampa latinoamericana | −0.80 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.20 | neutral |
La direttrice dell'attuazione della pace chiede un'indagine penale contro il presidente eletto per le sue dichiarazioni contro l'accordo di pace. La difensora del popolo gli ricorda il suo dovere costituzionale. Gli ex leader delle FARC dichiarano di essere disposti a morire piuttosto che abbandonare il processo di pace.
Il blocco invoca obblighi costituzionali e meccanismi legali (indagine penale, JEP) per delegittimare i piani del presidente eletto, presentandoli come una violazione dello stato di diritto.
Il blocco omette qualsiasi giustificazione o sostegno alla posizione del presidente eletto, come le preoccupazioni sull'impunità o la necessità di riforme, presentando solo la prospettiva dell'opposizione.
L'ex leader delle FARC esprime timore che le minacce del presidente eletto portino a violenze, e gli esperti confermano che i gruppi armati illegali sono diventati più forti. Il report mette in luce il pericolo senza schierarsi politicamente.
Il blocco utilizza commenti di esperti e un tono distaccato per creare un'apparenza di obiettività, mentre implicitamente inquadra le azioni del presidente eletto come destabilizzanti. Concentrandosi sulla paura dell'ex leader e sul rafforzamento dei gruppi armati, implica conseguenze negative senza condanna esplicita.
Il blocco omette le dettagliate risposte istituzionali e gli argomenti costituzionali presenti nella copertura latinoamericana, come le richieste di indagine e i richiami agli obblighi legali. Inoltre non include alcuna dichiarazione diretta del presidente eletto o dei suoi sostenitori.
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