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Giustizia e Dirittomartedì 14 luglio 2026

Trump versa 5,6 milioni a E. Jean Carroll: chiuso il primo capitolo della causa per abuso sessuale

Dopo tre anni di ricorsi fino alla Corte Suprema, la scrittrice ha incassato il risarcimento stabilito dal verdetto del 2023. Resta aperto il fronte degli 83 milioni per diffamazione.

La scrittrice e giornalista E. Jean Carroll ha ricevuto lunedì 5.625.005,48 dollari dal presidente Donald Trump, somma che include i 5 milioni di risarcimento stabiliti da una giuria di New York nel maggio 2023 e gli interessi maturati durante la lunga fase di impugnazione. Il pagamento, confermato dagli atti del tribunale federale e dall’avvocata di Carroll, Roberta Kaplan, arriva dopo che la Corte Suprema, a fine giugno, ha rifiutato di esaminare l’appello di Trump, rendendo definitiva la condanna per abuso sessuale e diffamazione. Il denaro era depositato in un conto vincolato dal 2023; il giudice distrettuale Lewis Kaplan ne ha autorizzato lo svincolo la scorsa settimana, respingendo l’ultima richiesta della difesa di sospendere l’esecuzione in attesa di un improbabile riesame da parte della stessa Corte Suprema.

Secondo la rappresentanza legale di Trump, il caso resta una «farsa finanziata dai democratici» e una «caccia alle streghe», e il presidente continuerà a combattere contro quella che definisce una «lawfare liberale». I legali avevano sostenuto che la liberazione dei fondi avrebbe causato un «danno irreparabile» qualora Carroll li avesse donati, rendendone impossibile il recupero in caso di successivo ribaltamento del verdetto. Carroll ha invece dichiarato che destinerà la somma a un fondo pensione. La sua avvocata ha parlato di un risultato che appartiene «a tutte le donne del mondo», mentre la scrittrice sul suo blog ha commentato con un laconico «l’aquila è atterrata».

La vicenda giudiziaria affonda le radici nell’accusa, resa pubblica nel 2019 in un libro di memorie, di uno stupro avvenuto in un camerino dei grandi magazzini Bergdorf Goodman a Manhattan intorno al 1996. Trump ha sempre negato, definendo Carroll «una pazza» e «non il mio tipo», e accusandola di aver inventato la storia per vendere copie. La prima giuria, nel 2023, lo ha ritenuto responsabile di abuso sessuale e diffamazione per un post del 2022 sul social Truth, ma non di stupro in senso tecnico. Un secondo processo, celebrato nel 2024, ha portato a una condanna da 83,3 milioni di dollari per ulteriori dichiarazioni diffamatorie rese nel 2019, durante il primo mandato presidenziale. Anche in quel caso Trump ha impugnato la sentenza, e i suoi legali hanno annunciato l’intenzione di ricorrere fino alla Corte Suprema.

Dal punto di vista dell’amministrazione giudiziaria statunitense, il pagamento rappresenta un punto di svolta: è la prima volta che Trump è costretto a versare di tasca propria un risarcimento a Carroll, dopo anni di tattiche dilatorie che il giudice Kaplan ha definito uno «stallo» prolungato. Per gli analisti legali di Washington, la vicenda mette in luce la tensione tra il diritto civile e la protezione dell’immagine presidenziale, con Trump che ha trasformato le aule di tribunale in un terreno di scontro politico, accusando i giudici e la magistratura federale di essere strumenti dell’opposizione democratica. L’impatto sull’Europa è indiretto ma non irrilevante: il caso alimenta il dibattito transatlantico sulla responsabilità dei leader politici per condotte private e sull’uso strategico dei ricorsi giudiziari per ritardare l’esecuzione delle sentenze.

Il dossier non è chiuso. Trump può ancora chiedere alla Corte Suprema di riconsiderare il diniego, sebbene si tratti di un’ipotesi statisticamente remota. Resta inoltre in sospeso il pagamento degli 83,3 milioni di dollari, il cui procedimento esecutivo è bloccato in attesa dell’esaurimento dei gradi di appello. La difesa ha già preannunciato che porterà anche quel verdetto davanti ai giudici supremi. Nel frattempo, Carroll ha incassato il primo assegno, ma la partita legale tra la scrittrice e il presidente appare destinata a proseguire ancora a lungo.

Divergenza — chi la racconta come
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Voce

Il sistema giudiziario americano ha funzionato: dopo anni di ostacoli, Trump è stato costretto a pagare i danni stabiliti dalla giuria.

Meccanismogiudizializzazione

Enfatizzando la lunga battaglia legale e i ripetuti tentativi di Trump di ritardare, la narrazione crea un senso di giustizia ritardata ma inevitabile, rafforzando la credibilità del processo giudiziario.

PragmatismoScetticismo
Stampa cinese0.00
Voce

Il pagamento è stato effettuato secondo la sentenza del tribunale, senza ulteriori commenti o valutazioni.

Meccanismoneutralità distaccata

Riportando solo i fatti essenziali e le cifre, senza alcun giudizio, la presentazione si pone come pura informazione oggettiva, evitando qualsiasi implicazione di parzialità.

Omissione

Omette l'intenzione di Trump di continuare a fare appello, il che potrebbe suggerire che il caso sia definitivamente chiuso.

DistaccoPragmatismo
Stampa europea continentale0.00
Voce

La saga legale di Trump e Carroll fa parte di un quadro più ampio di cause legali contro l'ex presidente, inclusa una separata condanna per diffamazione di 83 milioni di dollari.

Meccanismocontestualizzazione

Collegando questo caso ad altre azioni legali, il resoconto normalizza l'evento come uno dei tanti, fornendo un contesto che riduce la singolarità della storia.

PragmatismoDistacco

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Trump versa 5,6 milioni a E. Jean Carroll: chiuso il primo capitolo della causa per abuso sessuale

Dopo tre anni di ricorsi fino alla Corte Suprema, la scrittrice ha incassato il risarcimento stabilito dal verdetto del 2023. Resta aperto il fronte degli 83 milioni per diffamazione.

La scrittrice e giornalista E. Jean Carroll ha ricevuto lunedì 5.625.005,48 dollari dal presidente Donald Trump, somma che include i 5 milioni di risarcimento stabiliti da una giuria di New York nel maggio 2023 e gli interessi maturati durante la lunga fase di impugnazione. Il pagamento, confermato dagli atti del tribunale federale e dall’avvocata di Carroll, Roberta Kaplan, arriva dopo che la Corte Suprema, a fine giugno, ha rifiutato di esaminare l’appello di Trump, rendendo definitiva la condanna per abuso sessuale e diffamazione. Il denaro era depositato in un conto vincolato dal 2023; il giudice distrettuale Lewis Kaplan ne ha autorizzato lo svincolo la scorsa settimana, respingendo l’ultima richiesta della difesa di sospendere l’esecuzione in attesa di un improbabile riesame da parte della stessa Corte Suprema.

Secondo la rappresentanza legale di Trump, il caso resta una «farsa finanziata dai democratici» e una «caccia alle streghe», e il presidente continuerà a combattere contro quella che definisce una «lawfare liberale». I legali avevano sostenuto che la liberazione dei fondi avrebbe causato un «danno irreparabile» qualora Carroll li avesse donati, rendendone impossibile il recupero in caso di successivo ribaltamento del verdetto. Carroll ha invece dichiarato che destinerà la somma a un fondo pensione. La sua avvocata ha parlato di un risultato che appartiene «a tutte le donne del mondo», mentre la scrittrice sul suo blog ha commentato con un laconico «l’aquila è atterrata».

La vicenda giudiziaria affonda le radici nell’accusa, resa pubblica nel 2019 in un libro di memorie, di uno stupro avvenuto in un camerino dei grandi magazzini Bergdorf Goodman a Manhattan intorno al 1996. Trump ha sempre negato, definendo Carroll «una pazza» e «non il mio tipo», e accusandola di aver inventato la storia per vendere copie. La prima giuria, nel 2023, lo ha ritenuto responsabile di abuso sessuale e diffamazione per un post del 2022 sul social Truth, ma non di stupro in senso tecnico. Un secondo processo, celebrato nel 2024, ha portato a una condanna da 83,3 milioni di dollari per ulteriori dichiarazioni diffamatorie rese nel 2019, durante il primo mandato presidenziale. Anche in quel caso Trump ha impugnato la sentenza, e i suoi legali hanno annunciato l’intenzione di ricorrere fino alla Corte Suprema.

Dal punto di vista dell’amministrazione giudiziaria statunitense, il pagamento rappresenta un punto di svolta: è la prima volta che Trump è costretto a versare di tasca propria un risarcimento a Carroll, dopo anni di tattiche dilatorie che il giudice Kaplan ha definito uno «stallo» prolungato. Per gli analisti legali di Washington, la vicenda mette in luce la tensione tra il diritto civile e la protezione dell’immagine presidenziale, con Trump che ha trasformato le aule di tribunale in un terreno di scontro politico, accusando i giudici e la magistratura federale di essere strumenti dell’opposizione democratica. L’impatto sull’Europa è indiretto ma non irrilevante: il caso alimenta il dibattito transatlantico sulla responsabilità dei leader politici per condotte private e sull’uso strategico dei ricorsi giudiziari per ritardare l’esecuzione delle sentenze.

Il dossier non è chiuso. Trump può ancora chiedere alla Corte Suprema di riconsiderare il diniego, sebbene si tratti di un’ipotesi statisticamente remota. Resta inoltre in sospeso il pagamento degli 83,3 milioni di dollari, il cui procedimento esecutivo è bloccato in attesa dell’esaurimento dei gradi di appello. La difesa ha già preannunciato che porterà anche quel verdetto davanti ai giudici supremi. Nel frattempo, Carroll ha incassato il primo assegno, ma la partita legale tra la scrittrice e il presidente appare destinata a proseguire ancora a lungo.

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